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Andrea Telesca

Andrea Telesca has 12 articles published.

Consultant di Praxis Management e Contributor di News & Customer Experience. Nasce a Venezia nel 1994, frequenta il Liceo Classico, si laurea nel 2016 presso l’Università Bocconi in Economia e Management per Arte, Cultura e Comunicazione. Affronta il mondo della comunicazione e del marketing con esperienze trasversali in diversi media (Web TV, Radio, Giornalismo). Inoltre fonda “BFood-Bocconi Students Food Association”, una delle associazioni studentesche più attive in università. Prosegue gli studi magistrali in Storia dell’Arte presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ottenendo il massimo dei voti con lode con una tesi intitolata: “Arte Contemporanea Africana, nelle mostre internazionali e nei mercati dell’Arte: il ruolo del critico Okwui Enwezor e l’opera di El Anatsui”. Si avvicina al mondo dei mercati dell’Arte grazie ad una breve esperienza di formazione presso il Sotheby’s Institute of Art di Londra ed in seguito presso la sede milanese della Casa d’Aste Wannenes. Studia l’applicazione della Customer Experience nel settore dell’Arte e della Cultura. mail: andrea.telesca@praxismanagement.it

IL RINASCIMENTO DELL’E-COMMERCE

Il terzo miglior e-commerce d’Italia, nel settore moda

Tutti abbiamo sentito parlare di Rinascimento… un periodo storico a cavallo tra il XIV ed il XV secolo durante il quale l’arte, la scienza e la tecnica in Italia fiorirono oltre misura, lasciando un segno indelebile e ricco di meraviglia nella storia. Ma avete mai provato a cercare su un motore di ricerca la parola “Rinascimento”? Il primo risultato che verrà fuori è il noto marchio di moda del Gruppo Teddy. Come mai?

Nel corso di questi anni Rinascimento è stato in grado di far crescere il proprio posizionamento nella classifica delle ricerche. Un ottimo risultato! La vera notizia però è che entra nel podio dei migliori canali di vendita online d’Italia, nel settore Moda. Stiamo parlando del terzo e-commerce migliore d’Italia, secondo una ricerca condotta da un leader europeo dei sigilli di qualità: l’Istituto Tedesco Qualità e Finanza (ITQF).

L’ITQF ha esaminato oltre 5000 aziende, che sono state accuratamente studiate da team di persone qualificate, individuando alcuni criteri:

  • funzionalità della ricerca
  • presentazione del prodotto
  • acquisto e consegna
  • servizio e comunicazione

Si tratta di una vera e propria analisi del customer journey del cliente… e sembra proprio che Rinascimento sia riuscito a metterlo al centro del proprio e-commerce, ottenendo un risultato veramente entusiasmante. Un esame che ha superato il voto di ben 350.000 intervistati, scelti per rappresentare la popolazione italiana.

Abbiamo voluto chiedere a Grazia Albanese (Responsabile e-commerce di Rinascimento) come siano riusciti a costruire un servizio così qualificato: “quando sono arrivata in Rinascimento mi è stato chiesto di innovare il sito ed implementare alcuni servizi, un po’ alla volta abbiamo introdotto delle novità. L’e-commerce vive una continua evoluzione, ciò è possibile grazie alla presenza di un team affiatato che ha lavorato intensamente sulla riorganizzazione del lavoro, sui servizi e sulla digital production. Un elemento che abbiamo curato molto è la parte grafica e l’introduzione di nuove funzionalità che hanno riscontrato un grande successo .”

E-commerce non vuol dire solo sviluppatori, che cosa accade dietro le quinte?

“Ci siamo sforzati per migliorare il nostro modo di lavorare in team e per rendere più semplice ed efficace l’operatività… questo ci ha permesso di collaborare per sviluppare una nuova strategia digital, con un importante sforzo nella gestione della strategia di ottimizzazione della ricerca (SEO) e contenuti. Nel tempo ciò ha permesso di migliorare il posizionamento nei risultati dei motori di ricerca. Oggi, infatti, il sito di Rinascimento è il primo link a comparire, il web ci mette al primo posto!”

Che cosa vuol dire mettere al centro del vostro lavoro la cliente (Marinella)?

“Cerchiamo di studiare molto le abitudini della nostra cliente e ci interessiamo molto anche dei nostri competitor… è fondamentale lavorare costantemente, introducendo novità e migliorando l’esperienza dell’utente, senza stravolgere eccessivamente le sue abitudini, il rischio è infatti di lasciarlo smarrito. Spesso, siccome abbiamo un Customer Service interno, sentiamo le esigenze delle nostre clienti “in diretta”. Le ascoltiamo molto, per noi sono preziosissime. Ad esempio, abbiamo introdotto una nuova modalità di reso grazie ad una collaborazione stretta col Customer Service, che ci ha evidenziato determinati elementi che stavamo trascurando. Solitamente le nostre colleghe ci aggiornano e ci segnalano le richieste in maniera quasi istantanea, si trovano dietro alla mia scrivania… sembra banale, ma non lo è. Infatti, molti marchi esternalizzano il servizio del Customer Service, non rendendosi conto di quanto sia fondamentale il loro contributo. Noi, lavorando tutti i giorni su quel determinato progetto, possiamo perdere dei particolari che possono essere rilevati dalle nostre clienti, perciò abbiamo un rapporto così stretto con loro.”

