Tag archive

fashion

200 ANNI DI VUITTON

Un anniversario di esperienze!

Creativo, intraprendente, attento al cliente e con lo sguardo sempre rivolto al futuro: così viene raccontato Louis Vuitton, il fondatore di uno dei 6 marchi più famosi al mondo che il 4 agosto ha celebrato il suo duecentesimo compleanno.

Per l’occasione, il Brand Vuitton ha voluto celebrare in grande stile il suo fondatore mettendo a punto un programma dal nome “Louis 200”.

Louis 200 è costituito principalmente da cinque iniziative che si traducono in un viaggio esperienziale e multicanale che durerà fino al 2022 e avrà come protagonisti principali spettatori e collaboratori.

Le due iniziative con le quali Vuitton ha esordito sono state il “The Louis Game” e “The Visionaries”.

Grazie al “The Louis Game”, il Brand ha trovato un modo “nuovo” e divertente per raccontarsi anche alle generazioni più giovani, che si sa, sono sempre più legate al digitale.

Si tratta di un gioco online, scaricabile sia su app che Android, in cui il giocatore nei panni di Vivienne, la mascotte di Vuitton, intraprende un viaggio in 7 città diverse alla ricerca delle 200 candeline da soffiare sulla torta. Ogni candelina è legata a delle carte che conferiscono nuove skills al personaggio o svelano aneddoti sulla storia, le collaborazioni artistiche e le vicende del Brand nella storia. Oltre a queste, lungo il percorso, si potranno provare outfit esclusivi e accumulare nel portafogli online fino a 10 gettoni digitali, da consumare entro la fine dell’anno!

Se il gioco online di Louis parla alle generazioni presenti, “The Visionairies”, si rivolge a quelle future: l’iniziativa, che ha visto coinvolti 200 creativi dai più svariati settori, prevedeva la rivisitazione dell’iconico baule LV.

Le creazioni emerse da questo lavoro sono state esibite non solo nelle vetrine dei negozi offline, ma anche sul profilo Instagram dell’azienda e per ognuna di loro il Brand investirà 100.000 euro, che andranno a organizzazioni senza scopo di lucro impegnate nella scoperta di giovani creativi provenienti da Paesi svantaggiati.

Infine, gli altri tre punti del programma, dall’approccio più tradizionale, prevedono: un trittico di Louis, dipinto da Alex Katz, uno dei più importanti artisti degli Stati uniti, un romanzo e un Docufilm, che incuriosiranno lo spettatore e/o il lettore nelle vicende di Vuitton con aneddoti, fatti e vicende ancora sconosciuti.

Insomma: innovazione, ascolto al cliente, divertimento e anche qualcosa in più… il Brand “senza tempo” che mantiene saldi i principi del suo passato ma con lo sguardo sempre rivolto al futuro, festeggerà un anniversario in grande stile, che vedrà al centro lo spettatore stesso e saprà coinvolgerlo, farlo divertire, entusiasmare e stupire!

TRY-ON VIRTUALE: DIETRO IL MAKE UP C’È DI PIÙ

Una proposta potente e implicita

Scegliere il prodotto make-up che si adatti alla propria carnagione, che si intoni al colore dei nostri occhi e con quello dei capelli, che faccia sentire chi lo indossa sicuro di sé, non è mai stato semplice. Prima di comprare un prodotto, ci si interroga più e più volte se la resa finale sarà all’altezza delle aspettative.

Molti brand, tra cui i famosi L’Oréal Paris, Nyx Professional e Maybelline, hanno reso possibile la prova anche da remoto.
Il Try-on virtuale attraverso il riconoscimento facciale brevettato da ModiFace e la tecnologia di simulazione del prodotto in realtà aumentata, consente di provare online e in maniera immediata i prodotti. Ma la grande novità sarà la possibilità di farlo anche sul proprio canale social preferito, Instagram. Infatti, questa realtà ormai presente da un anno sui siti web dei brand, si sta da poco trasferendo anche sui social, data la recente opzione di Instagram e Facebook di poter comprare direttamente dalla loro vetrina.


