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AMAZON STYLE (O L’ALGORITMO IN CAMERINO)

Apre in California il primo fashion store fisico di Amazon: la sfida, l’entusiasmo e… l’algoritmo

Amazon Style, il primo negozio di abbigliamento, scarpe e accessori sia per donna che per uomo, aprirà entro l’anno presso The Americana at Brand, un centro lifestyle a Glendale, in California. Pensato per far vivere una esperienza di shopping high-tech, l’assortimento proverrà da centinaia di marchi, ovviamente scelti dai feedback forniti da milioni di clienti che acquistano su Amazon.com

 La maggior parte dei prodotti sarà fuori dalla vista del cliente e conservata nel retro del negozio perché solo un campione di ogni articolo verrà esposto sul piano di vendita: questo consentirà ad Amazon Style di proporre assai più del doppio del numero di articoli dai negozi di abbigliamento delle sue dimensioni.

Il cliente dovrà “per forza” scaricare e utilizzare l’app Amazon Shopping perché è l’unico modo – attraverso la scansione del codice QR dell’unico campione dell’articolo esposto – di conoscere taglie e colori disponibili, oltre che “la storia e le caratteristiche tecniche dell’articolo” e le immancabili valutazioni dei clienti che hanno già avuto esperienza dell’articolo in questione.

Un semplice click consentirà al cliente di trovare l’articolo scelto – nella taglia e nel colore selezionato – in camerino per la prova o direttamente in cassa (in realtà un banco ritiro appositamente predisposto).

L’esperienza di acquisto continuerà in camerino, grazie a un touch screen, attraverso il quale il cliente potrà provare ulteriori taglie o colori ma, soprattutto, apprezzare ciò che istantaneamente, a partire da ciascuna scelta, l’algoritmo di Amazon suggerisce come ulteriori opzioni in abbinamento o in alternativa.

Amazon Style si aggiunge agli altri store fisici di Amazon (Amazon Go, Whole Foods Market, Amazon Books, Amazon 4-star, Amazon Fresh e Amazon Pop Up stores) che rappresentano la scommessa, a detta di molti “impossibile”, di duplicare veramente l’esperienza di acquisto online in un negozio fisico.

Raggiante, Simoina Vasen, General Manager di Amazon Style, nella presentazione del nuovo store, parla di una finalmente perfetta integrazione che “combina il meglio dello shopping su Amazon.com con l’impareggiabile valore di toccare e provare gli articoli per mettere alla prova una perfetta vestibilità ”.

È forse questo un altro punto di non ritorno che sfiderà i retailer dell’abbigliamento globali a inseguire Amazon che crea delle abitudini di acquisto al cliente che poi egli “pretende” vedere in tutti gli altri brand che preferisce.

La piramide della Customer Experience, proposta da Bodine e Manning nel loro best seller Outside In, ricapitola in soli tre cluster le infinite sfumature con il quale i clienti valutano la loro esperienza con un brand: la pertinenza dell’offerta al bisogno o al desiderio del cliente, la facilità con la quale il cliente può interagire col brand nel suo customer journey e la piacevolezza. Se oggi, forse, Amazon è il re worldwide del cluster “facilità”, con questa iniziativa “fisica ”, lancia la sfida anche sulla piacevolezza proprio nel settore, quello della moda, dove l’aspettativa del cliente è altissima.

 

Giovanni Rana… ti adoriAMO

Un e-commerce che non è solo un e-commerce

Grande novità di questo mese è il nuovo servizio e-commerce creato dal più famoso e longevo nonno della pasta italiano: Giovanni Rana.

Per rispondere ad un pubblico sempre più esigente, indaffarato e ricercato, Giovanni Rana da tempo ha messo in atto una strategia di offerta sempre più ampia. Tale strategia va a integrarsi con una vasta possibilità di abbinamenti pronti per essere portati in tavola in poco tempo.

Velocità e qualità caratterizzano i piatti di Giovanni Rana, i quali, in pochi minuti, soddisfano il palato anche dei cuochi meno esperti. Così, è diventato più semplice sorprendere se stessi e le persone con cui si condivide la tavola.

Eppure, come interpretare al meglio l’esigenza della velocità? Giovanni Rana ha creato un e-commerce (scoprilo qui) per far arrivare direttamente dalla produzione alla casa di tutti gli italiani i prodotti freschi della tradizione, senza dover prendere macchina o mezzi di trasporto per andare al supermercato. Ad ingolosire la proposta si aggiungono una selezione di prodotti proposti in cofanetti che fanno leccare i baffi.

