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Andrea Telesca

Andrea Telesca has 29 articles published.

Consultant di Praxis Management e Contributor di News & Customer Experience. Studia l’applicazione della Customer Experience nel settore dell’Arte, della Cultura e della Comunicazione. Nasce a Venezia nel 1994, frequenta il Liceo Classico, si laurea nel 2016 presso l’Università Bocconi in Economia. Affronta il mondo della comunicazione e del marketing con esperienze trasversali in diversi media (Web TV, Radio, Giornalismo). Inoltre, fonda una delle associazioni studentesche più attive in università: “BFood-Bocconi Students Food Association”. Prosegue gli studi magistrali in Storia dell’Arte presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ottenendo il massimo dei voti con lode con una tesi intitolata: “Arte Contemporanea Africana, nelle mostre internazionali e nei mercati dell’Arte: il ruolo del critico Okwui Enwezor e l’opera di El Anatsui”. Si avvicina al mondo dei mercati dell’Arte grazie ad una breve esperienza di formazione presso il Sotheby’s Institute of Art di Londra ed in seguito presso la sede milanese della Casa d’Aste Wannenes. mail: andrea.telesca@praxismanagement.it

IL LIMITE È LA PROSSIMITÀ DELL’OLTRE /6: Project Milestone & RAMPT (NASA)

La tecnologia 3D: tra la Terra e lo spazio

Nei Paesi Bassi hanno iniziato a costruire case in cemento stampato in 3D. Si tratta del primo progetto edile al mondo basato interamente sulla stampa 3D. L’hanno intitolato “Milestone”: proprio per indicare la portata storica di tale innovazione, che modifica in modo significativo la concezione dell’attuale sistema di sviluppo di un cantiere.

Il progetto unisce diverse esigenze, dalla necessità di ridurre i costi (che per ora possono essere relativamente alti, ma che potranno diminuire notevolmente considerando il taglio delle tempistiche di costruzione), al progresso della tecnologia, dallo sviluppo del design, fino all’attenzione per la sostenibilità… insomma tutti vorranno, prima o poi, una casa costruita in 3D. La qualità e l’efficienza hanno destato una particolare attenzione da parte del pubblico, sempre più interessato alla riduzione dell’impatto ambientale che tale metodo di costruzione garantisce.

La sfida ambiziosa è quella di poter realizzare le case utilizzando un macchinario che stamperà i pezzi con l’uso della tecnologia 3D direttamente nella location individuata.

A pensare al disegno di tali case ci hanno pensato due architetti dalla visione futuristica: Houben e Van Mierlo. Così, il loro ingegno ha permesso di generare un dialogo tra ammassi di cemento e luoghi pieni di natura e verde: ciò che osserviamo è una perfetta integrazione con l’armonia della natura che accoglie le costruzioni artificiali come massi poggiati sulla terra.

Ma dalla Terra vogliamo ripartire per raccontare come la stampa 3D stia cercando di oltrepassare anche i limiti dell’atmosfera, raggiungendo perfino lo spazio.

Infatti, gli ingegneri della NASA hanno iniziato a produrre parti di razzi da lanciare nello spazio utilizzando la stampa 3D per le future missioni sulla Luna e Marte…

Il progetto Rapid and Analysis Manufacturing Propulsion Technology (RAMPT) ha permesso di diminuire notevolmente i costi di produzione, rendendo possibile anche una maggiore qualità ed efficienza, poiché la produzione a stampa 3D garantisce una grande precisione nella produzione delle diverse componenti che vengono progettati in minor tempo.

I pezzi prodotti in 3D erano tra le parti più costose dei motori dei razzi, poiché richiedevano un tempo molto lungo per la fabbricazione. La riduzione di tali costi diventa un’opportunità per poter concentrare le risorse su altre ricerche. Si tratta di un progresso per l’industria aerospaziale con delle ricadute future importanti anche nelle nostre imprese.

Il progetto RAMPT è una partnership tra la NASA e la Auburn University in Alabama, ma chissà quante altre innovazioni stanno superando limiti che ci sembravano invalicabili. Vedremo quali altri confini lontani riuscirà a raggiungere la tecnologia 3D.