A seguito della pandemia ci si è dovuti adattare a un nuovo modo di fare shopping, soprattutto per il mondo del make-up dove non è stato possibile mettere a disposizione della clientela i campioncini per motivi di sicurezza igienica.
In quest’ottica, nasce l’idea di trasferire l’iniziativa sui canali social, in maniera tale da poter raggiungere il più ampio pubblico possibile.È piacevole l’idea di sapere di star effettuando la scelta giusta e al contempo è un attività anche divertente. Si possono sperimentare i look più pazzi, dando anche il coraggio di cambiare il classico modo di truccarsi ed esprimersi in maniera differente.
Dietro al “divertimento“ c’è in realtà la voglia di cambiare!
È questa la proposta implicita e potente. Proprio mentre tutti abbiamo l’impressione che il post pandemia ci stia facendo entrare in una nuova era, la moda ha sempre anticipato le caratteristiche dell’era che segue catastrofi indicando i nuovi driver nei quali riconoscersi e grazie ai quali poter ‘ripartire’!
E la ‘ripartenza’ è sempre caratterizzata dal desiderio di cambiare che prende il posto della paura di cambiare .
Naturalmente il “come ci vediamo” e il “come desideriamo vederci” è il “come desideriamo che ci vedano” necessita di … sperimentazione!
E fare questo passaggio, delicato e profondo, è forse il proponimento di questa nuova tecnologia che desidera quasi “confonderci” con la sua facilità e immediatezza di utilizzo. Cambiare non è facile e – parafrasando Cesare Pavese -” cambiare stanca “.

Ma tutto con try on sembra più facile e possibile: il divertimento spinge al coraggio.
Forse non basta ma… è desiderabile crederlo!

Questo permetterà, inoltre, una maggiore interazione del cliente con la propria community online. Ad esempio, ci si potrà provare diversi lipstick e chiedere ai propri follower quale preferiscono. Un momento quindi anche di condivisione e di socialità virtuale
Dunque un’esperienza alternativa per il cliente che potrà, anche comodamente seduto sul proprio divano, provare il prodotto in maniera completamente igienica e realistica.
Inoltre, è possibile confrontare il prima e il dopo. In questo modo i clienti vivranno un’esperienza personalizzata. Quasi come se ci fosse una beauty guru al tuo fianco ad aiutarti.

Una coccola attraverso lo schermo che faciliterà la scelta di molti clienti, soprattutto i più indecisi.

CHE STAGIONE SEI?

Come Yoox ha migliorato la sua User Experience Design utilizzando una delle tendenze più amate dai clienti!

Nel nome Yoox, il codice binario è circondato dalla x e dalla y dei cromosomi, ad indicare l’unione tra la dimensione online e i destinatari dell’e commerce. Un nome originale, quasi quanto la brillante intuizione di Federico Marchetti, suo fondatore, che il 21 marzo del 2000 fonda in Italia un’azienda nel settore di vendita online di beni di moda, lusso e design. Ad oggi, la Yoox Net-A-Porter Group S.p.A., appartiene al Gruppo Richemont ed è leader globale nel luxury fashion online con un fatturato di quasi 2 mld l’anno, 4.3 mln di clienti in 180 paesi.

Yoox si avvale di una tecnologia che vuole garantire ai propri clienti un’esperienza di acquisto piacevole, reiterabile e di alto livello, e, per questa ragione, riesce a posizionarsi come leader in un mercato molto competitivo. Supera le aspettative dei propri clienti, fornendo una nuova categorizzazione dei prodotti per armocromia e si configura come un’azienda costumer oriented, in cui lo slogan “what our costumers desire” si trova al centro.

Citata per la prima volta nel libro Arte del colore del pittore Johannes Itten, l’armocromia studia il rapporto tra i colori, creando quattro palette che portano i nomi delle stagioni, divise per sottotono, intensità, valore e contrasto. Sapere a che stagione si appartiene permette a chiunque di definire la propria ideale tabella di tonalità al fine di migliorare la propria immagine ed esaltare la sua specifica unicità. Il cliente è più consapevole e opera acquisti mirati a valorizzare la propria figura, riuscendo a instaurare armonia tra le proprie caratteristiche cromatiche e la palette di riferimento.

L’armocromia è la tendenza del momento: in Italia ogni influencer, make-up artist o vip si è chiesto almeno una volta “Che stagione sono?” e ha iniziato ad applicare i principi dell’armocromia ai propri outfit. Non si può parlare di armocromia senza citare Rossella Migliaccio, image and color expert e autrice del bestseller Armocromia. Il metodo dei colori amici che rivoluziona la vita e non solo l’immagine, oggi il massimo punto di riferimento in Italia in questo campo. Navigando nella sezione Happy Hues del sito Yoox, si trova una divisione in quattro categorie: Winter Magic, Spring Breeze, Splash Into Summer e Autumn In Love. Per ogni categoria vi è una breve descrizione che permette al cliente di orientarsi secondo la palette più adatta a lui, per poi seguire la classica divisione in filtri, tramite cui si sceglie il prodotto desiderato.

