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Andrea Telesca

Andrea Telesca has 20 articles published.

Consultant di Praxis Management e Contributor di News & Customer Experience. Nasce a Venezia nel 1994, frequenta il Liceo Classico, si laurea nel 2016 presso l’Università Bocconi in Economia e Management per Arte, Cultura e Comunicazione. Affronta il mondo della comunicazione e del marketing con esperienze trasversali in diversi media (Web TV, Radio, Giornalismo). Inoltre fonda “BFood-Bocconi Students Food Association”, una delle associazioni studentesche più attive in università. Prosegue gli studi magistrali in Storia dell’Arte presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ottenendo il massimo dei voti con lode con una tesi intitolata: “Arte Contemporanea Africana, nelle mostre internazionali e nei mercati dell’Arte: il ruolo del critico Okwui Enwezor e l’opera di El Anatsui”. Si avvicina al mondo dei mercati dell’Arte grazie ad una breve esperienza di formazione presso il Sotheby’s Institute of Art di Londra ed in seguito presso la sede milanese della Casa d’Aste Wannenes. Studia l’applicazione della Customer Experience nel settore dell’Arte e della Cultura. mail: andrea.telesca@praxismanagement.it

BOTTEGHE RINASCIMENTALI… NO!

E’ una bottega moderna, che lavora gli occhiali come i grandi artisti del Rinascimento

Attraversando le vie del centro storico di Treviso scorgo tra le vetrine un negozio. Il concept dello store richiama subito la mia attenzione. È tutto molto luminoso, arioso e si coglie immediatamente quale sia il vero protagonista: è l’occhiale!

La terra veneta ha già una distinta fama nel mondo dell’occhialeria, è infatti lì che è nata Luxottica ed il Cadore è un vero e proprio distretto che sforna maestranze eccellenti. La bottega ottica In Barberia si ritaglia un piccolo spazio all’interno di un contesto ultra-competitivo ed internazionale puntando sulla qualità e sull’artigianalità.

Marco e Antonio sono due professionisti e vivono lo store interagendo con esso; il loro stesso style li rende affascinanti! Che cosa ha di davvero così straordinario questo luogo? Non è solo l’occhiale, anche se ogni pezzo è fatto rigorosamente a mano e prende forma traendo ispirazione ad esempio dai grandi film, come quello di Ocean’s Eleven indossato da Elliott Gould.

Ci sono anche occhiali particolarissimi, come quello prodotto con la seta al suo interno, oppure l’occhiale che con il suo effetto sembra essere stato ripescato dal fondale marino (che io ho “battezzato” l’occhiale “Damien Hirst”, come se appartenesse ad uno degli oggetti della famosa mostraTreasures from the wreck of the unbelievable” tenutasi nel 2017 a Venezia)… no non è nemmeno questa unicità a rendere così straordinario il tutto.

Ciò che rende davvero unica la bottega ottica In Barberia è la vetrina accanto, in pieno centro, all’interno della quale è visibile il laboratorio di produzione degli occhiali. Non solo vediamo gli occhiali finiti e disposti elegantemente in vetrina, ma osserviamo il luogo in cui vengono sapientemente costruiti e forgiati. Una maestria da demiurgo incolla il passante alla vetrina ed essa, inevitabilmente, sviluppa una forza attrattiva potente come una calamita. Impossibile restare inermi… conoscere il prodotto, sapendone l’unicità e comprendendone l’origine conquista in modo totalizzante i clienti.

La trasparenza, la manualità, il “ti faccio entrare nella mia bottega” è un segno di fiducia che ha un impatto positivo e rende tremendamente desiderabile ciò che stai per comprare.

Non deve essere facile esporsi così tanto, lavorare sapendo che tutti ti guardano. Eppure, è come se tutti i giorni il maestro degli occhiali andasse al lavoro salendo su un palcoscenico e quando inizia il giorno dicesse: “che lo spettacolo abbia inizio!”.

DREAM DINNERS

Home made, made easy

Velocità, ecco di che cosa avremo bisogno per ripartire. Il timer del countdown è settato, ma per un nuovo boom, chissà, magari lo chiameremo lockboom!