Quanto è rilevante il mercato online, come si fa ad affrontarlo considerando che ci sono migliaia di competitor?

“Il mercato online è diventato una necessità, in questo periodo molti marchi – specialmente nel settore luxury – stanno cercando di “recuperare” essendo rimasti indietro sulla parte e-commerce. L’online deve costantemente paragonarsi con lo store “offline”, poiché molte nostre clienti non sempre amano il digital – , spesso preferiscono la vendita assistita e desiderano entrare negli store per provare i capi. Perciò è necessario farsi delle domande apparentemente banali… per comprendere a pieno il bisogno che Marinella vive nell’esperienza d’acquisto online, paragonandola sempre con l’esperienza in-store. In questo siamo molto bravi! Si trovano molti indizi, ad esempio… la vestibilità. È una di quelle informazioni che abbiamo inserito nel nostro e-commerce, proprio pensando all’esperienza d’acquisto che vive (Marinella) quando vede determinati capi dentro al negozio”.

In che cosa si distingue il vostro team?

“Ci piace lavorare in modo unito, se qualcuno trova un servizio nuovo, una novità da proporre, oppure ha sperimentato qualcosa di piacevole… lo condivide. Siamo tutti molto abituati a condividere le idee, così nascono esperimenti, innovazioni, test… Il livello di coesione è forte, abbiamo anche un grande archivio delle idee, che accresciamo man mano, e che nel tempo vogliamo realizzare.”

L’aria che si respira in Rinascimento è estremamente impregnata di Genio Collettivo, è una comunità che trasuda desiderio di innovare ed è guidata da persone davvero capaci di essere dei veri e propri leader dell’innovazione.

Sicuramente la crisi in atto ha messo in luce l’importanza del mondo digital. Ora molti brand – non solo della moda – si devono adeguare per innovare in tutta fretta, sviluppando ciò che riguarda il mondo dell’e-commerce. Anche il cliente ha modificato le proprie esigenze d’acquisto, ma bisogna farsi le domande giuste per non dar niente per scontato. L’e-commerce deve cercare di compensare il gap della vendita assistita in negozio. Comperare online ed offline non è la stessa cosa…

Così lanciamo a tutti questa domanda… come possiamo dare ai nostri clienti, attraverso il canale online, ciò di cui potrebbero godere nel negozio fisico? È un’aspirazione davvero ricca di sfide, su cui Rinascimento, con grande impegno e successo sta raccogliendo i frutti del proprio lavoro, guidato da un forte spirito di innovazione.

“BOTTIGLIA IN VISTA!”

Colombo, la nuova scoperta: Customized OLive Oil Metallic BOttle

Colombo è una delle tante innovazioni nate dal Gruppo ASA, una società che opera nel B2B, che è interessata ai propri clienti, ma non solo! Anche ai clienti dei propri clienti, ma non solo! A tutti i passaggi che il proprio prodotto farà fino al riciclo.

Un’attenzione che mette in luce un’analisi accurata di tutte le fasi che incontrerà il prodotto, dalla fabbricazione fino al riutilizzo dopo l’uso.

Il Gruppo ASA è leader nella creazione di packaging in metallo sin dal 1961. Ha lanciato sul mercato la bottiglia Colombo, nome nato dall’acronimo Customized OLive Oil Metallic BOttle.  Come mostra il video pubblicato sulla pagina LinkedIn del Gruppo Asa, lo studio della bottiglia ha a cuore persino il rischio che possa reggere l’impatto al suolo, nel caso in cui scivoli di mano ad uno degli addetti alle vendite: quante volte sarà accaduto di rompere una bottiglia d’olio durante la fase di allestimento degli scaffali dei supermercati?

Siamo riusciti ad intervistare Michele Amati (Direttore Commerciale e Marketing del Gruppo ASA) che ci ha raccontato come è nata l’idea di questa innovazione nella loro impresa: “è un progetto che nasce quasi dieci anni fa e si ispira all’uovo di Colombo, – un’idea che giunge ad una soluzione insospettabilmente semplice ad un problema apparentemente impossibile – infatti, chi la scopre immediatamente verifica le grandi potenzialità a livello di qualità e di usabilità. Siamo partiti dalla certezza che il metallo fosse un materiale ottimo per preservare le qualità organolettiche dell’olio che, oltretutto, è fotosensibile ed in questo modo non incontra mai la luce! Ma la vera innovazione è cominciata quando, nel corso di questi anni, abbiamo iniziato ad immedesimarci nei panni dei nostri clienti, chiedendoci in quale modo il prodotto potesse rispondere alle loro esigenze e a quelle dei clienti dei nostri clienti. Un lavoro che ci ha anche portato ad affrontare delle difficoltà… ad esempio la parte più difficile da realizzare è stato il collo della bottiglia. L’idea è passata al vaglio di un gruppo di lavoro che ha dovuto sperimentare, informarsi sul mercato, comprendere le potenzialità e superare ostacoli tecnici. Il nostro obiettivo però era chiaro: volevamo produrre una bottiglia che fosse veramente ben fatta per il consumatore finale e che non richiedesse alcun tipo di modifica nelle linee di riempimento dei nostri clienti