Queste categorizzazioni, semplici e intuitive, sono fondamentali per costruire una positiva user experience design, volta ad aumentare la soddisfazione e la fedeltà del cliente verso Yoox, grazie alla facilità d’uso del sito e alla corrispondenza tra la propria ricerca e l’organizzazione di quest’ultimo.  Infatti, è proprio inserendo questa ulteriore categorizzazione che si aumenta anche l’inclusività del multibrand, che riesce velocemente a valorizzare le caratteristiche cromatiche di ogni utente, coerente alla sua mission nel progetto Infinity di essere People Positive.

Yoox, con la sezione Happy Hues, è la dimostrazione che spesso nei piccoli accorgimenti si racchiudono dei grandi risultati, che, a lungo termine, riescono senza alcun dubbio a migliorare l’usabilità di un sito, fornendo al cliente un ulteriore supporto nei propri acquisti.

BOTTEGHE RINASCIMENTALI… NO!

E’ una bottega moderna, che lavora gli occhiali come i grandi artisti del Rinascimento

Attraversando le vie del centro storico di Treviso scorgo tra le vetrine un negozio. Il concept dello store richiama subito la mia attenzione. È tutto molto luminoso, arioso e si coglie immediatamente quale sia il vero protagonista: è l’occhiale!

La terra veneta ha già una distinta fama nel mondo dell’occhialeria, è infatti lì che è nata Luxottica ed il Cadore è un vero e proprio distretto che sforna maestranze eccellenti. La bottega ottica In Barberia si ritaglia un piccolo spazio all’interno di un contesto ultra-competitivo ed internazionale puntando sulla qualità e sull’artigianalità.

Marco e Antonio sono due professionisti e vivono lo store interagendo con esso; il loro stesso style li rende affascinanti! Che cosa ha di davvero così straordinario questo luogo? Non è solo l’occhiale, anche se ogni pezzo è fatto rigorosamente a mano e prende forma traendo ispirazione ad esempio dai grandi film, come quello di Ocean’s Eleven indossato da Elliott Gould.

Ci sono anche occhiali particolarissimi, come quello prodotto con la seta al suo interno, oppure l’occhiale che con il suo effetto sembra essere stato ripescato dal fondale marino (che io ho “battezzato” l’occhiale “Damien Hirst”, come se appartenesse ad uno degli oggetti della famosa mostraTreasures from the wreck of the unbelievable” tenutasi nel 2017 a Venezia)… no non è nemmeno questa unicità a rendere così straordinario il tutto.

Ciò che rende davvero unica la bottega ottica In Barberia è la vetrina accanto, in pieno centro, all’interno della quale è visibile il laboratorio di produzione degli occhiali. Non solo vediamo gli occhiali finiti e disposti elegantemente in vetrina, ma osserviamo il luogo in cui vengono sapientemente costruiti e forgiati. Una maestria da demiurgo incolla il passante alla vetrina ed essa, inevitabilmente, sviluppa una forza attrattiva potente come una calamita. Impossibile restare inermi… conoscere il prodotto, sapendone l’unicità e comprendendone l’origine conquista in modo totalizzante i clienti.

La trasparenza, la manualità, il “ti faccio entrare nella mia bottega” è un segno di fiducia che ha un impatto positivo e rende tremendamente desiderabile ciò che stai per comprare.

Non deve essere facile esporsi così tanto, lavorare sapendo che tutti ti guardano. Eppure, è come se tutti i giorni il maestro degli occhiali andasse al lavoro salendo su un palcoscenico e quando inizia il giorno dicesse: “che lo spettacolo abbia inizio!”.

L’ALTA MODA SORPRENDE ANCORA

GucciFest: festival online di moda e cinema per presentare la nuova collezione

Nel mese di Maggio Alessandro Michele – direttore creativo di Gucci – comunicava, in una lettera pubblicata sui canali social della casa di moda dal titolo “ Notes from the Silence ”, la sua intenzione di abbandonare i vecchi schemi e proporre nuove proposte.

Questo presente consegna ad ognuno di noi delle responsabilità importanti. Ciascuno può esercitarle, rispetto al proprio ruolo e al proprio agire, per contribuire a una costellazione di cambiamenti molecolari e diffusi […]. È in questa rinnovata consapevolezza che sento l’esigenza di un tempo mio, svincolato da scadenze etero – imposte che rischiano di mortificare la creatività. Un tempo capace di sostare in attesa, di attraversare con lentezza anche il dono dell’inoperosità. Un tempo che sappia far respirare la promessa di un’epifania e che sappia indugiare sul sogno, sul gioco, sulla prefigurazione. Un tempo quanto mai necessario per costruire nuove e più potenti narrazioni. Per questo ho deciso di costruire un percorso inedito, lontano dalle scadenze che si sono consolidate all’interno del mondo della moda e, soprattutto, lontano da una performatività ipertrofica che oggi non trova più una sua ragion d’essere. È un atto di fondazione, audace ma necessario, che si pone l’obiettivo di edificare un nuovo universo creativo. [….] Ci incontreremo solo due volte all’anno, per condividere i capitoli di una nuova storia. Capitoli irregolari, gioiosi e assolutamente liberi, che saranno scritti mescolando regole e generi, nutrendosi di nuovi spazi, codici linguistici e piattaforme di comunicazione”.

