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Andrea Telesca

Andrea Telesca has 25 articles published.

Consultant di Praxis Management e Contributor di News & Customer Experience. Nasce a Venezia nel 1994, frequenta il Liceo Classico, si laurea nel 2016 presso l’Università Bocconi in Economia e Management per Arte, Cultura e Comunicazione. Affronta il mondo della comunicazione e del marketing con esperienze trasversali in diversi media (Web TV, Radio, Giornalismo). Inoltre fonda “BFood-Bocconi Students Food Association”, una delle associazioni studentesche più attive in università. Prosegue gli studi magistrali in Storia dell’Arte presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ottenendo il massimo dei voti con lode con una tesi intitolata: “Arte Contemporanea Africana, nelle mostre internazionali e nei mercati dell’Arte: il ruolo del critico Okwui Enwezor e l’opera di El Anatsui”. Si avvicina al mondo dei mercati dell’Arte grazie ad una breve esperienza di formazione presso il Sotheby’s Institute of Art di Londra ed in seguito presso la sede milanese della Casa d’Aste Wannenes. Studia l’applicazione della Customer Experience nel settore dell’Arte e della Cultura. mail: andrea.telesca@praxismanagement.it

UN PACKAGING FATTO BENE

McDonald: “buono per tutti!”

Una conquista bellissima fatta da McDonald… il primo moto istintivo è quello di dire: “sono dei geni”. Ma, riflettendoci bene, si coglie che al fondo di questo nuovo packaging ci sia una grandezza che va ben oltre la funzione “meccanica” che agevola la presa del panino.

È un packaging innovativo che porta con sé un messaggio molto importante. Chi vive una disabilità spesso si scontra con una società che genera confini di diversità. A volte si radica in modo ancora più incisivo uno sguardo sulla disabilità che “fa sentire davvero diversi”, che ci allontana e, nell’esclusività di certe dinamiche, che rischia di acuire un ulteriore distacco e senso di esclusione.

Invece, il packaging proposto nella pubblicità di McDonald, per come viene raccontato, diventa inclusivo. Ci conquista perché ci fa scoprire i tratti di una nuova concezione di normalità. Non si evince in alcun modo quel messaggio del “faccio qualcosa di speciale per te che sei diverso”, ma piuttosto: “vieni a mangiare il panino… non ti accorgerai di alcuna differenza”.

È stato trovato un packaging inclusivo, “buono per tutti”. Pensare in modo inclusivo ci fa sentire tutti dalla stessa parte, tutti voluti e preferiti nell’esperienza da vivere da soli, con gli amici, con la famiglia…

È un packaging fatto bene, che abbatte il muro tra la “disabilità” e quella che in modo volgare viene definita da tutti “normalità”.

UNA WEB SERIE CHE PROFUMA DI VINO

La cantina piemontese Balbiano tra la terra e i social

Luca Balbiano è un giovane e talentoso imprenditore. Già nel corso della pandemia aveva dato vita ad un’iniziativa social “Stappati in casa”: delle dirette social che hanno generato interessanti dialoghi davanti alle webcam, fino a diventare un libro.

Ora però la creatività di Luca Balbiano si spinge oltre. Siamo in un mondo in cui coinvolgere i giovani non sembra essere apparentemente semplice. Ci sono limitazioni dettate dal fatto che si tratta di un prodotto alcolico, il vino, per cui è necessario anche essere educati. Ma allora, in che modo è possibile avvicinare al vino le giovani generazioni? In modo sano…

Wine Wave è una web serie nata su YouTube. Il vino viene raccontato paragonandolo al mondo dello sport, della musica, del cinema, della storia… uno degli ultimi episodi di questa web serie si intitola: “Il wine club della NBA”.

Che cosa sorprende di questa iniziativa…? La tenacia e la creatività di un imprenditore che opera in un settore il quale, agli occhi di tutti, potrebbe essere considerato – in prima battuta – elitario e legato ad un mondo di persone di “un certo tipo” e “di una certa età”. Al contrario, Luca Balbiano si è lanciato sui social, proprio perché sta crescendo l’interesse nei confronti del vino anche da parte dei giovani.