Con l’introduzione dello smart working l’ambiente di casa, ormai, specialmente nelle famiglie numerose, è diventato una Jungla. Anche la cucina si è trasformata in un vero e proprio spazio di coworking in cui si studia, si fanno chiamate, e cucinare è diventato una vera e propria impresa.

Allora come possiamo programmare il tempo del ristoro in modo tale da ottimizzare i tempi, senza dover conquistare i fornelli a spallate? Anche perché molti lavori si sono ormai letteralmente trasformati, e non tutti rientreranno in ufficio. Ma non solo, la pausa pranzo, ha i minuti contati e la cena è un momento in cui desideriamo davvero trascorrere il tempo insieme, e non vogliamo stare solo “dietro alla cucina”, ma vorremmo passare più tempo seduti a tavola a chiacchierare, stiamo infatti riscoprendo il pasto come un momento di convivialità.

Negli Stati Uniti, dal 2002, esiste una catena (+105 sedi in 30 Stati) che consente di ottimizzare i tempi per la preparazione di pietanze da servire in tavola a casa! Dream Dinners, come funziona?

Semplice! Scegli il menù comodamente da casa, lasciandoti ispirare dalle proposte offerte, magari coinvolgendo i figli… a questo punto ordini e ti rechi in negozio nel momento prestabilito. Arrivando, troverai già preparati gli ingredienti: alcune pietanze possono essere cucinate direttamente in loco, altre invece vengono organizzate e consegnate in modo tale che rimanga solamente il momento dell’assemblaggio, che si può fare comodamente a casa, senza dover impiegare troppo tempo, energie, ma soprattutto senza dover pulire tutto il marasma. Ovviamente, il tutto, nel rispetto della qualità, ma anche con una grande convenienza. Insomma, che cosa non funziona?

Che non sia ancora arrivato in Italia, ma chissà se qualcuno ci stia già pensando! Vedremo un’accelerazione di brand che soddisfano esigenze di velocità. Certamente, è una prima risposta alla domanda che molti si fanno da tempo: come faremo a conciliare la velocità del tempo, con l’esigenza umana della convivialità? Chissà, questa tendenza, quali novità farà nascere… cercheremo di tenere aperti gli occhi per sorprendere le realtà che vedremo diffondersi nel futuro, per trarre ispirazione.

I veri appassionati potranno approfittare di questi spazi comuni per spiare gli ingredienti di altre famiglie, magari trovando nel knowledge sharing un’ispirazione nuova da riproporre, proprio per stupire sempre di più con effetti speciali la propria famiglia, i propri figli, gli amici ed i parenti.

Buon appetito!

VIAGGIARE SI PUO’

Filmtourismus: un viaggio dal cinema alla realtà, passando per la fotografia

Sono rimasto affascinato da un profilo Instagram che sta riscuotendo un grandissimo successo. Mi è apparso nella sezione feed, che suggerisce le novità in base alle mie ricerche…

Si tratta di un account molto curioso, gestito da Andrea David che si definisce una travel blogger ed artista di Amburgo… di che cosa si tratta?

Molte volte mi sono chiesto… chissà dove avranno girato le scene del mio film preferito? Ecco che cosa ci fa vedere @filmtourismus, postando le foto, da tutte le parti del mondo, delle vere location dei nostri film preferiti.

filmtourismus.de

Certamente dietro a questo profilo, seguito da più di 773mila follower esiste anche un’attività imprenditoriale molto divertente… infatti, filmtourismus è anche una società che si occupa di andare a caccia di nuove location per film, serie tv e documentari… ma non solo! Infatti, organizza anche dei viaggi tematici alla scoperta dei luoghi dei film che ci hanno fatto sognare, divertire, piangere, rinascere…

Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di viaggiare e se non lo possiamo fare… allora ci faremo ispirare dalle foto di filmtourismus! Facendo un viaggio e fantasticando tra le foto immortalate in giro per il mondo… avremo la possibilità di continuare ad esplorare i luoghi più belli del pianeta.

Sarebbe bello scoprire, in tutte le diverse città in cui vivono i nostri lettori, quali siano i luoghi in cui sono state girate scene di film famosi! Altrimenti… ecco l’idea! Giriamolo noi un film e scegliamo il nostro posto preferito per renderlo presto famoso, facendolo entrare nella serie degli scatti indimenticabili di filmtourismus.