La lettera, di cui sopra è condiviso un piccolo estratto, intendeva preannunciare velatamente l’attesissimo evento promosso pochi giorni fa dall’azienda: il GucciFest, un festival online di moda e cinema per presentare la nuova collezione, durante il quale sarà visibile “Ouverture Of Something That Never Ended“, una miniserie in sette episodi diretta dal regista pluripremiato Gus Van Sant e Alessandro Michele.

In occasione del festival, brevi cortometraggi celebreranno, inoltre, il lavoro di 15 artisti emergenti selezionati dal direttore creativo.

 

L’azienda aveva già voluto differenziarsi in occasione della sua ultima sfilata fisica, An Unrepeatable Ritual (Un Rito Che Non Ammette Repliche), svelando la fase preparatoria, il dietro le quinte.

An Unrepeatable Ritual

Un esperimento ben riuscito e conclusosi in occasione della prima edizione della Milano Digital Fashion Week, con “Epilogue (Epilogo), presentando la collezione tramite una diretta streaming di 12 ore che aveva totalizzato oltre 35 milioni di visualizzazioni.

Epilogue

La miniserie “Ouverture Of Something That Never Ended” racconterà una storia ambientata a Roma, la cui protagonista è l’attrice, artista e performer Silvia Calderoni che potremo osservare – sullo schermo del nostro computer o cellulare di casa – impegnata in una surreale quotidianità in diversi scenari della città, ricca di incontri con talenti internazionali, vicini all’azienda.

Come preannunciato dal programma pubblicato sul sito dell’evento, nel primo episodio – Lunedì 16 Novembre – Silvia sarà impegnata in una eccentrica routine mattutina nel suo appartamento di Roma, prima dell’arrivo di un visitatore inaspettato. Nei giorni seguenti, la protagonista ci porterà al bar del quartiere, in coda all’ufficio postale dove ascolta senza volere le conversazioni dei presenti, particolarmente ben vestiti; Giovedì andremo con lei in teatro per un’audizione accompagnata da un amico che la incoraggia, conosceremo i suoi vicini di casa, proveremo vestiti in un negozio vintage e, infine, Domenica 22 Novembre, nell’episodio conclusivo, seguiremo Silvia mentre passeggia per Roma di notte, quando si ritrova in una situazione al limite del sogno, protagonista un vestito! Un incontro casuale condurrà a una svolta decisiva, dove le prospettive muteranno svelando la realtà. In questo modo Gucci svelerà, giorno per giorno, la nuova collezione, resa pubblica e accessibile in esclusiva su canali e siti dedicati.

Alessandro Michele utilizza un nuovo linguaggio artistico destinato ad accorciare le distanze globali, avvicinandosi anche ad un pubblico usualmente lontano dalle passerelle. Una nuova definizione di “settimana della moda” di cui Gucci sarà unica protagonista e noi il pubblico diretto. Potremo tutti lasciarci coinvolgere dalla quotidianità di Silvia e, eventualmente, appassionarcene!

Di quale messaggio la protagonista sarà ambasciatrice?
Alessandro Michele ha saputo creare attesa, curiosità, aspettativa.
Adesso non resta che…goderci lo spettacolo!

TOMMY BAHAMA TRASFORMA LA VITA IN UN WEEKEND DI RELAX

tmlA Settembre, il rientro dalle ferie è sinonimo di preoccupazioni, stress, traffico, smog, impegni che si sovrappongono, mancanza di tempo. Spesso, l’unica àncora di salvezza è rappresentata dagli ultimi weekend di fine estate, dove non si esita a ri-abbandonare la città alla ricerca dell’ultimo posticino al sole per rinvigorire la tintarella e riossigenare i polmoni, proprio mentre sui social si scatena la fantasia di chi cerca di “sdrammatizare” la situazione.