Nel processo innovativo che ci ha raccontato Michele Amati, vediamo proprio quelle caratteristiche annunciate nel Genio Collettivo: un processo creativo che porta ad un’innovazione che può fare la differenza e che tutti noi, guardandolo, pensiamo… ma perché non ci abbiamo pensato prima?… Perché non basta l’idea, ma bisogna che l’idea venga incanalata in un processo innovativo in cui si incontrano ostacoli, in cui bisogna sperimentare e farsi davvero tantissime domande.

Ecco, noi oggi vediamo una bottiglia di metallo, ma chi l’avrebbe mai detto che dietro a tale idea ingegnosa ci fossero dieci anni di lavoro alle spalle?

Un’innovazione che ci vuole far pensare ad una scoperta talmente rivoluzionaria che riporta alla mente il mitico esploratore Cristoforo Colombo. Infatti, il prodotto potrebbe conquistare il mondo, considerando la facilità di trasporto… e l’olio italiano potrebbe ri-scoprire l’America, puntando ad un futuro costituito da:

  • Qualità
  • Rapidità
  • Agilità
  • Riciclo
  • Estetica

Proprio così, non si sono proprio risparmiati, perché la bottiglia può essere facilmente “customizzata” (personalizzata) dando grande spazio alla creatività di chi sceglie la bottiglia Colombo per vendere il proprio prodotto oleario.

In tal modo, in brevissimo tempo, osserveremo crescere questa tendenza che ci porterà a dimenticarci delle ingombranti, e spesso pericolose, bottiglie di vetro, per veder fiorire un nuovo modo di pensare alla bottiglia dell’olio, che garantisca maggiore qualità in termini di mantenimento delle proprietà organolettiche e maggiore funzionalità nel trasporto, riducendone i costi e l’impatto sull’ambiente.

Il prodotto, non per ultimo, entra nella lista degli elementi green di cui si potrebbe vantare l’intera filiera. Infatti, il metallo è un materiale riciclabile all’infinito poiché non perde le sue proprietà anche dopo la ri-lavorazione. Non a caso è tra i finalisti del Best Packaging Award che premia i migliori packaging progettati in Italia o commercializzati sul territorio nazionale, che quest’anno ha riposto il focus sul Quality Design per valorizzare le soluzioni che si distinguono in termini di progettualità.

LIBIAMO NEI LIETI CALICI (ANCHE DA CASA)

Villa Sandi lancia un nuovo modo di vivere l’aperitivo

Ho avuto la possibilità di partecipare ad una visita guidata, culminata con un’ottima degustazione di vino, della nota cantina Villa Sandi. È un’eccellenza nel territorio veneto e produce uno dei vini frizzanti più famosi del mondo: il prosecco. Villa Sandi è innanzitutto un luogo meraviglioso immerso tra le colline della Marca Trevigiana. È anche un ammirevole edificio in stile palladiano che risale al 1622 ed ospita la sede dell’azienda, guidata da Giancarlo Moretti Polegato.

Ho potuto prenotare la visita telefonicamente, con una grande disponibilità da parte del personale. Raggiunta la sede, la guida (attenta a tutte le norme di sicurezza) ha condotto il gruppo nei luoghi sotterranei che conservano le bottiglie di vino. I corridoi che abbiamo percorso, oltre ad essere estremamente affascinanti, raccontano di una storia passata risalente alla Seconda Guerra Mondiale: erano utilizzati per trasportare i rifornimenti alle truppe, in modo tale da non essere rintracciati dai nemici durante gli spostamenti. Oggi quei corridoi vegliano su più di un milione di bottiglie.

Alla fine di un’esperienza così bella come si può vincere la nostalgia? Il luogo, il vino, la bellezza del territorio sono stati insuperabili, tanto che me li sarei voluti “portare a casa”.

Ecco allora la novità: Villa Sandi, a causa, o forse grazie al distanziamento sociale, ha pensato ad una nuova formula di degustazione #CondividiamoUnApe: l’aperitivo in diretta streaming che si può condividere con chi vuoi. Lo si può fare comodamente da casa ed è estremamente semplice, basta ordinare il Kit aperitivo composto da una bottiglia di Prosecco Superiore Millesimato DOCG e da due confezioni di “Pan Da Vin” (un pane da degustazione pensato dagli studenti della scuola professionale DIEFFE di Valdobbiadene) per “accompagnare il bicchiere”.

