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Giovanni Concini

Giovanni Concini has 12 articles published.

Bocconi University Graduate, ESCP Master in Management Student, TEDxOrganize

LOUIS VUITTON TIME CAPSULE

Il lusso sotto gli occhi di tutti in centro a Milano

A partire dal 18 Settembre 2019 la casa di moda Parigina ha preso posto di fronte a Palazzo Reale a Milano con un’esibizione celebrativa che ripercorre la storia del brand dal 1854 ad oggi. Per l’edizione italiana, Louis Vuitton ha inserito nel percorso espositivo le creazioni ready-to-wear donna, disegnate sotto la direzione artistica di Nicolas Ghesquière dal 2014 e uomo, disegnate sotto la direzione artistica di Virgil Abloh dal 2018, oltre alla collezione di oggetti di arredo Objets Nomades, disegnati in collaborazione con designer di fama internazionale come Patricia Urquiola e Marcel Wanders, tra gli altri, e la “Malle Milano”, esemplare unico realizzato per l’Esposizione internazionale di arti decorative e moderne di Parigi (1925).

La struttura è perfettamente in armonia con i colori e l’architettura di piazza Duomo: dall’esterno spiccano i due loghi simmetrici LV ed il tag ufficiale dell’esposizione, #LVTimecapsule, invitando il visitatore a condividere l’esperienza sui circuiti social.

All’ingresso emerge con chiarezza uno dei valori principali del brand: l’artigianalità. È presente uno stand dimostrativo dove si può assistere dal vivo alla creazione di elaborazioni da applicare alle borse Louis Vuitton, grazie all’abilità degli artigiani che lavorano la pelle. Sono ben esposti e utilizzati da un’artigiana scampoli di pelle, aghi e borchie in pelle, sulle quali poter incidere le proprie iniziali. A seguire, inizia il vero e proprio percorso espositivo, diviso in 4 principali aree tematiche: il viaggio, le collaborazioni artistiche, red carpet e infine tradizione e innovazione. All’interno di ogni stanza il percorso si sviluppa secondo un criterio cronologico: si passa dai veri e propri bauli da viaggio, con l’anima in legno rifoderati in pelle, fino alle recentissime collaborazioni con Supreme.

Il tutto è accompagnato da un piacevole profumo e da diversi livelli e stili di luminosità che ben si adattano all’ambiente visitato.

La parte più originale ed esperienziale è quella dedicata a tradizione e innovazione. Al centro della stanza, che ha le pareti ricoperte da schermi Led, è presente un baule sul quale vengono proiettate le principali fantasie e prodotti che hanno segnato la storia del brand. In uscita è possibile ottenere un ricordo personalizzato, sempre pensato per essere poi speso sui social: una cartolina a scelta, raffigurante una tra le campagne pubblicitarie più riuscite nella storia del brand.

HUAWEI MADRID EXPERIENCE

Storytelling, perchè crederci

Nel Luglio 2019 ha aperto a Madrid, nel pieno centro della Gran Via, il più grande store Huawei al di fuori della Cina, che vanta una superficie di 1100 metri quadri, sviluppata su due piani. L’entrata è molto spoglia, colorata da getti d’acqua cromatici: il benvenuto ci viene immediatamente dato da un membro dello staff che ci invita a proseguire verso il fondo del piano che non contiene alcun elemento espositivo. Troneggiano solo due schermi, uno dei quali ci invita a “toccare e provare” mentre il secondo mostra il logo aziendale. Sin da subito l’atmosfera richiama quella di un Apple store: superfici chiare, elementi metallici e minimalismo, tuttavia un forte profumo, che ci accompagnerà per tutta la visita, rappresenta un elemento distintivo.

Per accedere al piano superiore, che ospita il negozio vero e proprio, Huawei ha inserito un elemento di forte distacco con l’obiettivo di incuriosirci e prepararci alla vista dei nuovi dispositivi. Più ci inoltriamo verso il fondo del negozio, più il percorso si fa angusto e stretto, fino ad arrivare ad una scala mobile immersa in una galleria cromatica di cui non si riesce a vedere il punto di arrivo.