La pagina Instagram infatti ha più di 40.000 follower. Ora però cresce l’interesse per il progetto YouTube. Chissà quali altre idee creative hanno in programma! Vedremo quale sarà il risultato di questo ardente connubio tra vino, creatività e social…

#Be #Creative

 

NFT (NON FUNGIBLE TOKEN): L’INIZIO DI UNA NUOVA ERA

Non più virtuale, ma diversamente tangibile

Ad inizio marzo Christie’s vende all’asta, per la prima volta nella storia, un’opera d’arte in formato digitale (JPEG) alla modica cifra di 69.3 milioni di dollari, diventando così la terza opera più pagata realizzata da un artista vivente. Nel frattempo, NBA Top Shot vede svilupparsi, in brevissimo tempo, un traffico di oltre 100.000 utenti che si scambiano sul web video con le più belle azioni del basket americano… a pagamento. Si diventa proprietari di quel pezzo di video potendolo rivendere, su un marketplace apposito, ad ulteriori collezionisti interessati. Intanto, Gucci lancia le sneakers Virtual 25 da poter indossare nelle stories e nei video giochi.

Intuiamo di entrare a tutti gli effetti in una realtà parallela, in cui virtuale non è più sinonimo di intangibile… ma di “diversamente tangibile”. L’era digitale, in cui la realtà parallela si interseca con quella terrena, ha davvero suscitato numerose domande ed interrogativi, molti ancora faticano a comprenderne l’esistenza, altri la ignorano completamente.

Le conseguenze della realtà virtuale e del mondo digitale stanno influendo sulla concezione della fruibilità, decretando una radicale transizione del concetto di esperienza… che non solo deve essere personalizzata e pensata ad hoc, ma… deve anche essere accessibile a tutti, nativi digitali o immigrati digitali che siano.

L’arte, come un vero e proprio laboratorio sperimentale, ci sta facendo assaggiare in anticipo un cambiamento epocale in cui la concezione di possesso va a braccetto con il concetto di accessibilità e tracciabilità.

Sembra che i collezionisti inizino a preferire un asset “diversamente tangibile”, potendosi avvalere della tracciabilità della provenienza e avendo la garanzia di una facilità di scambio veloce, che possa raggiungere qualsiasi continente in pochissimi click, piuttosto che “toccare” un qualcosa di “fruibile”, ma di cui è necessario provarne la provenienza e dovendo inoltre superare il limite del tempo e dello spazio per essere davvero “preso e portato a casa”.

L’era digitale esaspera la velocità dell’esperienza, “ciò che desidero lo posso ottenere velocemente”, ma un limite c’è… il costo (ma solo per adesso). Se prima il tempo e lo spazio, la qualità e la materialità delle cose costituiva uno dei principali fondamenti del concetto di valore, ad oggi, il valore è determinato maggiormente dal desiderio di possesso e dal prezzo stabilito dal mercato in modo totalmente arbitrario.

Non ci sono risposte, solo domande, come sarà il mondo in cui vivremo? Chissà che cosa accadrà? In che modo gli NFT cambieranno le nostre vite? Continueremo a scoprirlo e ad interrogarci su questa novità che ci accompagna verso il futuro…

#keep #dreaming

HO DECISO, MI ISCRIVO ALLA PIXAR UNIVERSITY

Osservare ed immaginare oltre gli schemi

Leggendo il libro “Verso la creatività ed oltre…”, che rappresenta la testimonianza dell’esperienza vissuta da Ed Catmull, uno dei fondatori della Pixar, ho trovato interessante il racconto di un seminario organizzato dalla Pixar University: una vera e propria realtà di formazione interna.

Il seminario era dedicato specialmente ai disegnatori, eccezionali tecnicamente, ma che non erano (o forse non credevano di essere) dei veri e propri artisti.