tommybahaLo stesso (tremendo) pensiero lo hanno avuto anche due coppie di amici negli anni Ottanta quando, alla vigilia del rientro alla “normal-life” dopo una splendida estate in riva al mare alle Keys (Florida), riflettono su quanto sarebbe bello non dover mai abbandonare la spiaggia, il mare, i tramonti, il mojito e le cene di pesce fresco. Per distrarsi, Tony Margolis e Bob Emfield con le rispettive mogli si inventano Tommy Bahama, un leggendario personaggio conosciuto per il suo fascino, il suo umorismo, la sua perenne tintarella e che incarna la vita isolana. Viaggiatore intrepido, Tommy parla fluentemente nove lingue ed è in grado di flirtare in almeno un’altra dozzina. Una volta è riuscito a pescare un tonno da 200 libbre usando solo il guscio di una noce di cocco, un paio di occhiali da sole rotti e il cordino dei suoi bermuda.

Il gruppetto di amici fantastica spesso su che cosa indosserebbe Tommy e sui dettagli della sua vita idilliaca. Questo li porta, qualche anno dopo, a fondare un brand di abbigliamento che ha la sua essenza proprio nello stile di Tommy, un brand la cui promessa è quella di “ispirare il mondo a rilassarsi, trasformando la vita in un lungo weekend”.

flyoQuello che era iniziato con qualche maglia in seta stampata e qualche pantalone, in breve tempo è diventato un brand che propone un vero e proprio stile di vita, allargandosi a una gamma completa di oggetti e accessori per la casa e per la persona fino a ristoranti (a oggi 16 e tutti aperti a fianco dei principali store), all’organizzazione di eventi privati o aziendali e al lancio di un proprio marchio di rum (con due linee, una light e una dark) per una “total island life style experience”.

Palme, sabbia bianca, mari cristallini, cieli sconfinati, fiori esotici, aperitivi a bordo di favolose piscine, tavole da surf e barchette a vela ispirano il mood, l’immagine e le azioni di tutto il brand in un vero e proprio life-style “alla Tommy Bahama” al punto che, come si legge sul sito, “le decisioni importanti sono influenzate dalla domanda: che cosa farebbe Tommy Bahama?”.

Il primo store Tommy Bahama ha aperto nel 1991 a Seattle, dove oggi c’è la sua sede principale. Il brand (160 negozi e 16 ristoranti) ha ricavi di oltre 630 milioni. Dal 2003 fa parte del gruppo Oxford Industries e nel 2009 ha aperto un Tommy Bahama Bar presso lo Yankee Stadium.

404-errorAncora una volta, si capisce la fondamentale importanza per un brand di avere ben chiare ed esplicitamente espresse le proprie promesse, non solo a parole o a immagini, attraverso la comunicazione, o attraverso i propri prodotti, ma anche – e soprattutto – attraverso la proposta di un vero e proprio modo di fare, di essere e di vivere che i propri clienti possono sperimentare, facendone parte e identificandosi in esso (a lato, una pagina di errore creata sul sito ufficiale del brand: Sembra che ti abbiamo portato un po’ fuori rotta… Dev’essere colpa dei mojito).

E chi, infondo, non ha un po’ di Tommy Bahama dentro di sé, soprattutto in questo periodo?

MOODART: LA FASHION SCHOOL CHE ISPIRA LA SVOLTA DEI SUOI STUDENTI

Elisa e MarikaLa storia di Moodart inizia qualche anno fa, in un ascensore dell’Università di Trento. E da uno sguardo incuriosito che due ragazze si sono scambiate quando ancora non si conoscevano. Elisa e Marika ne hanno fatta di strada da allora: dai progetti insieme in università, a esperienze separate ma sempre vicine (“anche se questo significava puntare la sveglia all’alba per fare chiamate Skype da sotto il piumone” – dicono), sempre con una cartina del mondo sottomano, fino alla decisione di fare qualcosa insieme.

Da una parte il desiderio di creare e costruire qualcosa di “davvero” suo (Elisa), dall’altra quello di libertà e indipendenza (Marika).

Da una parte la moda (Elisa), dall’altra la danza e l’arte (Marika). Nasce Moodart, la moda e l’arte, in “un ufficetto 2 metri per 2”, mica in un garage “come per le più famose band musicali” – continuano.

Oggi Moodart è una scuola con una location “very moodart” di 800 metri quadrati e forma studenti che aumentano ogni anno. Ragazzi e ragazze che vogliono lavorare nella moda: visual merchandising e store design, fashion event, fashion photography, fashion styling, fashion make up, image consulting, wedding planning… Ogni anno si aggiungono nuovi corsi (nella formula “Master”, “Post Diploma” o “Corsi Brevi”), in linea con le esigenze dei ragazzi e quelle del mercato: allo studio, per esempio, un corso per formare “professional” in Fashion Customer Experience.