 

Photo credits: Instagram – @filmtourismus 

COLAZIONE DA TIFFANY… ANZI, DA SOMMARIVA!

Se fosse un film, lo rivedrei

La domenica è quel giorno in cui si recuperano veramente le energie, quel giorno in cui non si punta la sveglia. Sarà forse per questo che ci si alza la mattina un po’ grotteschi, cupi?

Così, la colazione diventa un rito sacro, un momento per iniziare la giornata con energia. Dove farla? Alla pasticceria Sommariva! È una bottega storica di Milano nata nei primi anni del ‘900, rilevata dalla famiglia Sommariva negli anni ’70. Tutt’ora continua la sua storia con i figli, i quali hanno deciso di seguire le orme del padre Giorgio che ha reso l’amaretto di Porta Romana, ormai, una vera e propria tradizione di quartiere.

Perché sono rimasto colpito? Perché avendo fatto colazione, ho pensato di riportare al banco la tazza del cappuccino che avevo bevuto ed il piattino su cui era stato servito uno degli splendidi pasticcini che avevo scelto accuratamente, essendoci davvero una vasta scelta. Forse il mio gesto è nato dall’aria che si respira nel locale, mi sentivo a casa, come quando la mamma mi ricordava di non lasciare la tazza sul tavolo finito di fare la colazione. Questo gesto è valso un amaretto di Porta Romana!

Infatti, il signor Giorgio mi ha voluto ringraziare, dicendomi: “Lo regaliamo a tutti coloro che dopo aver consumato, ci aiutano portando tazze, bicchieri e piattini qui al bancone. Lo facciamo per rendere felice il cliente e perché così poi si ricorda di noi e torna a trovarci”. Mi ha stupito l’autenticità del gesto, pensato con gratitudine sincera.

Quante volte ci sarà capitato di fare la stessa operazione nei fast food, in cui siamo stati spesso invitati a riportare il vassoio? Quante volte ci sarà capitato addirittura di dover suddividere la nostra consumazione in diversi cestini della spazzatura… senza ricevere nemmeno un grazie?

Ebbene, alla pasticceria Sommariva questo gesto è premiato, non solo con un sorriso, ma con un amaretto di Porta Romana! È un piccolo segno di gratitudine che fa venire voglia di tornare! Un piccolo extra inaspettato… che mi ha proprio cambiato la giornata.

Non posso che ringraziare il signor Giorgio, perché con la sua autenticità ha reso la mia colazione indimenticabile e senza alcun dubbio da ripetere!

UN VIAGGIO ONIRICO

Una serata a Venezia a bordo del motoscafo Riva

È una serata speciale, una sera in cui la quiete si staglia nella città. Sento un gabbiano muovere le ali mentre cerca di spiccare il volo in modo un po’ goffo, dopo essere stato fermo alcuni minuti a fissare il vuoto della Laguna. Le luci sono soffuse e tutto ciò che mi circonda sa di antico.

Osservo le ombre delle lanterne e i passi felpati di un gatto che svolta l’angolo di una calle, inoltrandosi verso un vicolo buio e misterioso. L’eco dello sciabordio delle onde rilassa ed infrange quel silenzio incantato di una città ferma nel tempo, che racconta innumerevoli storie di amori, amanti, arte e lusso.

Siamo in una città elegante e fragile che, senza rinunciare alla propria austerità, in modo assolutamente pacato chiede di essere rispettata. È la decadenza di un potere oggi innocuo che, appena prima del mondo moderno, si manifestava con invidia da parte di tutto il mondo. È quell’invidia riflessa nello sguardo dei turisti, quando si guardano intorno increduli che un posto del genere possa esistere per davvero.

È così che, tutto d’un tratto, scorgo un motoscafo sul quale decido di salire. Accendo il motore, non sono su un motoscafo qualunque… è un Riva! Quel motoscafo su cui tutti abbiamo sognato di poterci salire almeno una volta… il motoscafo delle star, quello che permette di osservare Venezia da un’altra prospettiva. Quel motoscafo che, mentre procede su canal Grande, ti porta inevitabilmente a sorridere e ad accennare un saluto a chi ti osserva dalla banchina.