Sembrava un semplice seminario dedicato ad acquisire maggiore creatività, ma Elyse Klaidman ha davvero stupito tutti. Dopo aver introdotto aspetti maggiormente scientifici che riguardano il funzionamento delle parti del cervello, che si attivano a seconda del tipo di senso messo in moto (parte destra visuale e percettiva, parte sinistra verbale e analitica), ha spiegato come per disegnare veramente andando “oltre” l’immagine, occorra inibire la parte sinistra del cervello.

In effetti i personaggi della Pixar, non sono “esattamente” una riproduzione della realtà. Se li dovessimo analizzare sarebbero completamente diversi… ma ci ricordano profondamente ciò che vediamo, rendendoci assolutamente impossibile un’associazione mentale diretta. Incontriamo qualcuno o qualcosa di unico, nuovo ed irripetibile.

Per spiegare ciò, ha fatto fare diversi esercizi che hanno davvero rivoluzionato non solo il modo di disegnare, ma il mindset delle persone che lavorano in Pixar. Sono stati fatti esercizi per capire come cambiare il punto di visuale: ad esempio, osservando oggetti al contrario… oppure concentrando l’immaginazione su punti negativi in cui manca un pezzo d’immagine: ad esempio, la sedia che vediamo qui sotto.

Ecco, l’artista è colui che riesce a disegnare una sedia con questi pezzi mancanti e che osservando i pezzi mancanti è in grado di tracciare quelle linee con la propria fantasia… che profondità di sguardo, che creatività che sono necessari!

Tante volte siamo ingabbiati in schemi mentali! Pensiamo, ad esempio, a come disegnare un lago… tutti prenderemmo istintivamente in mano una matita blu, ma esso in realtà contiene davvero un’infinita vastità di colori…

American Lake Scene, Thomas Cole, 1844, Dalla collezione di: Detroit Institute of Arts

Esiste davvero una grande differenza tra ciò che osserviamo e ciò che crediamo di vedere.

Disegnare la sedia con i pezzi mancanti ha insegnato qualcosa di nuovo… Catmull ci racconta come abbia contribuito, anche in diverse fasi decisionali in azienda, a spostare il problema quando certe scene di un cartone in produzione non convincevano… le persone hanno smesso di focalizzarsi sulla scena “sbagliata”… cercando la soluzione e la causa altrove…  “La vera soluzione arriva sempre riponendo l’attenzione sulle premesse… scovando i preconcetti che precedono il problema che è necessario affrontare”.

CRAVATTA IN TAVOLA

Marinella serve in tavola le più buone cravatte del mondo

Di che cosa ho voglia oggi? Di un caffè oppure di un Thè? Magari accompagnato da una meravigliosa brioche… e se a pranzo ordinassi un sushi?

Marinella ti servirà ciò che desideri, ovunque tu sia… però tutto al gusto di cravatta.

Ecco la grande idea di Marinella! La più famosa sartoria di cravatte partenopea ha fatto centro con una meravigliosa campagna marketing. Ci fa quasi assaggiare il gusto delle cravatte, un modo per far gustare l’eleganza fino a farci venire l’acquolina in bocca… come quando vengono sfornate le brioches e… non possiamo più resistere alla tentazione.

Un ingegnoso mix tra gusti e profumi… un viaggio che attraverso il cibo ci porta a visitare luoghi e a vivere situazioni… quelle situazioni perfette in cui potremmo indossare la cravatta.

Sì, perché la cravatta è quel condimento che andrebbe bene ovunque, quel sapore di eleganza che in ogni luogo e circostanza la renderebbe sempre e comunque “azzeccata” (direbbero i napoletani).

Un messaggio che colpisce anche per quel sano humor… no, questa volta non inglese, ma napoletano verace, che strappa un sorriso di cui abbiamo sempre più bisogno.

Marinella, since 1914, the taste of elegance.

BOTTEGHE RINASCIMENTALI… NO!

E’ una bottega moderna, che lavora gli occhiali come i grandi artisti del Rinascimento

Attraversando le vie del centro storico di Treviso scorgo tra le vetrine un negozio. Il concept dello store richiama subito la mia attenzione. È tutto molto luminoso, arioso e si coglie immediatamente quale sia il vero protagonista: è l’occhiale!