Saremo pronti a coglierne gli sviluppi nel prossimo futuro che, in parte, abbiamo iniziato già a sperimentare.

THE GOOD TIME HOTEL

L’albergo della felicità

Il sole sta tornando, ormai le giornate si allungano e viviamo con più serenità. Il sole è la stella più vicina alla Terra, ci tiene caldi e ci fa abbronzare. Per molti il sole è anche sinonimo di vacanze, amici, gite… insomma, il sole, in poche parole ci rende felici.

Ora che si sta avvicinando l’estate occorre pensare a come trascorre le vacanze più attese dell’anno. Certo, non tutti potranno muoversi, i viaggi saranno ancora limitati e non potremo raggiungere tutte le mete desiderate. Però, poiché conosciamo i limiti di questo periodo, ci lasciamo un po’ andare sognando una vacanza oltreoceano: pieni di entusiasmo e di allegria. Proviamo ad immaginare la meta del viaggio della prossima estate, destinazione: Miami Beach.

Un luogo cool, esclusivo, per fare vacanza in una delle location più iconiche del pianeta. Miami Beach è quella città magica dove ci sono feste, spiagge favolose, persone che sfrecciano sui pattini in costume e che girano su auto di lusso mentre ci fanno tremare per il rombo che emettono dal motore.

Miami Beach sembra proprio il luogo perfetto in cui si vive l’entusiasmo di cui abbiamo tanto bisogno. Decidiamo allora di prenotare l’albergo, non uno qualunque, scegliamo il The Good Time Hotel.

Potrebbe sembrare un “normale” hotel di lusso, invece, il The Good Time Hotel offre qualcosa che va oltre un semplice pernottamento. La promessa, infatti, è quella della felicitàtutto è stato progettato scegliendo canoni, linee, colori, che possano essere in grado di stimolare sentimenti di gioia e di positività.

Qual è la vera chicca? Dietro al progetto c’è lo zampino di Pharrell Williams, proprio lui, l’autore della famosa canzone “Happy”.

Allora prepariamoci all’estate, alziamo il volume della musica e ritroviamo la carica per affrontare un periodo in cui ci auguriamo tutti di poter vivere con gioia e positività.

#BecauseIAmHappy

IL LIMITE È LA PROSSIMITÀ DELL’OLTRE /5: AMAZON

L’auto che diventa Supercar grazie ad Alexa

Avevamo già parlato in questo articolo (clicca qui) di come Alexa si stia pian piano diffondendo nelle nostre abitazioni, fino ad integrarsi con i dispositivi più disparati. Avevamo scoperto insieme come fosse possibile ordinare un caffè semplicemente parlando con la propria macchinetta.

Alexa è davvero mille combinazioni diverse, essa è capace, a seconda dell’input che le si lancia, di aprirci mondi diversi. Ma parliamo di limiti e di tutti gli oltre che Alexa è in grado di raggiungere superandoli ogni qual volta si decida di parlare con lei.

“Ehi Alexa, mi porti a casa?”

Amazon ha iniziato alcune collaborazioni con brand iconici dell’automotive. Vi ricordate KITT Supercar? Era l’auto dei sogni, dotata di una tecnologia futuristica: una Pontiac nera del 1982 montava un potentissimo computer di bordo, in grado di dialogare con il conducente.

Naturalmente si parlava di fantascienza, un futuro possibile solo nell’immaginazione. Amazon, però, sulla scia dei sogni di ragazzi ormai diventati adulti, ha deciso di sorprendere tutti.

Infatti, Lamborghini ha iniziato ad installare a bordo delle proprie auto Alexa, portando nel presente quello che in passato era il sogno dei tanti fan della serie Supercar.

Se però una Lamborghini non possiamo comprarcela allora ecco una soluzione alternativa… infatti, Amazon ha aperto una collaborazione anche con il gruppo FCA, per montare la tecnologia di assistenza vocale anche sulla nuova FIAT500. Già la tecnologia MyAlfa e MyJeep era in grado di interagire con Alexa, consentendo ai proprietari delle auto di conoscere lo stato della batteria, potendo anche aprire o chiudere a distanza l’automobile.