È il motoscafo del grande cinema che, mentre passa, scivola come lo strascico di un vestito principesco lungo le acque della laguna, regalando un’aurea di luce misteriosa all’acqua scura ed impenetrabile.

Sono queste le emozioni che ho vissuto guardando l’ultimo spot “Riva in the movie” presentato alla 77^ mostra del cinema di Venezia. Il cast vede come protagonista l’attore Pierfrancesco Favino che interpreta il ruolo di un uomo misterioso a bordo dell’iconico motoscafo.

Riva ci ha regalato per qualche istante l’emozione di salire a bordo del motoscafo che ha acceso in tanti di noi emozioni grandissime, un viaggio onirico in un luogo incantato che resterà per sempre scolpito nella memoria.

Non posso che attendere il mio momento, quel momento di celebrità che mi regalerà l’emozione di salire a bordo del motoscafo più bello del mondo.

Keep dreaming!

E TU… SEI FELICE?

Il museo di Copenhagen espone la felicità

Chi si interessa di Customer Experience è necessariamente attratto da chi studia la felicità. A Copenhagen nasce il museo della felicità. È un fenomeno che viene ormai studiato anche dagli enti di ricerca che tentano di individuare in quali luoghi del mondo e per quali ragioni, esista una maggiore concentrazione di persone che si ritengono felici. L’apertura coincide con un anno in cui anche la felicità è stata un grande tema di dibattito, intrecciandosi con cambiamenti che hanno toccato la società, la concezione del lavoro, le relazioni familiari e molto altro.

Andando al museo della felicità si potranno scoprire le relazioni che ci sono tra la felicità e la Geografia, la Politica, l’Anatomia, la Storia e persino la Tecnologia.

Il museo si presenta davvero con grande stile e dichiara nella sua mission: “La nostra speranza è che il nostro visitatore possa uscire un pochino più saggio, più felice, più motivato nel voler rendere il mondo un posto migliore”. Un impeto di entusiasmo di cui tutti noi abbiamo davvero bisogno.

Il museo ha alle spalle l’Happines Reasearch Institute che cerca di stabilire e delineare le caratteristiche della felicità. La felicità è certamente uno degli elementi che influenzano l’entusiasmo dei clienti. Ma che cosa davvero rende felici? È realmente possibile rispondere scientificamente a questa domanda?

Non spetta a noi dare la risposta, però è certamente utile interrogarsi ed imparare a discernere quali siano gli elementi che riguardano la soddisfazione, e quelli che invece possiamo legare alla felicità, che in ultima analisi ci compie come persone.

Sono molto interessati le domande che espone il museo, che possono ispirare e ci possono in parte aiutare a lavorare su questo grande dilemma:

  • La Finlandia è il paese più felice, ma lo è anche il Paraguay. Come se la cava il tuo Paese sull’atlante della felicità?
  • Il Bhutan (Paese dell’Asia Meridionale) misura la felicità nazionale lorda dagli anni ’70, ma in che modo gli altri governi del mondo stanno adottando il benessere come obiettivo della società?
  • Da dove vengono i nostri sentimenti di gioia nel nostro cervello? Come cambia la felicità con l’età?
  • Come è cambiata la nostra comprensione della felicità in 2000 anni?
  • Riesci a riconoscere un sorriso falso e uno autentico? Perché la risata è contagiosa?
  • In Danimarca piove, in media, 170 giorni all’anno, quindi perché la Danimarca e gli altri paesi nordici si classificano costantemente tra i più felici al mondo?

Voi come rispondereste a queste domande? Vi diamo un piccolo Insight, l’Italia, nel 2019, è stata considerata 36° nella classifica dei Paesi più felici del mondo.