La terra veneta ha già una distinta fama nel mondo dell’occhialeria, è infatti lì che è nata Luxottica ed il Cadore è un vero e proprio distretto che sforna maestranze eccellenti. La bottega ottica In Barberia si ritaglia un piccolo spazio all’interno di un contesto ultra-competitivo ed internazionale puntando sulla qualità e sull’artigianalità.

Marco e Antonio sono due professionisti e vivono lo store interagendo con esso; il loro stesso style li rende affascinanti! Che cosa ha di davvero così straordinario questo luogo? Non è solo l’occhiale, anche se ogni pezzo è fatto rigorosamente a mano e prende forma traendo ispirazione ad esempio dai grandi film, come quello di Ocean’s Eleven indossato da Elliott Gould.

Ci sono anche occhiali particolarissimi, come quello prodotto con la seta al suo interno, oppure l’occhiale che con il suo effetto sembra essere stato ripescato dal fondale marino (che io ho “battezzato” l’occhiale “Damien Hirst”, come se appartenesse ad uno degli oggetti della famosa mostraTreasures from the wreck of the unbelievable” tenutasi nel 2017 a Venezia)… no non è nemmeno questa unicità a rendere così straordinario il tutto.

Ciò che rende davvero unica la bottega ottica In Barberia è la vetrina accanto, in pieno centro, all’interno della quale è visibile il laboratorio di produzione degli occhiali. Non solo vediamo gli occhiali finiti e disposti elegantemente in vetrina, ma osserviamo il luogo in cui vengono sapientemente costruiti e forgiati. Una maestria da demiurgo incolla il passante alla vetrina ed essa, inevitabilmente, sviluppa una forza attrattiva potente come una calamita. Impossibile restare inermi… conoscere il prodotto, sapendone l’unicità e comprendendone l’origine conquista in modo totalizzante i clienti.

La trasparenza, la manualità, il “ti faccio entrare nella mia bottega” è un segno di fiducia che ha un impatto positivo e rende tremendamente desiderabile ciò che stai per comprare.

Non deve essere facile esporsi così tanto, lavorare sapendo che tutti ti guardano. Eppure, è come se tutti i giorni il maestro degli occhiali andasse al lavoro salendo su un palcoscenico e quando inizia il giorno dicesse: “che lo spettacolo abbia inizio!”.

DREAM DINNERS

Home made, made easy

Velocità, ecco di che cosa avremo bisogno per ripartire. Il timer del countdown è settato, ma per un nuovo boom, chissà, magari lo chiameremo lockboom!

Con l’introduzione dello smart working l’ambiente di casa, ormai, specialmente nelle famiglie numerose, è diventato una Jungla. Anche la cucina si è trasformata in un vero e proprio spazio di coworking in cui si studia, si fanno chiamate, e cucinare è diventato una vera e propria impresa.

Allora come possiamo programmare il tempo del ristoro in modo tale da ottimizzare i tempi, senza dover conquistare i fornelli a spallate? Anche perché molti lavori si sono ormai letteralmente trasformati, e non tutti rientreranno in ufficio. Ma non solo, la pausa pranzo, ha i minuti contati e la cena è un momento in cui desideriamo davvero trascorrere il tempo insieme, e non vogliamo stare solo “dietro alla cucina”, ma vorremmo passare più tempo seduti a tavola a chiacchierare, stiamo infatti riscoprendo il pasto come un momento di convivialità.

Negli Stati Uniti, dal 2002, esiste una catena (+105 sedi in 30 Stati) che consente di ottimizzare i tempi per la preparazione di pietanze da servire in tavola a casa! Dream Dinners, come funziona?