Una volta saliti, ritorna la “luce”: centinaia di metri quadri di esposizione si mostrano nella loro grandiosità, incorniciati da delle vetrine sulla più bella via di Madrid. Ricordano fortemente gli spazi di un Apple Store: i classici banconi di legno chiaro, le pareti espositive di cover e accessori, un angolo identico al “genius bar” per le riparazioni e l’assistenza tecnica.

Un elemento differenziante dagli Apple store è stata la chiara presenza dei prezzi dei prodotti esposti: nel megastore di Huawei sono ben visibili accanto ad ogni modello. Questo elemento è significativo della strategia di costo adottata dal brand, contro la strategia di prezzo adottata da Apple, che si vuole posizionare in una fascia di mercato più elevata, più attenta all’esclusività e alla qualità del prodotto e decisamente meno al prezzo.

Lo store presenta la classica divisione per smartphones, tablet, wereable (in questo caso smart watch) e presenta un ampio angolo dedicato ai dispositivi per la casa. Il brand ha ricostruito un tipico salotto in cui sedersi e provare tutti i dispositivi dalla tv agli assistenti vocali, passando per gli speakers, sentendosi in un ambiente domestico.

Sono inoltre presenti alcuni spazi in cui sedersi e riposare, usufruendo di una connessione wifi mentre il proprio telefono si ricarica, oltre a luoghi dedicati a training e seminari, molto più rari di quanto non siano nell’Apple Store di Piazza Liberty a Milano, da noi precedentemente visitato.

L’impressione che abbiamo avuto nella visita di questo store è la mancanza di “storytelling” intorno al prodotto.

Le nuove tecnologie sembravano lasciate a loro stesse, non valorizzate come Apple riesce a fare molto bene, mostrando efficacemente quanto esse possano entrare nella nostra vita quotidiana, accompagnandoci nei momenti più belli e semplificando i più difficili.

Questo sembra essere percepito dai clienti: durante la nostra visita era presente soltanto un altro visitatore nel negozio. Impensabile in qualunque Apple Store.

UNDER ARMOUR HOVR

Arricchisci di dati la tua corsa

Secondo Wired, entro il 2025 nel mondo ci saranno oltre 50 miliardi di sensori, circa 7 a persona. Uno di questi si trova nella suola destra della mia Under Armour Hovr, una scarpa da running sviluppata da una azienda americana, in commercio dal 2018. Essa è, apparentemente, nella forma e nel prezzo, una scarpa da corsa in linea con quanto già esistente sul mercato, tuttavia nasconde un elemento di novità non da poco: un sensore capace di rivoluzionare l’esperienza della corsa.

Grazie ad un sistema Bluetooth, il sensore è in grado di comunicare un’interessante serie di dati al cellulare con un’accuratezza degna di un Garmin di ultima generazione…

Facciamo un passo alla volta: Under Armour ha deciso di sviluppare internamente un’app di Running, “Map my Run” che, per i non possessori di una scarpa Hovr, presenta le classiche funzioni presenti anche in altre app, come Runtastic o Nike Fuel+. Connettendola a un paio di scapre HOVR si arricchisce però di alcune funzioni inedite, capaci di migliorare la propria consapevolezza riguardo lo stile della corsa, i risultati raggiunti e gli obiettivi prefissati. L’elemento di socializzazione e di gamification della corsa fa da padrone nell’app Mapmyrun: una volta aperta, come prima cosa, appare ben in evidenza un numero: 230, si tratta dei milioni di chilometri di corsa monitorati dall’app fino ad oggi. È inoltre possibile confrontarsi, sfidare e monitorare gli altri utenti che hanno deciso di condividere i propri risultati e percorsi con noi. Sono presenti i “Badge”, vere e proprie “coccarde” che tutti i nostri amici potranno rimirare, conquistate con il raggiungimento di determinati traguardi (connessi a distanza, velocità o resistenza).

Come funziona davvero questo sensore? Durante la corsa, la distanza e la velocità non sono monitorate dal gps, con gli svantaggi ad esso annessi (perdita di precisione nella misurazione o debolezza di potenza del segnale) ma è la nostra scarpa a misurare le principali metriche in qualunque condizione e non necessariamente alla presenza del nostro smarpthone. Anche lasciando il cellulare a casa, la scarpa continuerebbe a monitorare i nostri dati per poi trasmetterli una volta riconnessa ad esso. Under Armour incentiva la corsa “Mobile phone – free” tramite un badge, ottenibile dopo la prima corsa senza smartphone. Inoltre, la tecnologia all’interno del sensore permette di rilevare delle metriche inedite quali la lunghezza delle falcate e il ritmo del passo.