ALTRO CHE NETFLIX

Vogliamo ritornare ad essere worldbodies

Siamo tutti ossessionati da questo tema, oggi più che mai… rimarremo sempre di più a casa? Il food delivery, le piattaforme su cui guardare le serie tv e i film, Amazon… Avremo davvero ancora bisogno di uscire? Tutti se lo chiedono e persino i grandi marchi della moda stanno adeguando il loro stile ad un abbigliamento più comodo da poter indossare in casa, lanciando il Comfy Style  (clicca qui). Ricerche, studi ed innumerevoli articoli sul web raccontano il fenomeno dei millennials  (clicca qui) come “homebodies”. Sembra che siano una generazione di “nati stanchi”, un po’ pigri, e che dentro a questa vita da prepensionamento ci sguazzino a tal punto da entusiasmarsi.

Tuttavia, esistono realtà che non demordono, rilanciando con una proposta al di sopra delle aspettative, proprio nel tentativo di offrire un’esperienza più intensa, trascinando fuori di casa anche le persone (dopo il lockdown non sono più solo i millennials) più pigre ed ormai entrate nello style homebodies.

Sono stato nella sala IMAX del cinema Notorius di Sesto San Giovanni. La tecnologia IMAX offre una promessa: far sentire lo spettatore dentro il film, massimizzandone la percezione audio e video.

In effetti è stato proprio così, tutto, dall’attenzione del personale alle poltrone in pelle, dallo schermo leggermente ricurvo alla potenza dell’audio, mi ha davvero fatto vivere un’esperienza a dir poco al di sopra delle mie aspettative. Ciò che in altre sale cinematografiche sarebbe considerato premium, nella sala IMAX del cinema Notorius è lo standard.

Il film che ho visto è stato inevitabilmente scelto per poter rendere ancora più avvincente la ripartenza del mondo del cinema. Tenet, di Christopher Nolan, è pieno di azione, effetti speciali, con colonne sonore avvincenti. Il connubio perfetto è stato creato… e incredibilmente… la sala era piena proprio di giovani (naturalmente nel rispetto delle norme di sicurezza). Stiamo parlando di quegli stessi giovani che tutti noi immaginavamo incollati agli schermi di tablet e computer sotto alle coperte.

È forse questo che attendono i giovani, mentre sono a casa? È forse questo che attendiamo tutti noi? Un’esperienza memorabile, al di sopra delle nostre aspettative… che ci porti di nuovo nel mondo.

MARILYN MONROE E LADY D. IMMORTALATE MENTRE FANNO LA SPESA INSIEME

La fotografia tra realtà e immaginazione

Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta la fotografia mette in scena qualcosa di completamente nuovo. Da un certo punto di vista, nel passato, la scoperta della fotografia era stata la novità assoluta, la soluzione finale per raccontare la realtà così com’è, mettendo in crisi moltissimi artisti, Picasso compreso, che si erano lungamente dibattuti su quale fosse la massima espressione della mìmesis (dal greco μίμησις, rappresentazione del vero). È per opposizione a tale concetto che sono sorti correnti straordinarie come l’Espressionismo ed il Surrealismo. Nel corso del tempo anche la macchina fotografica è diventata uno strumento raffinato a servizio di tanti artisti che hanno iniziato a “distorcere” la realtà proponendo una propria visione.

Dal 17 ottobre 2020 al 10 gennaio 2021 la Fondazione Palazzo Magnani propone una mostra dal titolo “True Fictions. Ai confini della realtà“, con opere di Jeff Wall, Cindy Sherman, James Casebere, Sandy Skoglund, Yasumasa Morimura, Laurie Simmons, David Lachapelle, Bernard Faucon, Eileen Cowin, Bruce Charlesworth, David Levinthal, Paolo Ventura, Lori Nix, Miwa Yanagi, Alison Jackson, Alekasandr Petlura, Jung Yeondoo, Jiang Pengyi.

Si tratta di una retrospettiva che presenterà oltre cinquanta opere di grandi dimensioni, descrivendo la tendenza della staged photography, cioè della “messa in scena”. In tal modo potremo osservare pesci rossi che sguazzano in una stanza, oppure Marylin e Lady D. che fanno insieme la spesa. Tutto è permesso grazie all’utilizzo anticonvenzionale della macchina fotografica.

Questa mostra ci riporta difronte ad un grande interrogativo… in che modo stiamo osservando la realtà? Stiamo davvero partendo dai dati… oppure i nostri occhi vedono altro? Che cosa è veramente oggettivo? E questa percezione soggettiva è, ai nostri sensi, oggettiva?