Semplice! Scegli il menù comodamente da casa, lasciandoti ispirare dalle proposte offerte, magari coinvolgendo i figli… a questo punto ordini e ti rechi in negozio nel momento prestabilito. Arrivando, troverai già preparati gli ingredienti: alcune pietanze possono essere cucinate direttamente in loco, altre invece vengono organizzate e consegnate in modo tale che rimanga solamente il momento dell’assemblaggio, che si può fare comodamente a casa, senza dover impiegare troppo tempo, energie, ma soprattutto senza dover pulire tutto il marasma. Ovviamente, il tutto, nel rispetto della qualità, ma anche con una grande convenienza. Insomma, che cosa non funziona?

Che non sia ancora arrivato in Italia, ma chissà se qualcuno ci stia già pensando! Vedremo un’accelerazione di brand che soddisfano esigenze di velocità. Certamente, è una prima risposta alla domanda che molti si fanno da tempo: come faremo a conciliare la velocità del tempo, con l’esigenza umana della convivialità? Chissà, questa tendenza, quali novità farà nascere… cercheremo di tenere aperti gli occhi per sorprendere le realtà che vedremo diffondersi nel futuro, per trarre ispirazione.

I veri appassionati potranno approfittare di questi spazi comuni per spiare gli ingredienti di altre famiglie, magari trovando nel knowledge sharing un’ispirazione nuova da riproporre, proprio per stupire sempre di più con effetti speciali la propria famiglia, i propri figli, gli amici ed i parenti.

Buon appetito!

VIAGGIARE SI PUO’

Filmtourismus: un viaggio dal cinema alla realtà, passando per la fotografia

Sono rimasto affascinato da un profilo Instagram che sta riscuotendo un grandissimo successo. Mi è apparso nella sezione feed, che suggerisce le novità in base alle mie ricerche…

Si tratta di un account molto curioso, gestito da Andrea David che si definisce una travel blogger ed artista di Amburgo… di che cosa si tratta?

Molte volte mi sono chiesto… chissà dove avranno girato le scene del mio film preferito? Ecco che cosa ci fa vedere @filmtourismus, postando le foto, da tutte le parti del mondo, delle vere location dei nostri film preferiti.

filmtourismus.de

Certamente dietro a questo profilo, seguito da più di 773mila follower esiste anche un’attività imprenditoriale molto divertente… infatti, filmtourismus è anche una società che si occupa di andare a caccia di nuove location per film, serie tv e documentari… ma non solo! Infatti, organizza anche dei viaggi tematici alla scoperta dei luoghi dei film che ci hanno fatto sognare, divertire, piangere, rinascere…

Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di viaggiare e se non lo possiamo fare… allora ci faremo ispirare dalle foto di filmtourismus! Facendo un viaggio e fantasticando tra le foto immortalate in giro per il mondo… avremo la possibilità di continuare ad esplorare i luoghi più belli del pianeta.

Sarebbe bello scoprire, in tutte le diverse città in cui vivono i nostri lettori, quali siano i luoghi in cui sono state girate scene di film famosi! Altrimenti… ecco l’idea! Giriamolo noi un film e scegliamo il nostro posto preferito per renderlo presto famoso, facendolo entrare nella serie degli scatti indimenticabili di filmtourismus.

 

Photo credits: Instagram – @filmtourismus 

COLAZIONE DA TIFFANY… ANZI, DA SOMMARIVA!

Se fosse un film, lo rivedrei

La domenica è quel giorno in cui si recuperano veramente le energie, quel giorno in cui non si punta la sveglia. Sarà forse per questo che ci si alza la mattina un po’ grotteschi, cupi?

Così, la colazione diventa un rito sacro, un momento per iniziare la giornata con energia. Dove farla? Alla pasticceria Sommariva! È una bottega storica di Milano nata nei primi anni del ‘900, rilevata dalla famiglia Sommariva negli anni ’70. Tutt’ora continua la sua storia con i figli, i quali hanno deciso di seguire le orme del padre Giorgio che ha reso l’amaretto di Porta Romana, ormai, una vera e propria tradizione di quartiere.