531525_526365220739813_725388595_n

I ragazzi scelgono Moodart perché permette loro non solo di aggiornarsi sui temi che hanno a cuore, ma anche di fare pratica sul campo attraverso stage e workshop nelle migliori aziende del settore italiane e internazionali. Le aziende, d’altro canto, scelgono i ragazzi di Moodart perché si presentano con una marcia in più grazie al connubio tra formazione in classe ed esperienza di scenari globali che fa loro scoprire nuovi punti di vista, culture diverse e differenti realtà del mondo che ruota attorno al Fashion System. Ma quello che lega tutto sono proprio loro, la moda e l’arte, Elisa e Marika. Loro, che con la loro energia contagiano tutti: aziende, studenti, collaboratori, professionisti, partner e docenti. Loro, che hanno “partorito” la fashion school per dare una svolta alla loro vita e che promettono ai loro studenti di ispirarli perché anche loro trovino la loro svolta utilizzando proprio le occasioni offerte da Moodart. Loro, che il successo più grande è quello di riuscire nel sogno di stimolare la crescita professionale e umana dei loro ragazzi, aiutandoli a costruire qualcosa di proprio, all’insegna della libertà e dell’indipendenza. Esattamente come è stato per loro stesse.

FLYER UFFICIALE MOODART AND THE CITY-2A ottobre inizia il nuovo anno scolastico e Moodart lancia per la prima volta “Moodart & the City”, una “Temporary Fashion School in the heart of Verona”. Si tratta di una settimana ricca di mini corsi gratuiti, workshop, seminari, presentazioni, consulenze d’orientamento tenuti dai docenti di Moodart e da professionisti e personaggi illustri del settore all’interno di uno spazio nel centro storico della città di Romeo e Giulietta.

È l’occasione per studenti interessati, candidati potenziali ma anche solo curiosi di aggiornarsi sulle ultime novità in materia di professionalità nel mondo della moda, assaporando il gusto e il profumo di una scuola che ha un sapore internazionale: il sapore della svolta.

Per sapere di più sul programma della Temporary Fashion School, clicca sulla pagina Facebook dell’evento qui.

NORDSTROM, IL DIAMANTE PERDUTO E LA PROMESSA DEL MIGLIOR SERVIZIO POSSIBILE

nordstromLa storia di Nordstrom inizia nel lontano 1887, quando il sedicenne John W. Nordstrom lascia la sua casa in Svezia con il sogno di far fortuna negli Stati Uniti. La sua meta è New York, che raggiunge con 5 dollari in tasca e nessuna conoscenza della lingua inglese. Le cose sono difficili, e John gira diversi angoli degli Stati Uniti compiendo ogni tipo di lavoretto, fino alla decisione di recarsi in Alaska alla ricerca dell’oro. Lo trova e ne ricava ben 13.000 dollari che investe a Seattle dove, con un amico calzolaio, apre un negozio di scarpe, il Wallin & Nordstrom. Fin dall’inizio, l’approccio di John è quello di garantire ai suoi clienti selezione, qualità e valore con un servizio eccellente.

Negli anni successivi, i figli di John rilevano le quote della società, aprendo nuovi store e allargando il business all’intera gamma di abbigliamento. Nel 1970 l’azienda, che fattura 100 milioni di dollari di allora, assume il nome odierno. Oggi, la quarta generazione della famiglia Nordstrom conduce un’azienda che è diventata una catena di grande distribuzione di fashion (scarpe, abbigliamento e accessori) di respiro internazionale. Nel 2015 Nordstrom ha superato i 14 miliardi di fatturato.

nordstromQual è il segreto? Sta tutto nella promessa che Nordstrom fa ai suoi clienti e che si impegna quotidianamente a mantenere e realizzare. Fedeli al “sogno” del trisnonno, i suoi discendenti hanno così formalizzato il loro “committiment”, il loro impegno:

In store o online, ovunque ce ne sia l’opportunità, Nordstrom lavora senza sosta per offrire ai suoi clienti la shopping experience più convincente possibile. Unica costante? La filosofia fondatrice di John W. Nordstrom: offrire al cliente il miglior servizio, la migliore selezione, la migliore qualità e valore possibile”.

Una promessa davvero importante, ma che rimarrebbe tale se Nordstrom non facesse di tutto, “in store o online”, per mantenerla costantemente. La letteratura è piena di casi che dimostrano e ribadiscono l’instancabile lavoro che ogni dipendente dell’azienda compie in questa direzione, tanto che addirittura è stato redatto un manuale per il perfetto Customer Service sulla base del modus operandi di Nordstrom: “The Nordstrom Way to Customer Service Excellence”.