Le foto della mostra metteranno in crisi il nostro punto di vista, quello che ci sembrava ovvio, ora ci sfuggirà.

Attraverso l’atto teatrale “messo in scena” da grandi artisti, che sistemano i propri soggetti a loro piacimento, ci lasceremo provocare cercando di cogliere che cosa è vero ed oggettivo e che cosa sia invece frutto della nostra fantasia, soggettività ed interpretazione.

In tutte le nostre esperienze, quindi anche in quella di clienti, la dimensione oggettiva e soggettiva spesso si fondono in modo insondabile e sorprendente: il “cruccio” dei brand è proprio quello di captare questa fusione in modo originale per produrre un’offerta all’altezza… di questa alchimia!

IL RINASCIMENTO DELL’E-COMMERCE

Il terzo miglior e-commerce d’Italia, nel settore moda

Tutti abbiamo sentito parlare di Rinascimento… un periodo storico a cavallo tra il XIV ed il XV secolo durante il quale l’arte, la scienza e la tecnica in Italia fiorirono oltre misura, lasciando un segno indelebile e ricco di meraviglia nella storia. Ma avete mai provato a cercare su un motore di ricerca la parola “Rinascimento”? Il primo risultato che verrà fuori è il noto marchio di moda del Gruppo Teddy. Come mai?

Nel corso di questi anni Rinascimento è stato in grado di far crescere il proprio posizionamento nella classifica delle ricerche. Un ottimo risultato! La vera notizia però è che entra nel podio dei migliori canali di vendita online d’Italia, nel settore Moda. Stiamo parlando del terzo e-commerce migliore d’Italia, secondo una ricerca condotta da un leader europeo dei sigilli di qualità: l’Istituto Tedesco Qualità e Finanza (ITQF).

L’ITQF ha esaminato oltre 5000 aziende, che sono state accuratamente studiate da team di persone qualificate, individuando alcuni criteri:

  • funzionalità della ricerca
  • presentazione del prodotto
  • acquisto e consegna
  • servizio e comunicazione

Si tratta di una vera e propria analisi del customer journey del cliente… e sembra proprio che Rinascimento sia riuscito a metterlo al centro del proprio e-commerce, ottenendo un risultato veramente entusiasmante. Un esame che ha superato il voto di ben 350.000 intervistati, scelti per rappresentare la popolazione italiana.

Abbiamo voluto chiedere a Grazia Albanese (Responsabile e-commerce di Rinascimento) come siano riusciti a costruire un servizio così qualificato: “quando sono arrivata in Rinascimento mi è stato chiesto di innovare il sito ed implementare alcuni servizi, un po’ alla volta abbiamo introdotto delle novità. L’e-commerce vive una continua evoluzione, ciò è possibile grazie alla presenza di un team affiatato che ha lavorato intensamente sulla riorganizzazione del lavoro, sui servizi e sulla digital production. Un elemento che abbiamo curato molto è la parte grafica e l’introduzione di nuove funzionalità che hanno riscontrato un grande successo .”

E-commerce non vuol dire solo sviluppatori, che cosa accade dietro le quinte?

“Ci siamo sforzati per migliorare il nostro modo di lavorare in team e per rendere più semplice ed efficace l’operatività… questo ci ha permesso di collaborare per sviluppare una nuova strategia digital, con un importante sforzo nella gestione della strategia di ottimizzazione della ricerca (SEO) e contenuti. Nel tempo ciò ha permesso di migliorare il posizionamento nei risultati dei motori di ricerca. Oggi, infatti, il sito di Rinascimento è il primo link a comparire, il web ci mette al primo posto!”

Che cosa vuol dire mettere al centro del vostro lavoro la cliente (Marinella)?