Da oggi potremo parlare con la nostra macchina, proprio come nella serie Supercar! Chissà quante cose potremo fare, come potremo interagire con Alexa? Ci consentirà di aprire il cancello di casa senza dover schiacciare quello scomodo telecomando? Potremo dirle “Ehi Alexa, apri il garage”?

Ogni tanto, durante i viaggi lunghi ci chiederà come stiamo, se siamo stanchi e vogliamo fare una sosta caffè.

“Ehi Alexa, grazie per tutto quello che ci fai fare, ma secondo te, qual è il prossimo oltre che raggiungerai?”

A questa domanda non ci ha saputo rispondere, ma saremo pronti a scoprire i limiti che Amazon supererà continuando a giocare quel ruolo di leader nel mondo dello sviluppo della tecnologia, in grado di farci vedere quello che noi chiamiamo futuro, che per Amazon è già qui.

IL LIMITE È LA PROSSIMITÀ DELL’OLTRE /3: NIKE

Andare oltre è uno stile di vita, ma come si fa? Ce lo insegnano le mamme

Le donne straordinarie, quelle che, mentre sta fiorendo nel loro grembo una nuova vita, devono pensare al plurale. Sono loro che, coltivando un oltre dentro il proprio corpo, non temono situazioni impegnative, superando i limiti più disparati.

Sì, perché non è affatto semplice. Si affrontano preoccupazioni, fatiche, stress, mentre il fisico inizia un mutamento tanto bello quanto estremo.

Anche Chiara Ferragni scrive, con ammirazione ed ironia, un commento sul profilo Instagram della modella Emily Ratajkowski: “Ragazza come puoi avere quel corpo dopo un bambino?”… dopo aver affrontato la gravidanza, mentre la prima sta per mettere al mondo Vittoria, la seconda figlia. Sì, in tale frase, seppur banale, si cela l’esorcizzazione della fatica che si deve affrontare, in tutta la sua complessità.

Ma Nike ci ricorda che cosa spinge le mamme “oltre”… sono loro, le atlete più toste: “The Toughest Athletes”. Una carrellata di immagini avvincenti e commoventi ci racconta come la nascita di un figlio possa accendere un motore potentissimo. È proprio vero che quando facciamo qualcosa, avendo in mente qualcuno a cui vogliamo bene, non ci ferma più nessuno, saremmo capaci di qualsiasi cosa.

Così, una mamma sarebbe in grado di correre i 100 metri, scalare una montagna, affrontare qualcuno sul ring… senza la preoccupazione della fatica, ma ricaricata dal “per chi lo sta facendo”… lo fa e basta: “just do it!”.

Allo stesso modo i limiti che incontriamo, gli ostacoli che ci bloccano – e che non ci fanno raggiungere immediatamente il cliente proprio come vorremmo – si affrontano con il “Just do it” di Nike, avendo in mente la tenacia delle mamme che ci ricordano come si affrontano gli ostacoli: “facciamolo e basta!”.

UN PACKAGING FATTO BENE

McDonald: “buono per tutti!”

Una conquista bellissima fatta da McDonald… il primo moto istintivo è quello di dire: “sono dei geni”. Ma, riflettendoci bene, si coglie che al fondo di questo nuovo packaging ci sia una grandezza che va ben oltre la funzione “meccanica” che agevola la presa del panino.

È un packaging innovativo che porta con sé un messaggio molto importante. Chi vive una disabilità spesso si scontra con una società che genera confini di diversità. A volte si radica in modo ancora più incisivo uno sguardo sulla disabilità che “fa sentire davvero diversi”, che ci allontana e, nell’esclusività di certe dinamiche, che rischia di acuire un ulteriore distacco e senso di esclusione.

Invece, il packaging proposto nella pubblicità di McDonald, per come viene raccontato, diventa inclusivo. Ci conquista perché ci fa scoprire i tratti di una nuova concezione di normalità. Non si evince in alcun modo quel messaggio del “faccio qualcosa di speciale per te che sei diverso”, ma piuttosto: “vieni a mangiare il panino… non ti accorgerai di alcuna differenza”.