 

L’app non si limita a registrare le rilevazioni ma le analizza e le relaziona al peso e all’altezza del runner per poi offrire, al termine di ciascuna corsa, un report dettagliato in cui confronta le metriche con i valori ideali che permettono di migliorare progressivamente la postura e l’efficienza dello sforzo. L’app inoltre, allenamento dopo allenamento, sarà in grado di dire se sono stati rispettati i suggerimenti precedenti, confrontando i trend e lo storico delle metriche.

Risultato? Oltre 500 chilometri monitorati in poco più di tre mesi e la curiosità, al termine di ogni allenamento, di sviscerare i dati della corsa per continuare a migliorarsi.

COMPRARE SU INSTAGRAM

Una nuova esperienza ibrida di e-commerce. 

La funzione shopping di Instagram è disponibile per gli utenti italiani da circa un paio di mesi. Essa ha come obiettivo quello di appoggiarsi su una solida base di utenti ed influencer che già spesso sponsorizzavano dei prodotti, rimandando però a dei siti interni, per creare una vera e propria sezione e-commerce alla quale accedere quotidianamente.

Ad essa è possibile accedere in due modi:

 – Attraverso un post nel quale sono stati “taggati” gli oggetti presenti in esso.

 – Tramite il menù cerca, in cui è presente una sezione “vetrina”.

La prima modalità risulta molto efficace dal punto di vista dell’awareness. L’utente che ancora non conosce la nuova funzione shopping vedrà, scorrendo i vari post nel feed principale di Instagram, dei piccoli “tag” emergere dalla foto in cui sono presenti oggetti acquistabili  che contengono poche ma importanti informazioni riguardo la marca, il modello ed il prezzo del prodotto. Abbastanza per convincerlo a cliccare.

Il menù “cerca” è invece progettato per l’utente già consapevole: una vera e propria vetrina virtuale in cui vengono raggruppati oggetti potenzialmente interessanti per l’utente a seconda dei brand che segue e della tipologia di post con cui ha interagito.

La parte più interessante avviene una volta scelto l’oggetto al quale siamo interessati. Ciascuno di essi ha una pagina dedicata su Instagram, simile per quanto riguarda il concetto a una pagina Amazon, seppur più scarna di informazioni. La pagina, rigorosamente ottimizzata per mobile, raccoglie diverse foto dell’oggetto e una descrizione tuttavia molto breve. È lasciato poi ampio spazio ad altri prodotti venduti dallo stesso brand, per stimolare fenomeni di cross/up-selling.

La nota negativa arriva una volta che l’utente supera ogni dubbio e si decide ad acquistare il prodotto in questione. Instagram infatti reindirizza ad una pagina esterna di e-commerce, propria del brand che sta vendendo il proprio prodotto su Instagram. Questo porta a delle friction all’acquisto non di poco conto: tempi di attesa prolungati, versione non ottimizzata per mobile e acquisto da un sito potenzialmente sconosciuto scoraggiano l’utente a compiere l’ultimo step, il più importante, di conversione all’acquisto.

Nel complesso l’esperienza di acquisto offerta da Instagram è snella e ben strutturata nelle prime fasi, tuttavia nel futuro sarà necessario un ulteriore passo di implementazione interna per completare con successo la fase di acquisto ed ottimizzare il tasso di conversione.

Giovanni Concini

https://www.linkedin.com/in/giovanniconcini/

1991: NASCE L’AMAZON FLYWEEL

Un viaggio alle origini dell’e-commerce dell’azienda più customer-obsessed al mondo

Nel disegno iniziale del business model di Amazon, la cosiddetta “Flyweel”, disegnata da Jeff Bezos nel 1991, la customer experience è da subito protagonista.

Fonte: Amazon.com

Fornendo difatti al consumatore un’esperienza di acquisto ottimale, egli sarà incentivato a visitare spesso la pagina di Amazon portando traffico. Il traffico a sua volta attrarrà nuovi rivenditori, i quali vorranno vendere su Amazon aumentando la selezione di prodotti disponibili, i quali non faranno altro che migliorare ulteriormente l’esperienza del cliente, sempre alla ricerca di novità. Questo circolo virtuoso genera una crescita costante che, trasformata in investimenti nelle infrastrutture, porterà ad una migliore efficienza, la quale comporta una consegna del prodotto più veloce ed affidabile, che ancora una volta sfocia in un miglioramento dell’esperienza di acquisto del cliente.