Tale proposta lancia una nuova modalità di gustare l’aperitivo, potendolo condividere con i propri amici e parenti anche lontani, non solo nel periodo della quarantena, ma sempre, avvicinando le persone con cui si desidera brindare, anche quando non è possibile incontrarsi. In tal modo passa la nostalgia, anche se la bellezza del luogo resta inestimabile e soprattutto insostituibile.

IL GOLOSARIO DEGLI ITALIANI

Con il nuovo servizio dellapp, il piatto è servito, a casa vostra…

Il filosofo tedesco Feuerbach affermava: “L’alimento umano è il fondamento della cultura e del sentimento”. Lo scriveva nel 1862 e nello stesso testo affermava anche che…l’uomo è ciò che mangia”, nel senso che un popolo è in grado di progredire anche grazie all’alimentazione. Come dargli torto? È grazie al cibo che la specie umana è mutata e migliorata nel tempo.

Pertanto, non possiamo lasciarci sfuggire l’ulteriore fase evolutiva che stiamo attraversando in questo periodo. Sembra, infatti, che l’homo sapiens sapiens si stia pian piano trasformando in homo digitalis.

Siamo rimasti affascinati dall’applicazione che è stata pensata da Il Golosario, una delle più importanti realtà che si occupa di cibo a 360°… un portale che scopre ristoranti in grado di stupirci… una community di persone che scovano il meglio dei locali che sono presenti in Italia (inutile dirlo, il Paese migliore del mondo dove mangiare).

Il Golosario è un’eccellenza che ha alle spalle una delle figure più illustri e preparate su “le cose buone d’Italia”: il giornalista enogastronomico Paolo Massobrio… si è subito prodigato per andare incontro al nuovo fenomeno della ristorazione. I locali, per rispondere all’esigenza di palati raffinati e desiderosi di cibarsi, hanno dovuto fare i conti con un nuovo modo di proporre il “mangiar fuori”… raggiungendo i clienti direttamente a casa. Non è una novità il food delivery, la vera novità è chi ha iniziato a farlo! Come lo scopriamo?

Tramite l’applicazione IlGolosario RISTORANTI, disponibile sia in versione iOS, che Android.

Come cercare dall’app tutti i locali che in questo periodo offrono il servizio di delivery? È molto semplice! Direttamente dalla home page dell’applicazione: basta digitare nel banner di ricerca la parola “delivery”. Comparirà un elenco di tutti i locali che offrono questo servizio. Si possono filtrare per vicinanza geografica, per voto crescente o decrescente oppure in base al prezzo. La stessa ricerca si può compiere con la parola “take away”.

Il servizio più completo è messo a disposizione con un abbonamento annuo del costo di un menù da fast food, appena 7.90€, ma non facciamoci ingannare, qui la qualità è sostanziale: infatti l’app ci spalanca ad un vasto universo di informazioni dettagliate, prezzo medio, piatti imperdibili e qualche anteprima sull’esperienza che potremo vivere…

Insomma, il Golosario è riuscito ancora una volta a prendersi cura dei propri utenti amatori del mangiar bene. Anche quando i ristoranti si trovano a dover gestire flussi di persone contingentati, possiamo contare su servizi che favoriscono e perpetuano il gusto ed il piacere della cucina. Da oggi, anche noi, siamo pronti a questa nuova incredibile fase evolutiva, perché quello che mangeremo, diventerà ciò che saremo.

Andrea Telesca

MANGIAR FUORI? PER ORA MEGLIO NEL RISTORANTE SOTTO CASA (63%)

…con il delivery la preferenza arriva a superare il 70%

Nel corso della settimana abbiamo effettuato un sondaggio: qual è il sentimento dei consumatori in questo particolare momento di lenta ripresa del settore della ristorazione? Lo abbiamo chiesto ad un campione eterogeneo di persone classificato per età e sesso. È interessante sottolineare che la risposta maggiore è arrivata dalle donne, che hanno partecipato più attivamente (59%) rispetto agli uomini (41%). Dai risultati emerge un dato fondamentale: il Covid-19 non ha cancellato del tutto il desiderio di mangiare fuori di casa.

Questo “mangiar fuori” si può declinare in molti modi. Per questo abbiamo voluto concentrare la ricerca individuando due categorie principali: il ristorante “vicino casa” (o pizzeria) o la catena “fast casual. Da una parte possiamo essere affezionati alla trattoria, al ristorante tipico, che ci ispira sicurezza a pelle; dall’altra potremmo essere amanti di quella novità stuzzicante, che vince per il metodo con cui è concepito il servizio, ben organizzato e definito, che propone una cucina veloce (fast) ma allo stesso tempo di qualità e che possiamo trovare a Milano come a Roma, a Verona oppure a Torino, a Napoli e a Palermo: la cosiddetta catena “fast casual”.