“Cerchiamo di studiare molto le abitudini della nostra cliente e ci interessiamo molto anche dei nostri competitor… è fondamentale lavorare costantemente, introducendo novità e migliorando l’esperienza dell’utente, senza stravolgere eccessivamente le sue abitudini, il rischio è infatti di lasciarlo smarrito. Spesso, siccome abbiamo un Customer Service interno, sentiamo le esigenze delle nostre clienti “in diretta”. Le ascoltiamo molto, per noi sono preziosissime. Ad esempio, abbiamo introdotto una nuova modalità di reso grazie ad una collaborazione stretta col Customer Service, che ci ha evidenziato determinati elementi che stavamo trascurando. Solitamente le nostre colleghe ci aggiornano e ci segnalano le richieste in maniera quasi istantanea, si trovano dietro alla mia scrivania… sembra banale, ma non lo è. Infatti, molti marchi esternalizzano il servizio del Customer Service, non rendendosi conto di quanto sia fondamentale il loro contributo. Noi, lavorando tutti i giorni su quel determinato progetto, possiamo perdere dei particolari che possono essere rilevati dalle nostre clienti, perciò abbiamo un rapporto così stretto con loro.”

Quanto è rilevante il mercato online, come si fa ad affrontarlo considerando che ci sono migliaia di competitor?

“Il mercato online è diventato una necessità, in questo periodo molti marchi – specialmente nel settore luxury – stanno cercando di “recuperare” essendo rimasti indietro sulla parte e-commerce. L’online deve costantemente paragonarsi con lo store “offline”, poiché molte nostre clienti non sempre amano il digital – , spesso preferiscono la vendita assistita e desiderano entrare negli store per provare i capi. Perciò è necessario farsi delle domande apparentemente banali… per comprendere a pieno il bisogno che Marinella vive nell’esperienza d’acquisto online, paragonandola sempre con l’esperienza in-store. In questo siamo molto bravi! Si trovano molti indizi, ad esempio… la vestibilità. È una di quelle informazioni che abbiamo inserito nel nostro e-commerce, proprio pensando all’esperienza d’acquisto che vive (Marinella) quando vede determinati capi dentro al negozio”.

In che cosa si distingue il vostro team?

“Ci piace lavorare in modo unito, se qualcuno trova un servizio nuovo, una novità da proporre, oppure ha sperimentato qualcosa di piacevole… lo condivide. Siamo tutti molto abituati a condividere le idee, così nascono esperimenti, innovazioni, test… Il livello di coesione è forte, abbiamo anche un grande archivio delle idee, che accresciamo man mano, e che nel tempo vogliamo realizzare.”

L’aria che si respira in Rinascimento è estremamente impregnata di Genio Collettivo, è una comunità che trasuda desiderio di innovare ed è guidata da persone davvero capaci di essere dei veri e propri leader dell’innovazione.

Sicuramente la crisi in atto ha messo in luce l’importanza del mondo digital. Ora molti brand – non solo della moda – si devono adeguare per innovare in tutta fretta, sviluppando ciò che riguarda il mondo dell’e-commerce. Anche il cliente ha modificato le proprie esigenze d’acquisto, ma bisogna farsi le domande giuste per non dar niente per scontato. L’e-commerce deve cercare di compensare il gap della vendita assistita in negozio. Comperare online ed offline non è la stessa cosa…

Così lanciamo a tutti questa domanda… come possiamo dare ai nostri clienti, attraverso il canale online, ciò di cui potrebbero godere nel negozio fisico? È un’aspirazione davvero ricca di sfide, su cui Rinascimento, con grande impegno e successo sta raccogliendo i frutti del proprio lavoro, guidato da un forte spirito di innovazione.

“BOTTIGLIA IN VISTA!”

Colombo, la nuova scoperta: Customized OLive Oil Metallic BOttle

Colombo è una delle tante innovazioni nate dal Gruppo ASA, una società che opera nel B2B, che è interessata ai propri clienti, ma non solo! Anche ai clienti dei propri clienti, ma non solo! A tutti i passaggi che il proprio prodotto farà fino al riciclo.

Un’attenzione che mette in luce un’analisi accurata di tutte le fasi che incontrerà il prodotto, dalla fabbricazione fino al riutilizzo dopo l’uso.