Trasportando fuori dalla teoria e dentro la pratica questi concetti, abbiamo visto come negli anni il servizio, perché di esso si tratta, offerto dall’azienda di Seattle sia e stia evolvendo costantemente migliorando l’esperienza d’uso. Questo avviene anche grazie alla visione di lungo termine dell’azienda, la quale investe puntualmente gli utili in attività che portino a tre obiettivi finali: competitività dei prezzi, selezione ed esperienza del cliente.

La competitività dei prezzi viene raggiunta incentivando un meccanismo di competizione interna tra i vari “seller” presenti nel marketplace, i quali sono incentivati a offrire una promessa di consegna veloce ed un tasso di restituzione il più basso possibile. Per farlo, i rivenditori ritenuti più promettenti vengono seguiti gratuitamente dalla figura dell’account manager, uno specialista del marketplace Amazon che li aiuta ad utilizzare tutte le leve possibili per aumentare le vendite e rendere l’esperienza d’uso il più possibile priva di frizioni: spedizione Prime, offerte del giorno, sponsorizzazioni e così via.

Per quanto riguarda il secondo elemento chiave, la velocità promessa per la consegna, penso che tutti i lettori conoscano Amazon Prime: è possibile infatti scegliere di affidarsi alla logistica di Amazon, rendendo l’esperienza d’uso migliore sia da parte del consumatore finale, che riceve i prodotti in un giorno, sia da parte del rivenditore, il quale esternalizza la parte di logistica andando incontro a costi complessivamente minori, una maggiore copertura geografica, maggiore visibilità e di conseguenza vendite dei prodotti del proprio catalogo.

Infine, l’offerta Amazon l’abbiamo vista svilupparsi negli ultimi anni anche a una presenza non più soltanto online. Temporary shop come quello di via Dante a Milano, 4-Stars Shop in cui sperimentare ed osservare i prodotti Amazon con il feedback da parte dei consumatori più elevato, showroom temporanei quale #HouseinaBox durante la design week a Milano, non fanno altro che completare l’esperienza del cliente, magari ancora legato ad un’esperienza di acquisto fisica, ricordando però la vera essenza di Amazon. In tutti questi store non è possibile infatti acquistare alcun prodotto: sono dei veri e proprie showroom in cui avviene l’ultimo passaggio prima della conversione all’acquisto.

Giovanni Concini

https://www.linkedin.com/in/giovanniconcini/

L’EFFETTO WOW

L’esperienza vista da Eataly, raccontata dal Chief Financial Officer Massimiliano Moi.

Appunti dall’intervento di Massimiliano Moi presso l’Università Bocconi del 6 dicembre 2018.

Appena entra in Eataly il cliente non è customer: è guest, ospite”. Così esordisce Massimiliano Moi, Chief Financial Officer di Eataly, apprestandosi a raccontare i principi e il disegno che contraddistinguono la customer experience in Eataly. L’obiettivo di Eataly è quello di passare dal concetto di customer satisfaction a customer admiration. L’ospite va stupito, messo a suo agio, capito e infine servito. Ogni punto vendita è diverso dagli altri per caratteristiche ed esperienze offerte e rispecchia la cultura e la società che lo circonda. A New York vi è un format nuovo, “il pastaio”, in cui il cuoco cucina, interagisce, vende olio, vino e sugo. A Las Vegas l’ospite può invece scegliere dai banchi del mercato quello che preferisce e farselo cucinare da uno chef di Eataly.