È stato trovato un packaging inclusivo, “buono per tutti”. Pensare in modo inclusivo ci fa sentire tutti dalla stessa parte, tutti voluti e preferiti nell’esperienza da vivere da soli, con gli amici, con la famiglia…

È un packaging fatto bene, che abbatte il muro tra la “disabilità” e quella che in modo volgare viene definita da tutti “normalità”.

UNA WEB SERIE CHE PROFUMA DI VINO

La cantina piemontese Balbiano tra la terra e i social

Luca Balbiano è un giovane e talentoso imprenditore. Già nel corso della pandemia aveva dato vita ad un’iniziativa social “Stappati in casa”: delle dirette social che hanno generato interessanti dialoghi davanti alle webcam, fino a diventare un libro.

Ora però la creatività di Luca Balbiano si spinge oltre. Siamo in un mondo in cui coinvolgere i giovani non sembra essere apparentemente semplice. Ci sono limitazioni dettate dal fatto che si tratta di un prodotto alcolico, il vino, per cui è necessario anche essere educati. Ma allora, in che modo è possibile avvicinare al vino le giovani generazioni? In modo sano…

Wine Wave è una web serie nata su YouTube. Il vino viene raccontato paragonandolo al mondo dello sport, della musica, del cinema, della storia… uno degli ultimi episodi di questa web serie si intitola: “Il wine club della NBA”.

Che cosa sorprende di questa iniziativa…? La tenacia e la creatività di un imprenditore che opera in un settore il quale, agli occhi di tutti, potrebbe essere considerato – in prima battuta – elitario e legato ad un mondo di persone di “un certo tipo” e “di una certa età”. Al contrario, Luca Balbiano si è lanciato sui social, proprio perché sta crescendo l’interesse nei confronti del vino anche da parte dei giovani.

La pagina Instagram infatti ha più di 40.000 follower. Ora però cresce l’interesse per il progetto YouTube. Chissà quali altre idee creative hanno in programma! Vedremo quale sarà il risultato di questo ardente connubio tra vino, creatività e social…

#Be #Creative

 

NFT (NON FUNGIBLE TOKEN): L’INIZIO DI UNA NUOVA ERA

Non più virtuale, ma diversamente tangibile

Ad inizio marzo Christie’s vende all’asta, per la prima volta nella storia, un’opera d’arte in formato digitale (JPEG) alla modica cifra di 69.3 milioni di dollari, diventando così la terza opera più pagata realizzata da un artista vivente. Nel frattempo, NBA Top Shot vede svilupparsi, in brevissimo tempo, un traffico di oltre 100.000 utenti che si scambiano sul web video con le più belle azioni del basket americano… a pagamento. Si diventa proprietari di quel pezzo di video potendolo rivendere, su un marketplace apposito, ad ulteriori collezionisti interessati. Intanto, Gucci lancia le sneakers Virtual 25 da poter indossare nelle stories e nei video giochi.

Intuiamo di entrare a tutti gli effetti in una realtà parallela, in cui virtuale non è più sinonimo di intangibile… ma di “diversamente tangibile”. L’era digitale, in cui la realtà parallela si interseca con quella terrena, ha davvero suscitato numerose domande ed interrogativi, molti ancora faticano a comprenderne l’esistenza, altri la ignorano completamente.

Le conseguenze della realtà virtuale e del mondo digitale stanno influendo sulla concezione della fruibilità, decretando una radicale transizione del concetto di esperienza… che non solo deve essere personalizzata e pensata ad hoc, ma… deve anche essere accessibile a tutti, nativi digitali o immigrati digitali che siano.

L’arte, come un vero e proprio laboratorio sperimentale, ci sta facendo assaggiare in anticipo un cambiamento epocale in cui la concezione di possesso va a braccetto con il concetto di accessibilità e tracciabilità.