Il Gruppo ASA è leader nella creazione di packaging in metallo sin dal 1961. Ha lanciato sul mercato la bottiglia Colombo, nome nato dall’acronimo Customized OLive Oil Metallic BOttle.  Come mostra il video pubblicato sulla pagina LinkedIn del Gruppo Asa, lo studio della bottiglia ha a cuore persino il rischio che possa reggere l’impatto al suolo, nel caso in cui scivoli di mano ad uno degli addetti alle vendite: quante volte sarà accaduto di rompere una bottiglia d’olio durante la fase di allestimento degli scaffali dei supermercati?

Siamo riusciti ad intervistare Michele Amati (Direttore Commerciale e Marketing del Gruppo ASA) che ci ha raccontato come è nata l’idea di questa innovazione nella loro impresa: “è un progetto che nasce quasi dieci anni fa e si ispira all’uovo di Colombo, – un’idea che giunge ad una soluzione insospettabilmente semplice ad un problema apparentemente impossibile – infatti, chi la scopre immediatamente verifica le grandi potenzialità a livello di qualità e di usabilità. Siamo partiti dalla certezza che il metallo fosse un materiale ottimo per preservare le qualità organolettiche dell’olio che, oltretutto, è fotosensibile ed in questo modo non incontra mai la luce! Ma la vera innovazione è cominciata quando, nel corso di questi anni, abbiamo iniziato ad immedesimarci nei panni dei nostri clienti, chiedendoci in quale modo il prodotto potesse rispondere alle loro esigenze e a quelle dei clienti dei nostri clienti. Un lavoro che ci ha anche portato ad affrontare delle difficoltà… ad esempio la parte più difficile da realizzare è stato il collo della bottiglia. L’idea è passata al vaglio di un gruppo di lavoro che ha dovuto sperimentare, informarsi sul mercato, comprendere le potenzialità e superare ostacoli tecnici. Il nostro obiettivo però era chiaro: volevamo produrre una bottiglia che fosse veramente ben fatta per il consumatore finale e che non richiedesse alcun tipo di modifica nelle linee di riempimento dei nostri clienti

Nel processo innovativo che ci ha raccontato Michele Amati, vediamo proprio quelle caratteristiche annunciate nel Genio Collettivo: un processo creativo che porta ad un’innovazione che può fare la differenza e che tutti noi, guardandolo, pensiamo… ma perché non ci abbiamo pensato prima?… Perché non basta l’idea, ma bisogna che l’idea venga incanalata in un processo innovativo in cui si incontrano ostacoli, in cui bisogna sperimentare e farsi davvero tantissime domande.

Ecco, noi oggi vediamo una bottiglia di metallo, ma chi l’avrebbe mai detto che dietro a tale idea ingegnosa ci fossero dieci anni di lavoro alle spalle?

Un’innovazione che ci vuole far pensare ad una scoperta talmente rivoluzionaria che riporta alla mente il mitico esploratore Cristoforo Colombo. Infatti, il prodotto potrebbe conquistare il mondo, considerando la facilità di trasporto… e l’olio italiano potrebbe ri-scoprire l’America, puntando ad un futuro costituito da:

  • Qualità
  • Rapidità
  • Agilità
  • Riciclo
  • Estetica

Proprio così, non si sono proprio risparmiati, perché la bottiglia può essere facilmente “customizzata” (personalizzata) dando grande spazio alla creatività di chi sceglie la bottiglia Colombo per vendere il proprio prodotto oleario.

In tal modo, in brevissimo tempo, osserveremo crescere questa tendenza che ci porterà a dimenticarci delle ingombranti, e spesso pericolose, bottiglie di vetro, per veder fiorire un nuovo modo di pensare alla bottiglia dell’olio, che garantisca maggiore qualità in termini di mantenimento delle proprietà organolettiche e maggiore funzionalità nel trasporto, riducendone i costi e l’impatto sull’ambiente.

Il prodotto, non per ultimo, entra nella lista degli elementi green di cui si potrebbe vantare l’intera filiera. Infatti, il metallo è un materiale riciclabile all’infinito poiché non perde le sue proprietà anche dopo la ri-lavorazione. Non a caso è tra i finalisti del Best Packaging Award che premia i migliori packaging progettati in Italia o commercializzati sul territorio nazionale, che quest’anno ha riposto il focus sul Quality Design per valorizzare le soluzioni che si distinguono in termini di progettualità.

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