Fonte: Pagina Facebook Eataly (https://www.facebook.com/eataly/)

Il cliente target per Eataly non esiste: sono tutti. Per questo è compito dell’azienda creare un luogo ricco di stimoli ed esperienze differenti, così che il cliente, al centro dell’attenzione, possa liberamente combinare, scegliere e creare il proprio mix ideale. Non vi è un’esperienza predefinita disegnata a tavolino, ma è il cliente, o meglio l’ospite, a ridisegnarla ogni volta: un giro nel mercato, un salto in macelleria e un cannolo farcito di crema al momento; un pranzo in pescheria, un caffè in piedi al bar, l’acquisto di una bottiglia di vino per una cena tra amici. Le esperienze immaginabili all’interno di uno store Eataly sono infinite, da vivere da soli oppure in compagnia. L’unico elemento che fa da fil rouge è lo stupore del cliente che, ogni volta che torna a fare visita a Eataly, trova nuovi elementi, prodotti e una nuova configurazione del negozio: l’obiettivo è stupire le persone che entrano e creare l’effetto “WOW”.

Fonte: Sito web di Eataly (www.eataly.net)

Queste caratteristiche erano state chiaramente definite già nel 2002, quando un primo disegno di Eataly lo configurava come “Eat-Shop-Learn” (immagine sopra). Si volevano unire, con gusto, gli elementi di un mercato rionale, spontaneo e attento alla qualità del prodotto, più generi di ristoranti in cui sperimentare diverse cucine e la possibilità di avvicinarsi ancora di più a quanto visto e assaggiato frequentando un corso di cucina. “Make it simple, keep it simple, go for quality”: un circolo virtuoso che si autoalimenta diffondendo cultura, sapori ed apprendimento.

VOLARE È EASY

Easyjet e l’aeroporto di Gatwick innovano per migliorare l’esperienza dei clienti.

A quanti, sottoscritto compreso, è capitato di notare, in fila ai controlli di sicurezza, che il tempo passato in aeroporto tra check in ed imbarco fosse più del tempo passato in volo? In un’epoca in cui i voli commerciali sembrano aver raggiunto la massima efficienza tecnica, lasciando ben poco margine alla riduzione dei tempi di volo, Easyjet sembra aver capito dove si sposterà la competizione: nella riduzione del tempo di attesa in aeroporto. Per la maggior parte dei voli è infatti necessario arrivare almeno un’ora e mezza in aeroporto in anticipo rispetto all’orario previsto della partenza. I sistemi di controllo ed imbarco sono ancora lenti e farraginosi.

Per questo Easyjet sta sperimentando un nuovo metodo di imbarco nell’aeroporto di Londra Gatwick che ho avuto modo di provare. L’idea è semplice: viene completamente automatizzato tutto il processo di imbarco, risparmiano sui tempi e sul personale. Il percorso è diviso in due step. Per prima cosa il passeggero scannerizza il proprio biglietto aereo seguito dal passaporto: questo permette a delle telecamere di effettuare una ricognizione facciale ed accertare l’identità della persona. Una volta poi raggiunto il gate per uscire dall’aeroporto ed entrare nell’aereo, sarà sufficiente scannerizzare nuovamente il proprio biglietto ed accedere al velivolo. Il processo è estremamente fluido ed intuitivo, accompagnato da alcune infografiche che non lasciano margine d’errore. Il miglioramento dell’esperienza è palese e me ne sono accorto ancor di più proprio mentre effettuavo l’imbarco, a pochi metri di distanza, tutti i clienti delle altre compagnie lo svolgevano nel modo tradizionale, vivendo i soliti fraintendimenti tra passeggeri: imbarco prioritario o standard, diversi gruppi di imbarco e controlli manuali uno ad uno dei documenti.

Questa apparentemente semplice iniziativa permette ai clienti di Easyjet di vivere un accorciamento dei tempi di imbarco non indifferente! L’innovazione si inserisce all’interno di un piano di Easyjet molto più ampio volto a ridisegnare l’esperienza del cliente, dal momento della scelta della destinazione fino all’imbarco. È infatti di recente stata attivata un’iniziativa, “Look Book”, che permette attraverso l’app di inserire l’immagine di un paesaggio che ci ha colpiti senza sapere dove fosse situato, ottenere una geolocalizzazione del luogo e delle proposte per raggiungerlo tramite voli Easyjet. Una sorta di “effetto Shazam” che permette anche in questo caso di accorciare le tempistiche di ricerca ed organizzazione del viaggio. Qui sotto un veloce video che spiega questa ulteriore innovazione.

DIESEL: CHI È UN D-CODER?

Un viaggio nel programma fedeltà di Diesel, sempre più ricco con l’avvicinarsi del periodo natalizio.