Quasi tutti, a prescindere dall’età, hanno risposto che in questo periodo preferiscono il “ristorante sotto casa”, sia nell’ottica della consumazione al tavolo, che scegliendo la modalità “delivery”.

Un quarto della popolazione del nostro campione dimostra che chi era abituato ad uscire, oggi, invece, preferisce non farlo. Premesso che il 63% di tutti gli intervistati afferma che preferirebbe uscire a mangiare nel “ristorante sotto casa”, un dato che stupisce riguarda i giovani compresi nella fascia 18/25 anni: ben l’83% di essi lo preferirebbe rispetto ad una catena Fast Casual, un dato al di sopra della media.

Il 58% dei giovani 18/25 sarebbe disposto ad ordinare attraverso i servizi di “delivery” del “ristorante sotto casa”, dimostrando di avere decisamente più voglia di uscire, ma se consideriamo tutte le fasce di età, la percentuale cresce fino al 70%. Al progressivo aumentare delle fasce d’età cresce, invece, la cautela sull’uscita: alla domanda “LOCKOUT: per mangiar fuori casa, meglio la Catena Food Fast Casual che preferisci o il ristorante vicino a casa che conosci bene?” il 32% del campione relativo alla fascia di età 51/65 ha risposto: “Né l’uno né l’altro fino a che esiste il Covid-19”, risposta nemmeno presa in considerazione dai più giovani.

I dati evidenziano che la fascia di età superiore ai 26 anni è il target principale delle catene fast casual, ma tale categoria deve confrontarsi con una clientela più intimorita all’idea di uscire fuori di casa.

I giovani, invece, si affermano come i più coraggiosi (forse spavaldi), tuttavia desiderosi di rientrare in un clima di normalità.

Gli adulti, al contrario, sono più cauti e aspettano, sperando che questo nemico invisibile sparisca dalla circolazione.

Sono dati che riguardano la prima settimana dopo il “lock-out” e che, forse, nelle prossime settimane si stabilizzeranno anche in base al progressivo rientro dallo stato di emergenza. Ci siamo resi conto, in questa condizione particolare, che il “ristorante sotto casa” ci trasmette maggiore fiducia rispetto ad una catena, nonostante quest’ultima abbia una filiera controllata ed estremamente efficiente.

Vedremo come cambierà la percezione nei prossimi mesi.

MI RITORNI IN MENTE

Una mostra delivery ci porta a casa il mondo là fuori

Esistono idee introvabili che dimostrano come la creatività non abbia limiti. Da dove nasce la creatività? Dall’ingegno… e l’ingegno è preceduto dall’acuta osservazione, dall’accorgimento, dall’intercettazione di un bisogno particolare. Other Size Gallery by Workness a Milano si ingegna, colta alla sprovvista, come tutti, da un’impossibilità a far vedere la bellezza di cui essa è veicolo. L’arte, oggi ancora timidamente nascosta a causa dei tempi che corrono, esce silenziosamente dalla Galleria, lasciandosela alle spalle per raggiungere direttamente i propri amanti nelle loro case, come a voler sfuggire dallo stato di immobilità generale.

Si tratta di una “mostra delivery”, cioè, avete capito bene, viene spedita direttamente a casa. Funziona così: bisogna inviare una richiesta a othersizegallery@workness.it indicando l’indirizzo della propria abitazione. A questo punto, dal 20 maggio all’8 luglio, ogni settimana, la Galleria spedirà otto cartoline realizzate da alcuni fotografi emergenti del panorama artistico italiano: Michela Battaglia, Davide Bertuccio, Roberto Boccaccino, Tomaso Clavarino, Gianpiero Fanuli, Vanessa Pallotta, Sara Palmieri e Francesca Todde. Si tratta di un viaggio che vuole catturare il tempo, forse un tempo che vogliamo recuperare, che vogliamo riscoprire nella nostra dimensione privata. Ma ciò che veramente entusiasma di tale iniziativa, che seguiremo attivamente, è l’amore, la tenerezza verso i fruitori. In un momento di smarrimento essi vengono raggiunti, inaspettatamente, proprio a casa. Ecco, che la Galleria non si fa dimenticare, anzi, ci ritorna in mente, ci coglie di sorpresa e riaccende il desiderio, nonostante la lontananza tra le nostre mura, di andare a curiosare sul sito web.

Non appena ci sentiremo più sereni a ritrovarci a calpestare i suoi pavimenti, ad assaporare il suo profumo, come l’incanto dell’attesa degli innamorati che si spediscono lettere guardando fuori dalla finestra, saremo pronti a riabbracciarci. Ed è così che attenderemo queste cartoline, aspettando curiosi di andare a sbirciare nella cassetta delle lettere le immagini di un mondo che non si è mai fermato e che non vede l’ora di uscire.