Ph. Credit: Giovanni Rana

In tal modo, osserviamo un processo di sviluppo di una catena food-retail sempre più complessa e digitale, capace di scavalcare gli ormai noti sistemi di distribuzione. Una scelta anche sostenibile perché riduce la complessità dei trasporti merci verso luoghi disparati, senza la certezza del consumo.

È così che si risponde al bisogno reale: “Io ordino ciò di cui ho davvero bisogno e… Giovanni Rana produce e mi manda a casa ciò che è davvero da me richiesto”.

Una scelta di personalizzazione che non riguarda solo Giovanni Rana, ma molti altri produttori, estendendosi fino ad altri settori.

Un simile esempio lo riscontriamo in un settore differente: l’automotive. Alfa Romeo, infatti, sta per evolvere l’approccio produttivo. Non vedremo più camionate di auto che spesso rimangono parcheggiate ferme nei concessionari, ma ordineremo le macchine e saranno prodotte solo nella misura dettata dalla domanda reale, con possibilità di personalizzazioni ad hoc, secondo il modello produttivo “Built to order” che limita lo stock e riduce lo spreco. (Cfr. Corriere Economia)

Rispondere alla domanda reale è il modo più intelligente per guardare ad un mondo più sostenibile e in evoluzione. Pertanto, Giovanni Rana ha adottato una strategia “Built to eat”… se volessimo usare le parole del “modello Alfa”. Una vera novità che presto vedrà coinvolgere numerosi altri settori produttivi. Quale sarà il prossimo settore in cui si diffonderà questo modello di produzione?

Giovanni Rana non ha creato un semplice e-commerce, ma ha lanciato un modo nuovo ed innovativo per favorire ed accontentare la domanda e i bisogni dei propri clienti, riducendo gli sprechi e rispondendo al bisogno reale.

SE CI UNISCE È PERONI!

Birra Peroni festeggia i 175 anni con un nuovo look e scrive una nuova pagina della sua storia con i clienti

Birra Peroni, dopo 175 anni, apre un nuovo capitolo della sua storia, un nuovo inizio che segue le orme del cambiamento e che guarda al futuro, insieme ai suoi clienti. Infatti, Peroni per lanciare sul mercato la nuova birra ha chiesto l’aiuto dei suoi clienti, i veri Peroni Lovers. A quest’ultimi è stato chiesto di caricare sul sito ufficiale una foto o un video, che fossero una vera dimostrazione d’amore per la birra. 

Peroni ha ricevuto tantissime prove d’amore dai clienti e, tra queste, ha scelto una storia speciale: l’amicizia tra Luciano ed Edoardo, nata dietro il bancone di un bar e sancita con un tatuaggio del logo della birra Peroni,  fatto per ricordare i momenti passati insieme. 

Per i clienti selezionati, Peroni ha costruito un’esperienza in esclusiva da vivere, un biglietto con direzione Roma, per una missione segreta.  Luciano ed Edoardo sono arrivati nell’antica birreria Peroni di Roma e hanno scoperto, per la prima volta, il nuovo look della birra: il gusto è sempre lo stesso, cambia la forma ma non la sostanza! Un nuovo logo, una nuova etichetta ma la stessa birra per i clienti di sempre!

Un’esperienza vissuta in esclusiva da Luciano ed Edoardo, con un unico obiettivo per Peroni: aprire con i clienti un nuovo capitolo della sua storia perché solo con loro e da loro Peroni può ricominciare.  

Inoltre, la birra Peroni, con la nuova grafica, lancia un innovativo progetto di tracciabilità per rispondere alle esigenze del cliente. Quest’ultimo è sempre più attento a temi come la sostenibilità, la rintracciabilità delle materie prime e dei processi produttivi. Infatti, questi fattori stanno sempre più influenzando le scelte nei consumi, soprattutto in quest’ultimo periodo. Per questo, Peroni ha inserito sulla nuova bottiglia un QR code, attraverso il quale il cliente può intraprendere un viaggio per tracciare il malto 100% italiano. Il viaggio parte dai campi di orzo, coltivato nelle province italiane, passa attraverso le mani degli agricoltori, infine si trasforma nel malto, che rende unico il gusto della birra, che da 175 anni unisce gli italiani. 