Sembra che i collezionisti inizino a preferire un asset “diversamente tangibile”, potendosi avvalere della tracciabilità della provenienza e avendo la garanzia di una facilità di scambio veloce, che possa raggiungere qualsiasi continente in pochissimi click, piuttosto che “toccare” un qualcosa di “fruibile”, ma di cui è necessario provarne la provenienza e dovendo inoltre superare il limite del tempo e dello spazio per essere davvero “preso e portato a casa”.

L’era digitale esaspera la velocità dell’esperienza, “ciò che desidero lo posso ottenere velocemente”, ma un limite c’è… il costo (ma solo per adesso). Se prima il tempo e lo spazio, la qualità e la materialità delle cose costituiva uno dei principali fondamenti del concetto di valore, ad oggi, il valore è determinato maggiormente dal desiderio di possesso e dal prezzo stabilito dal mercato in modo totalmente arbitrario.

Non ci sono risposte, solo domande, come sarà il mondo in cui vivremo? Chissà che cosa accadrà? In che modo gli NFT cambieranno le nostre vite? Continueremo a scoprirlo e ad interrogarci su questa novità che ci accompagna verso il futuro…

#keep #dreaming

HO DECISO, MI ISCRIVO ALLA PIXAR UNIVERSITY

Osservare ed immaginare oltre gli schemi

Leggendo il libro “Verso la creatività ed oltre…”, che rappresenta la testimonianza dell’esperienza vissuta da Ed Catmull, uno dei fondatori della Pixar, ho trovato interessante il racconto di un seminario organizzato dalla Pixar University: una vera e propria realtà di formazione interna.

Il seminario era dedicato specialmente ai disegnatori, eccezionali tecnicamente, ma che non erano (o forse non credevano di essere) dei veri e propri artisti.

Sembrava un semplice seminario dedicato ad acquisire maggiore creatività, ma Elyse Klaidman ha davvero stupito tutti. Dopo aver introdotto aspetti maggiormente scientifici che riguardano il funzionamento delle parti del cervello, che si attivano a seconda del tipo di senso messo in moto (parte destra visuale e percettiva, parte sinistra verbale e analitica), ha spiegato come per disegnare veramente andando “oltre” l’immagine, occorra inibire la parte sinistra del cervello.

In effetti i personaggi della Pixar, non sono “esattamente” una riproduzione della realtà. Se li dovessimo analizzare sarebbero completamente diversi… ma ci ricordano profondamente ciò che vediamo, rendendoci assolutamente impossibile un’associazione mentale diretta. Incontriamo qualcuno o qualcosa di unico, nuovo ed irripetibile.

Per spiegare ciò, ha fatto fare diversi esercizi che hanno davvero rivoluzionato non solo il modo di disegnare, ma il mindset delle persone che lavorano in Pixar. Sono stati fatti esercizi per capire come cambiare il punto di visuale: ad esempio, osservando oggetti al contrario… oppure concentrando l’immaginazione su punti negativi in cui manca un pezzo d’immagine: ad esempio, la sedia che vediamo qui sotto.

Ecco, l’artista è colui che riesce a disegnare una sedia con questi pezzi mancanti e che osservando i pezzi mancanti è in grado di tracciare quelle linee con la propria fantasia… che profondità di sguardo, che creatività che sono necessari!

Tante volte siamo ingabbiati in schemi mentali! Pensiamo, ad esempio, a come disegnare un lago… tutti prenderemmo istintivamente in mano una matita blu, ma esso in realtà contiene davvero un’infinita vastità di colori…

American Lake Scene, Thomas Cole, 1844, Dalla collezione di: Detroit Institute of Arts

Esiste davvero una grande differenza tra ciò che osserviamo e ciò che crediamo di vedere.

Disegnare la sedia con i pezzi mancanti ha insegnato qualcosa di nuovo… Catmull ci racconta come abbia contribuito, anche in diverse fasi decisionali in azienda, a spostare il problema quando certe scene di un cartone in produzione non convincevano… le persone hanno smesso di focalizzarsi sulla scena “sbagliata”… cercando la soluzione e la causa altrove…  “La vera soluzione arriva sempre riponendo l’attenzione sulle premesse… scovando i preconcetti che precedono il problema che è necessario affrontare”.