Andrea Telesca

#IO RESTO ALL’ESSELUNGA

Quando la quarantena sarà finita, rimarrò fedele al brand

Stiamo vivendo in un periodo senza strette di mano… molti clienti si sentono in difficoltà, specialmente nei centri che generano assembramenti. Oggi le nuove agorà sono i supermercati, che accolgono masse di clienti schivi e nervosi che si muovono disorientati. Sono nate alcune app per poter contare il numero di persone in coda. Ma questo non diminuisce la diffidenza e la difficoltà di chi si imbatte nella spesa settimanale. Quindi, in che modo la Shopping Experience può aiutare in un momento di difficoltà? Molte catene di supermercati si stanno domandando in che modo possono aiutare i propri consumatori a vivere la spesa in modo efficiente e sereno.

Ormai anche le leggi ci impongono di adottare delle misure di sicurezza che ci obbligano ad attendere, mettendoci in coda, fuori dal supermercato alla distanza di un metro l’uno dall’altro. Ma avete notato quello che ci sta accadendo intorno, sono solo norme di sicurezza? Oppure esiste anche un’attenzione da parte delle grandi catene su come offrire un’esperienza sicura ed efficiente?

Sono stato a fare la mia spesa settimanale all’Esselunga, la nota ed insostituibile catena di supermercati lombarda. Mi trovo in coda, in attesa di poter entrare nel supermercato e resto davvero sorpreso dell’attenzione da parte dello staff della security e del personale dello store.

Una volta superato il momento della coda, finalmente sono entrato nello store. Mi dirigo immediatamente verso la zona dei carrelli e lì trovo il primo segno di attenzione nei miei confronti… Di fianco ai carrelli si trova immediatamente un distributore con il disinfettante per le mani ed una scatola con i guanti di plastica da poter indossare per prendere il carrello.

Subito un addetto della security mi ha indirizzato verso la fila, accompagnandomi con gesti e sguardi verso la direzione giusta.

Mentre attendo in fila mi trovo accanto al desk delle casse, lì un ragazzo sta per iniziare il proprio turno e gli danno un camice pulito, ancora imbustato, con indicazioni precise su come indossare la mascherina e disinfettare le proprie mani, prima di iniziare il proprio turno… forse non è un caso che abbiano deciso di compiere questa operazione di fronte alle persone in fila… alla debita distanza ovviamente, ma ho avuto la percezione di essere al sicuro, di essere nel posto giusto, dove poter effettuare la mia spesa. Ho subito pensato… sono in buone mani.

Nel frattempo, quasi come un vigile, un altro addetto alla security limita l’ingresso all’interno dello store, rassicurando e scambiando battute con chi si trova in coda.

Una volta dentro lo store, mi capita un’altra cosa inaspettata, un’addetto, nel corridoio principale, indica alle persone dove poter trovare ciò che cercano… è davvero una banalità, ma questa figura, preparatissima… consente di ridurre il tempo di permanenza all’interno dello store, velocizzando, così, ulteriormente l’acquisto.

Non mi sono mai sentito così guidato e soprattutto al sicuro, in uno spazio così affollato e “potenzialmente” pericoloso. È un’esperienza che supera le mie aspettative, mi ha fatto tornare a casa più sereno, certo di non essere da solo, con qualcuno che pensa a me, alla mia salute e al mio tempo. Questa esperienza mi fa desiderare di tornare all’Esselunga, perché la percepisco come un luogo sicuro, affidabile ed efficiente. Non credo che mi dimenticherò di te, cara Esselunga, tornerò da te anche dopo la pandemia, perché mi hai dimostrato, ancora una volta, di saperti prendere cura di me oltre le mie aspettative.

LA SMART CULTURA DEL TEATRO ALLA SCALA

Se il pubblico non può andare alla Scala, allora è la Scala ad andare a casa del suo pubblico

Il Teatro alla Scala è una vera e propria fabbrica di cultura. Dato il momento storico che stiamo vivendo è costretta a rivoluzionare la propria proposta. Così, mentre molti italiani si trovano in Smart Working anche la Scala prosegue le proprie attività, facendo procedere in modo “Smart”, da casa, concerti ed esibizioni. In particolare, il coro delle voci bianche dell’Accademia della Scala, un’eccellenza a livello mondiale, ha proposto l’inno d’Italia unendo in un unico video numerosi ragazzi che intonano le diverse strofe, attraverso i propri dispositivi mobili.

L’inno d’Italia in questi giorni accompagna ed unisce un popolo che è colpito da una crisi senza precedenti. Ma in un momento così particolare l’inno è un grido di solidarietà e di speranza. Offre a tutti quello che nessuna donazione sarebbe in grado di offrire: unisce un popolo.

Così la Scala è costretta, in virtù della circostanza creatasi, a dover cambiare la propria proposta culturale. Un soft power emerge nella capacità di creare coesione, sfruttando la potenza del proprio brand. La cultura è un mondo che, in termini economici, non sarebbe in grado di offrire grandi risorse per poter costruire nuovi reparti e donare apparecchiature agli ospedali. Ma non smette di utilizzare i propri mezzi potenti per offrire esperienze uniche anche in periodi di crisi.