Il tracciamento è possibile attraverso la tecnologia blockchain. Quest’ultima permette di essere trasparenti con i clienti, di dimostrare di essere sempre attenti alla qualità del prodotto e al rispetto dell’ambiente. Questo è un passo in avanti molto importante per Peroni, sempre più vicina a tutti i clienti, perché solo “Se ci unisce è Peroni!”.  

DIMMI COSA ADOTTI E TI DIRÒ CHI SEI

Rispondi al sondaggio, inizia a pensare che cosa adottare e condividi il regalo capace di dir così tanto di te (o della tua impresa)

Fattormia (Clicca qui), start up di cui si sentirà presto parlare, propone a tutti (ma a proprio tutti: aziende, imprese sociali, associazioni, scuole, ma anche a ciascuno di noi da 3 a 103 anni) di adottare!

Chi – o meglio – cosa?

Forse una vigna o una collina con altri alberi da frutto o parte di quell’uliveto umbro o toscano per produrre il tuo olio oppure le galline dell’intera aia di quell’azienda della Bassa dove andare a ritirare, magari insieme ai bambini, le tue uova: in settimana segui la tua adozione via web, ma quando siamo nei momenti topici che la natura prevede e offre impareggiabili, vorrai esserci in prima persona!

È atteso prima dell’estate il portale di Fattormia dove si potrà costruire la propria fattoria, adottare i propri animali e le proprie piante, vederli crescere, prendersi cura di loro e godere dei prodotti del proprio marchio, condividendoli.

Anche le imprese potranno far assaggiare ai loro clienti qualcosa che, dopo averlo adottato, porta il loro nome e che sarà così espressivo della loro brand promise, del loro “fare con cura”, dell’amore per le materie prime di qualità e del valore di gesti autentici: la sostenibilità si realizza, e ad essa ci si educa, anche così!

Insomma: dimmi cosa adotti e scoprirò chi sei davvero!

Ecco, così,  che Toys Center (brand promise: Toys, dove inizia l’avventura) potrebbe regalare ai suoi piccoli clienti che, vivendo in città, non hanno mai visto una gallina un codice con cui poter vedere la schiusa e i pulcini che iniziano la loro avventura o farsi accompagnare dai grandi per vedere questo prodigio in una delle aziende agricole Fattormia; Ikea (creare una vita quotidiana migliore per molti) potrebbe optare per le capre che sono perfettamente in grado di interpretare la nostre emozioni e manifestano una spiccata preferenza per le persone felici. A Nike (ispirare e portare innovazione a tutti gli atleti del mondo) consigliamo di adottare bachi da seta: il baco si innova e trova dentro di sé la forza per diventare farfalla e spiccare il volo… e chissà cosa dovrebbe adottare Coca Cola che, proprio come la bibita, “genera ottimismo e rinfresca la vita”… per non parlare dei dipendenti di Google, che cosa riuscirebbero a tirar fuori dall’esperienza di osservazione di un processo complicato e sempre nuovo come è quello del crescere della natura. Chissà poi quali sarebbero le preferenze dei protagonisti del Gruppo Teddy, colosso italiano del Fast Fashion con i suoi brand Terranova (Colour your life), Calliope (Live the beauty) e Rinascimento (Il marchio delle special occasion). Dei vini, adottabili da una varietà di vigneti immersi in immagini mozzafiato, c’è solo l’imbarazzo della scelta per “l’adozione – abbinamento” giusto con la tua impresa, studio professionale o maison. E perché non condividere le esperienze reali della “tua” Fattormia con eventi e team building presso l’azienda agricola della tua adozione? Anche questo è “prepararsi al meglio” che verrà all’improvviso (clicca qui)

Rispondi al sondaggio e stay tuned: presto altre notizie e la mappa delle Fattormia!

Nota: il questionario termina cliccando la conferma attraverso il pulsante “SUBMIT“. Per compilare la survey tramite smart phone si suggerisce di utilizzare la modalità schermo orizzontale. In alternativa è possibile accedere al questionario tramite il seguente link: clicca qui (SONDAGGIO)

CHI SI STUPISCE INNOVA

Viaggio dallo stupore all’innovazione

Chi si stupisce innova” nasce come un fiore nel deserto. È un percorso pensato e scritto durante il 2020: un anno davvero inaspettato che ha messo a dura prova il mondo intero e che tanti non vedevano l’ora di lasciarsi alle spalle.

Il percorso proposto da Sala è affascinante e insidioso, ma la guida è sicura perché si cammina sulle spalle di giganti, da Chesterton a Montale, da Van Gogh a Pirandello, da Sylvia Plath a un corto della Pixar e tanti altri.