CRAVATTA IN TAVOLA

Marinella serve in tavola le più buone cravatte del mondo

Di che cosa ho voglia oggi? Di un caffè oppure di un Thè? Magari accompagnato da una meravigliosa brioche… e se a pranzo ordinassi un sushi?

Marinella ti servirà ciò che desideri, ovunque tu sia… però tutto al gusto di cravatta.

Ecco la grande idea di Marinella! La più famosa sartoria di cravatte partenopea ha fatto centro con una meravigliosa campagna marketing. Ci fa quasi assaggiare il gusto delle cravatte, un modo per far gustare l’eleganza fino a farci venire l’acquolina in bocca… come quando vengono sfornate le brioches e… non possiamo più resistere alla tentazione.

Un ingegnoso mix tra gusti e profumi… un viaggio che attraverso il cibo ci porta a visitare luoghi e a vivere situazioni… quelle situazioni perfette in cui potremmo indossare la cravatta.

Sì, perché la cravatta è quel condimento che andrebbe bene ovunque, quel sapore di eleganza che in ogni luogo e circostanza la renderebbe sempre e comunque “azzeccata” (direbbero i napoletani).

Un messaggio che colpisce anche per quel sano humor… no, questa volta non inglese, ma napoletano verace, che strappa un sorriso di cui abbiamo sempre più bisogno.

Marinella, since 1914, the taste of elegance.

BOTTEGHE RINASCIMENTALI… NO!

E’ una bottega moderna, che lavora gli occhiali come i grandi artisti del Rinascimento

Attraversando le vie del centro storico di Treviso scorgo tra le vetrine un negozio. Il concept dello store richiama subito la mia attenzione. È tutto molto luminoso, arioso e si coglie immediatamente quale sia il vero protagonista: è l’occhiale!

La terra veneta ha già una distinta fama nel mondo dell’occhialeria, è infatti lì che è nata Luxottica ed il Cadore è un vero e proprio distretto che sforna maestranze eccellenti. La bottega ottica In Barberia si ritaglia un piccolo spazio all’interno di un contesto ultra-competitivo ed internazionale puntando sulla qualità e sull’artigianalità.

Marco e Antonio sono due professionisti e vivono lo store interagendo con esso; il loro stesso style li rende affascinanti! Che cosa ha di davvero così straordinario questo luogo? Non è solo l’occhiale, anche se ogni pezzo è fatto rigorosamente a mano e prende forma traendo ispirazione ad esempio dai grandi film, come quello di Ocean’s Eleven indossato da Elliott Gould.

Ci sono anche occhiali particolarissimi, come quello prodotto con la seta al suo interno, oppure l’occhiale che con il suo effetto sembra essere stato ripescato dal fondale marino (che io ho “battezzato” l’occhiale “Damien Hirst”, come se appartenesse ad uno degli oggetti della famosa mostraTreasures from the wreck of the unbelievable” tenutasi nel 2017 a Venezia)… no non è nemmeno questa unicità a rendere così straordinario il tutto.

Ciò che rende davvero unica la bottega ottica In Barberia è la vetrina accanto, in pieno centro, all’interno della quale è visibile il laboratorio di produzione degli occhiali. Non solo vediamo gli occhiali finiti e disposti elegantemente in vetrina, ma osserviamo il luogo in cui vengono sapientemente costruiti e forgiati. Una maestria da demiurgo incolla il passante alla vetrina ed essa, inevitabilmente, sviluppa una forza attrattiva potente come una calamita. Impossibile restare inermi… conoscere il prodotto, sapendone l’unicità e comprendendone l’origine conquista in modo totalizzante i clienti.

La trasparenza, la manualità, il “ti faccio entrare nella mia bottega” è un segno di fiducia che ha un impatto positivo e rende tremendamente desiderabile ciò che stai per comprare.

Non deve essere facile esporsi così tanto, lavorare sapendo che tutti ti guardano. Eppure, è come se tutti i giorni il maestro degli occhiali andasse al lavoro salendo su un palcoscenico e quando inizia il giorno dicesse: “che lo spettacolo abbia inizio!”.

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