Perché sono rimasto colpito? Perché avendo fatto colazione, ho pensato di riportare al banco la tazza del cappuccino che avevo bevuto ed il piattino su cui era stato servito uno degli splendidi pasticcini che avevo scelto accuratamente, essendoci davvero una vasta scelta. Forse il mio gesto è nato dall’aria che si respira nel locale, mi sentivo a casa, come quando la mamma mi ricordava di non lasciare la tazza sul tavolo finito di fare la colazione. Questo gesto è valso un amaretto di Porta Romana!

Infatti, il signor Giorgio mi ha voluto ringraziare, dicendomi: “Lo regaliamo a tutti coloro che dopo aver consumato, ci aiutano portando tazze, bicchieri e piattini qui al bancone. Lo facciamo per rendere felice il cliente e perché così poi si ricorda di noi e torna a trovarci”. Mi ha stupito l’autenticità del gesto, pensato con gratitudine sincera.

Quante volte ci sarà capitato di fare la stessa operazione nei fast food, in cui siamo stati spesso invitati a riportare il vassoio? Quante volte ci sarà capitato addirittura di dover suddividere la nostra consumazione in diversi cestini della spazzatura… senza ricevere nemmeno un grazie?

Ebbene, alla pasticceria Sommariva questo gesto è premiato, non solo con un sorriso, ma con un amaretto di Porta Romana! È un piccolo segno di gratitudine che fa venire voglia di tornare! Un piccolo extra inaspettato… che mi ha proprio cambiato la giornata.

Non posso che ringraziare il signor Giorgio, perché con la sua autenticità ha reso la mia colazione indimenticabile e senza alcun dubbio da ripetere!

UN VIAGGIO ONIRICO

Una serata a Venezia a bordo del motoscafo Riva

È una serata speciale, una sera in cui la quiete si staglia nella città. Sento un gabbiano muovere le ali mentre cerca di spiccare il volo in modo un po’ goffo, dopo essere stato fermo alcuni minuti a fissare il vuoto della Laguna. Le luci sono soffuse e tutto ciò che mi circonda sa di antico.

Osservo le ombre delle lanterne e i passi felpati di un gatto che svolta l’angolo di una calle, inoltrandosi verso un vicolo buio e misterioso. L’eco dello sciabordio delle onde rilassa ed infrange quel silenzio incantato di una città ferma nel tempo, che racconta innumerevoli storie di amori, amanti, arte e lusso.

Siamo in una città elegante e fragile che, senza rinunciare alla propria austerità, in modo assolutamente pacato chiede di essere rispettata. È la decadenza di un potere oggi innocuo che, appena prima del mondo moderno, si manifestava con invidia da parte di tutto il mondo. È quell’invidia riflessa nello sguardo dei turisti, quando si guardano intorno increduli che un posto del genere possa esistere per davvero.

È così che, tutto d’un tratto, scorgo un motoscafo sul quale decido di salire. Accendo il motore, non sono su un motoscafo qualunque… è un Riva! Quel motoscafo su cui tutti abbiamo sognato di poterci salire almeno una volta… il motoscafo delle star, quello che permette di osservare Venezia da un’altra prospettiva. Quel motoscafo che, mentre procede su canal Grande, ti porta inevitabilmente a sorridere e ad accennare un saluto a chi ti osserva dalla banchina.

È il motoscafo del grande cinema che, mentre passa, scivola come lo strascico di un vestito principesco lungo le acque della laguna, regalando un’aurea di luce misteriosa all’acqua scura ed impenetrabile.

Sono queste le emozioni che ho vissuto guardando l’ultimo spot “Riva in the movie” presentato alla 77^ mostra del cinema di Venezia. Il cast vede come protagonista l’attore Pierfrancesco Favino che interpreta il ruolo di un uomo misterioso a bordo dell’iconico motoscafo.

Riva ci ha regalato per qualche istante l’emozione di salire a bordo del motoscafo che ha acceso in tanti di noi emozioni grandissime, un viaggio onirico in un luogo incantato che resterà per sempre scolpito nella memoria.

Non posso che attendere il mio momento, quel momento di celebrità che mi regalerà l’emozione di salire a bordo del motoscafo più bello del mondo.

Keep dreaming!

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