Vogliamo riportarvene uno in particolare, rimbalzato agli onori della cronaca come “La storia del diamante perduto”.

the nordstrom wayLa signora Shaw, dopo un giro di shopping, torna a casa accorgendosi di aver perso il diamante del suo anello di matrimonio. Preoccupata, torna nello store dove ripercorre gli angoli che aveva visitato, piegandosi sul pavimento alla ricerca del gioiello. Erik, Loss Prevention Manager dello store, vedendola, capito l’accaduto e constatato insieme a lei che l’anello sembrava scomparso, le promette che si occuperà personalmente della ricerca. Informato lo Store Manager, Erik chiede l’aiuto di due addetti alle pulizie che decidono di aprire i sacchi delle loro aspirapolveri per cercare il diamante che…salta fuori! Per la signora Shaw recuperare il gingillo al quale era tanto affezionata è stata la fine di un incubo. Ecco il suo commento all’accaduto:

“Non si è trattato di un semplice ‘Oh grazie Mrs Shaw per aver fatto shopping da Nordstrom’, ma di un ‘Ho fatto questo perché questo è quello che sono in quanto impiegato alla Nordstrom e valorizzo lei in quanto cliente di Nordstrom’. A Nordstrom ogni dipendente, non importa quale ruolo ricopra, lavora per fare la differenza nell’esperienza dei propri clienti, ciascuno dà il meglio di sé. Sempre”.

Insomma, fare una promessa ai propri clienti, avere un obiettivo, una mission o un committment verso di loro è importante per stabilire le aspettative con le quali loro si approcceranno all’azienda. E, sulla base di quelle, decideranno se l’esperienza che hanno vissuto è stata soddisfacente o meno. Come si può convincerli? Facendo in modo che tutti i propri dipendenti siano a conoscenza delle promesse di cui sono portatori, che le condividano e che lavorino in modo coerente tra loro e con quelle stesse promesse.

Più facile a dirsi che a farsi… Ma un modo c’è e Italian Customer Intelligence ti aiuta proprio in questo!

ABERCROMBIE & FITCH E IL CLIENTE AL CENTRO

abercrombie logoAbercrombie & Fitch è un marchio di abbigliamento americano. Fondato a New York nel 1892, nel 1988 viene ceduto alla Limited, altro marchio di abbigliamento, ma il successo non arriva prima del 1992. Nel 1996 arriva la quotazione in borsa e nei successivi quindici anni passa da 125 a più di 930 negozi in tutto il mondo (l’80% negli Stati Uniti). Abercrombie è famoso per i suoi vestiti attillati e le taglie piccole, i vistosi loghi, l’illuminazione molto particolare e il profumo travolgente dei suoi negozi e i suoi bellissimi commessi che accolgono e intrattengono i clienti con seducenti sorrisi.

Nel primo decennio del 2000 Abercrombie ha molto successo e le campagne pubblicitarie entrano irruenti nella vita degli adolescenti di tutto il mondo che arrivano a fare file lunghe ore per poter accedere allo store del loro marchio preferito.

Il tempo passa e Abercrombie, forse a causa della crisi, forse perché ormai è passata di moda, si vede costretta a chiudere oltre 340 negozi in sei anni.

Negli ultimi mesi, però, Abercrombie ha deciso di prendere la situazione di petto e la soluzione per rivitalizzare e guadagnare fedeltà al Brand da parte dei suoi clienti è una nuova “cliente-centricità”.

Jonathan Ramsde, Chief Operating Officer dell’azienda, commentando i primi risultati incoraggianti dell’ultimo quarto del 2015 dal 2012, spiega: “Cliente-centricità per noi significa mettere il cliente al centro di tutto quello che facciamo”.

Ma che cosa significa, esattamente, essere cliente-centrici per Abercrombie? Lo stesso Ramsde spiega:

abercrombie interior“Durante il 2015 abbiamo apportato diversi cambiamenti per migliorare la shopping experience in termini di facilità, velocità e gradevolezza. Abbiamo rivisto la formazione degli Store Manager e dato loro più autonomia perché possano essere più preparati e veloci nel rispondere alle esigenze del cliente. Abbiamo migliorato la nostra illuminazione e il sistema di coda in cassa. (…) Dal lato digitale, abbiamo investito molto sull’omincanalità per rendere l’esperienza dei nostri clienti più coerente. Abbiamo migliorato il nostro sito web e le nostre app, tanto che il 60% del traffico online ci arriva dal mobile e i nostri tassi di conversione stanno crescendo. Stiamo anche rivedendo le nostre policy ecommerce, consentendo l’ordine online e il ritiro in negozio e ottimizzando le possibilità e le procedure di reso”.