Si potrebbe dire, in un certo senso, che anche se temporaneamente le persone non possono andare alla Scala, allora è la Scala che bussa alla porta delle case, sia dei propri artisti, che del proprio pubblico.

Pertanto, il Teatro alla Scala, in collaborazione con RaiPlay e Rai5 a partire dal giorno 23 marzo, predisporrà un palinsesto per offrire al pubblico degli appassionati 30 spettacoli… uno al giorno… registrati tra il 2008 ed il 2019. Inoltre, a partire dal 6 aprile, per quattro settimane consecutive, trasmetterà un’opera al giorno su Rai5, alle 10.00, ed ogni mercoledì un’opera alle 21.15.

Come la Scala, tanti musei hanno aperto al pubblico del web le proprie porte, e la cultura, ancora una volta, viene utilizzata come strumento di coesione sociale. Ma il video dell’inno delle voci bianche ha qualcosa in più da dire a me e a tutti noi “clienti della cultura”. Non è solo un portarci nelle case l’inno di Mameli, non è solo una trovata geniale. È un inno di speranza che viene cantato dai ragazzi a tutti i “grandi”. È il segno che quei ragazzi, che noi crediamo ancora ingenui, hanno qualcosa da dire a tutto il popolo italiano. Oggi il senso di unità all’interno della Nazione si credeva perso, ed invece i ragazzi ci fanno vedere l’unità nella distanza. È questa “distanza” che ci sorprende… come sia possibile restare uniti e darsi coraggio anche nella distanza. Si spalanca così anche per tutti noi che siamo a casa un’altra possibilità, non solo tentare di iniziare la giornata con la speranza, ma ci viene proposto di essere protagonisti, pur nella distanza, di un motore pulsante di una nazione che non ha intenzione di essere sconfitta. L’inno d’Italia è l’inno della resilienza di tutti noi, l’inno di tutti coloro che desiderano promuovere la cultura come base solida ed essenziale di un popolo, e a ricordarcelo sono i ragazzi.

Proporre ai ragazzi di essere protagonisti del video è uno strumento efficace per affermare che la cultura non è “cosa” passata, non è “roba” da vecchi. La cultura è per tutti. È un modo per rincuorare anche le persone più anziane, gli amanti della “vecchia guardia” che sono assidui frequentatori del Teatro alla Scala. Ora sanno di poter contare su un popolo di giovani appassionati che dimostrano di avere le mani salde sul timone. Nonostante i tempi li costringano a rimanere a casa, la cultura non si ferma ed i giovani sono i protagonisti. Quegli stessi giovani, una volta usciti dalla quarantena, non vedranno l’ora, come me, di poter andare alla Scala per tornare a provare i brividi sulla pelle nel sentire l’opera, le canzoni liriche e vedere danzare ballerini fuoriclasse. Propongo pertanto di guardare questo video commovente, che mi ha fatto sentire più vicino a tutti gli italiani che, come me, stanno vivendo chiusi in casa. Mi sono sentito più vicino alla mia famiglia, ai miei amici, ai medici e agli ammalati. Sono grato al Teatro alla Scala di avermi ricordato di non essere da solo e di essere ancora capace di stupirmi di fronte alla bellezza della cultura, fonte inesauribile di speranza e sogni.

VAN CLEEF & ARPELS E LA SPILLA DEL… VIGILANTE!

La cicogna che porta il diamante, il vigilante che porta entusiasmo

Un percorso scintillante: le sale del Palazzo Reale di Milano erano letteralmente straripanti di gioielli dal valore inestimabile. La mostra che ha raccolto i gioielli della famosa maison francese Van Cleef & Arpels è stata organizzata per celebrare “la capacità unica dei gioielli di unire eternità ed effimero, l’amore e la manifattura, la bellezza e l’arte”. Una storia che inizia dal 1906 ed è costellata di altre storie, poiché molti dei gioielli presenti in mostra – più di 400 – sono stati indossati da star, attrici, cantanti, mogli di famosi presidenti. Ogni gioiello appartiene ad una storia particolare, ad un luogo, ad una persona.

Le sezioni della mostra si articolavano in tre passaggi dedicati alla Natura, al Tempo e all’Amore. Ad ispirare il percorso sono state le “Sei lezioni americane” di Italo Calvino (leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, coerenza). Esse sono spunto di riflessione anche per noi, che in questo momento cerchiamo di affrontare le nuove sfide di questo secolo.

Mentre osservavo i gioielli di un pannello, insieme ad alcuni amici, abbiamo incominciato a domandarci quale fosse la storia di alcune spille meravigliose, quanto valessero, che cosa rappresentassero. Ecco l’imprevisto che accadeun vigilante si avvicina ed inizia a raccontarci la storia di quelle spille, il loro valore simbolico, ancor prima che economico. Una cicogna d’oro ricoperta di diamanti conduce verso la casa della futura mamma il suo gioiello, un bimbo, simboleggiato da una pietra preziosissima, stretta nella morsa del becco.