Il programma fedeltà di Diesel non si limita ad una semplice raccolta punti: mira all’esclusività e unicità del cliente, attraverso iniziative e promozioni dedicate. Innanzitutto, si diventa D-Coders dopo il primo acquisto in negozio, in cui il personale assiste il cliente per la registrazione oppure su propria iniziativa è possibile registrarsi online. Pochi giorni dopo la registrazione non tarda ad arrivare una prima mail a darci il benvenuto, con anche una sorpresa. Qui avviene il primo scambio tra offline ed online: il cliente è infatti invitato in negozio a ritirare un regalo esclusivo, un portachiavi ironico con la scritta “A thought”, un pensiero. Diesel gioca in modo sottile e concretizza il famoso detto “l’importante è il pensiero” in modo per niente banale.

Questa prima mail incuriosisce, e fa capire che essere un D-Coder significa essere più di un normale cliente abituale. Le iniziative riservate infatti sono molteplici: accesso ad eventi internazionali esclusivi, sorprese di compleanno personalizzate, promozioni riservate e la possibilità di acquistare in modo più rapido dallo store online. Diesel privilegia una strategia per attrarre, in occasioni particolari, il cliente nello store, in modo da far conoscere ed apprezzare dal vivo le nuove collezioni, superando la barriera d’incertezza data dall’acquisto online. In negozio sono inoltre numerosi gli elementi di originalità e le iniziative che fanno distinguere il brand dalla concorrenza: a partire dalla collezione Hate Couture, la quale dava la possibilità di personalizzare con un sarto dedicato il proprio capo di abbigliamento, dei gift quali poster e cartoline abbinati all’acquisto, fino agli eventi con influencer dedicati al lancio delle nuove collezioni. Il caso più clamoroso è quello di Fedez per la collezione Hate Couture: anche in questo caso l’azienda ha creato un evento fuori dagli schemi in cui il rapper italiano ha creato dei graffiti sulle vetrine del negozio mentre alle spalle centinaia di persone assistevano alla performance.

Il tutto accompagnato da un efficace organizzazione dello store online. In particolare, durante il periodo Natalizio, Diesel non dimentica di avvisare via mail la clientela della spedizione gratuita garantita entro Natale, del periodo di reso prolungato in caso di ripensamenti o mancato gradimento del dono, ed infine della possibilità di personalizzare la shopping bag ed aggiungerci un biglietto di auguri. Nell’esperienza online vige la semplicità d’acquisto: dalla scelta del prodotto fino al reso, Diesel ci tiene a sottolineare come il soddisfacimento del cliente venga prima di tutto.

Giovanni Concini

https://www.linkedin.com/in/giovanni-concini-9a260a108/

WOOLRICH CONCEPT STORE: 1 ANNO DOPO

Come scrivemmo nel novembre 2017 (clicca qui), il Woolrich Concept Store propone ai visitatori una caratteristica unica a Milano: la “experience room” in cui è possibile provare i capi del brand ad una temperatura di -20 gradi in inverno e +5 d’estate.

All’interno della stanza, accompagnati dal personale dello store, rispetto a quanto notato durante la visita dello scorso anno, è stata inserita una “photo box” con la quale è possibile scattarsi una foto nell’atmosfera glaciale, aggiungendo eventualmente filtri e personalizzazioni. La foto verrà poi stampata all’esterno della stanza nel numero di copie che si desidera e inviata via mail, per rendere ancora più agevole la condivisione social. Questa experience room non è una semplice stanza raffreddata, ma un ambiente vero e proprio, fatto di neve artificiale, suoni e proiezioni. Il cliente si immerge completamente nell’ambiente in cui utilizzerà il capo! Inoltre, si viene accompagnati al suo interno da un addetto che spiega tutte le caratteristiche tecniche del capo che stiamo indossando. In questo modo vengono fatte vivere anticipatamente al cliente, immerso nell’esperienza, le promesse del brand: comfort, durevolezza, resistenza, calore e semplicità.