Gli fa eco Joanne Crevoiserat, Executive Vice President: “Abbiamo fatto l’enorme sforzo di mappare e sintetizzare i valori e l’identità dei nostri brand. Ora stiamo lavorando sulle strategie di comunicazione legate al posizionamento di ciascuno. Ci aspettiamo di poter fare questo lavoro anche per tutti i nostri prodotti, l’esperienza in negozio, online e attraverso tutto il nostro marketing. C’è ancora molto lavoro da fare e siamo sicuri che la situazione rimarrà molto impegnativa, ma, andando avanti, questo focus sul cliente rimane centrale per la nostra strategia. Ci stiamo rialzando, ma stiamo ancora imparando e la strada è lunga”.

Come ci piace ripetere spesso, la Customer Experience è un viaggio, non una destinazione!

IL MADE IN ITALY (RI)TORNA IN AMERICA

Gli Stati Uniti sono in ripresa e tornano ad essere uno dei primi mercati di interesse per l’export Made in Italy. Gli ultimi dati sono decisamente incoraggianti e il momento favorevole del cambio euro/dollaro stimola ulteriormente l’interesse per il mercato a stelle e strisce.

Bruno Montesano, CEO di Nuove Sales (www.nuovesales.com), società di business development che da anni guida e accompagna le aziende italiane che vogliono entrare in USA, partner di Italian Customer Intelligence (www.italiancustomerintelligence.it), spiega che gli argomenti convincenti del prodotto Made in Italy sono la sua indiscussa e sempre molto apprezzata eccellenza qualitativa e la propensione tutta italiana alla customizzazione.

Gli Stati Uniti sono un mercato estremamente maturo, anche se la produzione “bella e ben fatta” dello Stivale è sempre molto appetitosa. Alcuni numeri: il settore moda (abbigliamento e pelle) l’anno scorso ha registrato 3 miliardi di euro di export, con un aumento dei valori del 10% soltanto in Dicembre; stesso importo per le esportazioni alimentari e di vino (equivalente al 10% del valore dell’export del settore), con un aumento a Dicembre dell’11,6%; 680 milioni di euro in mobili made in Italy sono arrivati nel 2014 in Usa (quasi l’8% dell’export totale del settore); il settore della meccanica a componentistica vede l’8,5% delle sue esportazioni dirette a Washington ed è quello che più si presta ad acquisizioni da parte di aziende americane; il calo dell’euro è significativo soprattutto per il settore dell’automotive che destina il 14% della sua produzione in uscita proprio agli Usa. Inoltre, il valore dell’Italian Sounding sul mercato statunitense è arrivato a 24 miliardi di euro nel solo 2014 (clicca qui per saperne di più).

Insomma, gli americani ci apprezzano, e questa non è una novità (leggi qui). Quello che c’è di nuovo è che è il momento giusto per l’Italia di rinnovare il suo interesse vero il mercato degli Stati Uniti, seguendo però un percorso che deve essere fatto con oculatezza, quasi a step graduali, sia dal punto di vista dell’impegno operativo che da quello economico, perché di difficoltà che si possono incontrare sul proprio percorso ce ne sono, a partire dal gap culturale che c’è tra il modello di business in Italia e in America, fino all’alta aspettativa sul servizio postvendita propria di un Paese che considera il cliente un vero e proprio ente giuridico con il quale “stipula un contratto” ad ogni occasione di vendita.

bruno montesanoClicca qui per vedere un’anteprima dell’intervento di Bruno Montesano al convegno “Progetto Speciale USA” di Federlegno Arredo: consigli e dritte su come affrontare un piano di marketing e come impostare la penetrazione commerciale della propria azienda per valutare seriamente la sua entrata nel mercato americano.

Voi state pensando di imbarcarvi in un viaggio, un’avventura e un’impresa che è importante non solo perché può incidere in modo positivo e significativo sul fatturato della vostra azienda nei prossimi anni, ma anche perché, se è impostata e gestita in modo incorretto, può essere fonte di gravi frustrazioni, insuccessi o addirittura perdite significative che sono ancora molto più gravi della mancanza di acquisizione di nuovi fatturati. Prima di partire per un viaggio e imbarcarsi in un’avventura bisogna sapere dove si va, capire come si fa ad arrivare dove si vuole andare e bisogna attrezzarsi per superare le difficoltà che inevitabilmente si incontreranno”.

B.Montesano

Per vedere il video integrale scrivi a info@italiancustomerintelligence.it

Go to Top