Ma di cosa si occupava quel signore che, con grandissima attenzione ed interesse, ci ha fatto sognare davanti a quella spilla? Vigilanza, niente di più, niente di meno. In quei lunghi turni trascorsi ad osservare le persone, affinché rispettassero le norme di sicurezza, non ha potuto rinunciare a memorizzare le informazioni presentate nel corso delle guide organizzate.

Un vigilante, nel corso del suo lavoro ha sviluppato una sensibilità in grado di riconoscere l’interesse da parte mia e dei miei amici. Ci ha raccontato qualcosa di nuovo e ci ha permesso di imprimere il ricordo della mostra attraverso una sola spilla. Ancora oggi ricordo in modo vivido la bellezza di quel gioiello e lo stupore inaspettatamente generato dalla chiacchierata con il vigilante.

Mi ha colpito osservare come la bravura delle guide sia stata trasmessa ad un vigilante. Come il loro servizio, svolto in maniera eccellente, abbia generato in modo indiretto un entusiasmo anche in me, attraverso una persona che non era addetta alle spiegazioni, ma che facendo uno piccolo strappo alla regola – uscendo dalla propria convenzionale attività – ha trasmesso a me delle informazioni utili, rendendo l’esperienza di tale mostra memorabile.

TEATRO OLIMPICO DI VICENZA, LA VISITA MULTIMEDIALE

Una biglietteria che supera le aspettative

Il Teatro Olimpico di Vicenza: patrimonio culturale dell’umanità

Mi sono imbattuto in una bellissima esperienza, in qualità di visitatore di un celeberrimo monumento italiano: il Teatro Olimpico di Vicenza. Esso è considerato a livello mondiale un esempio unico ed irripetibile di architettura tardo-cinquecentesca. Si tratta di un capolavoro, progettato dal maestro Andrea Palladio, l’architetto delle antiche ville venete. Nel 1994 il teatro è stato riconosciuto patrimonio culturale dell’umanità. Tuttora è sede di numerose iniziative culturali, spettacoli e concerti. Siamo di fronte ad uno dei teatri coperti più antichi ed affascinanti del mondo. Ubicato nel centro storico di Vicenza è facilmente raggiungibile ed è una meta molto ricercata dai turisti e dalle scuole. Tuttavia, la città di Vicenza è una delle innumerevoli mete turistiche del Veneto, che offre davvero infinite possibilità al turista appassionato di Arte e Cultura. Vive a pieno la competizione con altre realtà: Padova, Verona, Treviso, Venezia…. Il Teatro Olimpico è una delle attrazioni distintive di Vicenza.

La nuova visita multimediale

Per visitare il Teatro è necessario pagare un biglietto, con la possibilità di effettuare il percorso in solitaria, e, in alternativa – ed è questa la vera novità – hanno istituito una nuova modalità di visita:

“Buongiorno, vorrei visitare il Teatro Olimpico”

“Se lo desidera, tra 15 minuti inizia la visita multimediale.”

“Di che cosa si tratta?”

Il Teatro Olimpico ha deciso di sviluppare una nuova forma di visita. Si tratta di un’iniziativa sostenuta dal Comune di Vicenza. Alessandro Baricco e la Scuola Holden (incentrata sullo story-telling, narrazione, comunicazione e performance) hanno collaborato per valorizzare la visita. Hanno creato un percorso dove si è accompagnati da una narrazione multimediale. Un tablet assegnato a ciascuno permette di approfondire le varie parti del teatro – aiutando il visitatore a puntare lo sguardo su ciò che è più importante – ma la parte più interessante riguarda lo spettacolo di luci. Luci, suoni, musica, permettono di entrare dentro al monumento. Sono stato travolto dalle emozioni, era da tempo che non vivevo il sogno di entrare nella dimensione del passato. Seduti tra gli spalti, tutti i visitatori sono rimasti a bocca aperta. Oggi il Teatro Olimpico me lo porto nel cuore. Non era la prima volta che lo visitavo, ma la favola, così raccontata, mi è rimasta impressa.

La biglietteria: dove comincia la vera esperienza multimediale del Teatro Olimpico

Che cosa ho imparato? Che non basta visitare una cosa bella, ma come la visito, il modo in cui mi viene proposta, determina profondamente il ricordo dell’esperienza. Il Teatro Olimpico di Vicenza è un esempio eloquente, da cui poter prendere esempio su come rendere speciale la visita.

Ma chi devo veramente ringraziare? La biglietteria. Se non mi avessero avvisato che se avessi atteso 15 minuti, sarebbe partita la nuova modalità di visita multimediale, non avrei potuto portare a casa un’esperienza indimenticabile. L’attenzione, più o meno consapevole, dell’addetto alla biglietteria è stata per me essenziale. La mia esperienza presso il Teatro Olimpico è iniziata prima della visita del monumento, con il primo punto di contatto: la biglietteria.

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