Un ulteriore elemento caratteristico del brand è quello della tradizione: è infatti presente un intero angolo dedicato ai capi classici, caratterizzati dalla trama quadrettata nera e rossa, tessuti resistenti e rigorosamente naturali. Sembrano posti all’ingresso dello store proprio per invitare il cliente in un percorso evolutivo all’interno del negozio. Addentrandosi, infatti, si incontrano due sale al cui centro sono posizionati capi di abbigliamento meno “impegnativi”, e ai lati di contorno, i classici parka, giacche e bomber. Non sembra chiara una divisione per “stile”: si alternano parka classici a giubbotti corti, dai colori sgargianti o dalle tinte militari. Sembra quindi che il cliente venga invogliato a scoprire e valutare stili diversi, valutando una diversità di capi che magari non avrebbe preso in considerazione.

Senza dubbio l’insieme dello store, dato da interessanti elementi esperienziali ed un intelligente visual merchandising, consente al cliente di vivere un’esperienza a tuttotondo, permettendogli magari di uscire con delle idee e degli acquisti in più, grazie all’organizzazione della merce sopra descritta che facilita momenti di cross-selling. Il tutto per permettere al cliente di vivere le fredde giornate invernali e le future vacanze con stile e comodità.

Giovanni Concini: https://www.linkedin.com/in/giovanni-concini-9a260a108/

UNA VISITA ALLA “CASA DEL MULINO BIANCO”

È tornato nelle piazze italiane il Tour del Mulino: iniziativa pensata dal brand per “far riscoprire alle persone la gioia che solo il cibo ben fatto può dare”

La “Casa del Mulino Bianco” è un progetto che ha avuto inizio il 20 aprile 2018. Consiste in un tour dello stand brandizzato dalla nota fabbrica di biscotti e dolciumi che nell’arco dell’anno toccherà 7 città italiane. Noi abbiamo avuto l’occasione di vivere questa esperienza durante la tappa di Padova. La struttura è molto caratteristica e rimanda chiaramente al simbolo del brand, il mulino.

Si può accedere innanzitutto al percorso espositivo da due ingressi, uno dei quali riservato agli utenti registrati all’App Mulino Bianco che, dopo aver risposto ad un breve questionario sulle proprie preferenze alimentari, possono saltare la lunga fila. Ad entrambe le tipologie di utenti viene fornito un QR code che servirà per tracciare quali delle sei differenti esperienze sono state svolte all’interno della “Casa”.

Una volta entrati notiamo come il pubblico sia giovanissimo: praticamente tutti i protagonisti dell’esperienza sono bambini non oltre i 12 anni accompagnati da genitori. Non mancano le scolaresche. Il brand “Mulino Bianco” articola il proprio percorso in 6 differenti punti, tutti caratterizzati da un’elevata interattività: puzzle, giochi di memoria, attrazioni interattive ed una sala chiusa in cui avviene una proiezione a 360 gradi. Per ultimo viene data la possibilità di disegnare e proporre all’azienda un nuovo prodotto.

 

Il fil rouge che congiunge tutte le diverse attrazioni può essere scomposto in due elementi:

  1. La genuinità e tracciabilità degli ingredienti utilizzati.
  2. L’attenzione ai valori nutrizionali di ciascun prodotto ed al corretto bilanciamento con la dieta di tutti i giorni.

La scelta appare molto calzante, Mulino Bianco si concentra su due tematiche legate esclusivamente alle caratteristiche del prodotto in sé e della filiera, e non vi è alcun riferimento all’immagine o allo storytelling dietro ad un prodotto. È quindi in linea con il piano marketing dell’azienda: scarsa attenzione verso potenziali brand ambassadors e personaggi e focus totale sulla qualità e caratteristiche tecniche del prodotto.

Attraverso questa interessante iniziativa, il brand risulta attrattivo e “cool” agli occhi dei principali clienti, i bambini, ma allo stesso tempo convincente agli occhi dei genitori, perché scegliere Mulino Bianco significa puntare su qualità e salute.

Al termine del percorso, se è stata svolta almeno un’attività e registrata sul proprio QR code, viene data la possibilità di scegliere in omaggio un prodotto Mulino Bianco ed una tovaglietta plastificata, per portare un “follow-up” dell’esperienza anche al di fuori dello spazio espositivo.

L’esperienza nel complesso è positiva ma adatta ad un target di utenza piuttosto ristretto: genitori e figli in età scolare. L’architettura caratteristica ed i costanti richiami alle caratteristiche fondamentali del marchio contribuiscono a rendere l’esperienza assolutamente allineata al significato etimologico della parola brand, una “marchiatura a fuoco”, qualcosa che lascia il segno.

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