L’innovazione è davvero interessante e tutti, in qualche modo, si sentono attratti da essa, ma serve curiosità e sensibilità. Il percorso “Chi si stupisce innova” vuole chiedere in prestito ai grandi uomini e donne dell’arte, della letteratura, della musica… lo “sguardo” curioso che ha permesso loro di lasciarci come testimonianza tanta bellezza. E’ diventata per tanti occasione di rilancio verso l’orizzonte dell’innovazione, oggi divenuta una necessità per poter rimanere competitivi. Imprenditori, professionisti ed aziende che hanno dovuto rinnovare la propria offerta, adeguando le loro mission alle nuove sfide in vista dei prossimi anni 20’ del 2000, si sono subito interessati a questo percorso. Si tratta di un vero e proprio viaggio di grande ispirazione, che possono intraprendere tutti, attraverso poesie, brani, opere d’arte e capolavori musicali, il tutto curato da Cristina Picariello.

L’innovazione nasce da uno stupore, ecco perché desideriamo immergerci nello sguardo di quanti, attraverso la propria creatività, hanno saputo stupirci nel corso della storia. È dunque possibile osservare la realtà che ci circonda attraverso questi occhi? Sono gli occhi di Van Gogh mentre dipinge “La notte stellata”, le parole di Pirandello mentre il piccolo “Ciaula scopre la Luna”, la grandezza del Maestro Ferenc Fricsay mentre dirige un’orchestra che suona “La Moldava”…

Mario Sala commenta il percorso e ci aiuta a rompere la bolla fatta di automatismi e cose che diamo per scontato. Per stupirsi occorre desiderare la novità. La curiosità ci spinge ad attraversare la bolla in cui viviamo. È possibile stupirsi anche dell’ordinarietà? Quali scoperte lo stupore ci spinge a fare? In che modo lo stupore ci porta ad un cambiamento, ad un’innovazione che muterà il corso della storia?

Se desideri compiere questo viaggio insieme,
scrivici all’indirizzo e-mail press@newsandcustomerexperience.it

 

INNOVARE PER IL CLIENTE: DIVAGARE O CONCENTRARSI PER INNOVARE?

Dove, come, nasce e prospera l’innovazione.

Il metodo che le aziende capaci di innovare sistematicamente seguono è davvero ben documentato dal “GENIO COLLETTIVO” (clicca qui).

Linda Hill e i Suoi hanno dimostrato come grazie a leader diventati “ARCHITETTI SOCIALI”, capaci di costruire COMUNITÀ aziendali desiderose d’innovare e capaci di farlo, le innovazioni fioccano a un ritmo e con una qualità incomparabile a quella suscitata da leader visionari (invece cosi necessari per fondare un’impresa, ma poi quasi di ostacolo nella fase di maturità nella quale la crescita continua va di pari passo con l’attitudine e la capacità di innovare sistematicamente).

Certo essere costruttori di comunità non è facile e non lo è nemmeno promuovere un mindset adeguato a innovare, cioè a definire e promuovere le regole, i valori e il clima che favoriscono un vero e proprio spirito innovativo diffuso.

La continua interazione fra i collaboratori, anzi fra i membri della comunità, crea dapprima uno spumeggiante mercato delle idee, poi un virtuoso attrito creativo, quindi, finalmente, la capacità di sfornare novità capaci di integrare opposti all’apparenza inconciliabili (per esempio minor costo con maggior qualità, più velocità con maggiore accuratezza, più varietà con minor complessità …).

La “comunità” non separa mai chi pensa e progetta da chi fa, garantendo una immersione reciproca (una comunione appunto secondo il Genio Collettivo ) fra persone di differenti ruoli, mansioni, età, nazionalità che risulta poi essere la carta vincente per l’effettiva realizzabilità dell’innovazioni collettivamente fatte emergere.

La straordinaria pubblicazione di Linda Hill, frutto di anni di ricerche autorevolmente condotte, “tralascia” almeno due sequenze dei “film” (vengono riportati una dozzina di casi) del Genio Collettivo.  La prima sequenza avviene antecedentemente all’ attuarsi del metodo “collettivo” e ne costituisce il presupposto: si tratta della definizione della sfida da vincere (ogni caso trattato nel testo parte, appunto, già da una ben definita sfida da vincere o da un “problemone” perfettamente individuato che indica in modo convincente la direzione nella quale innovare).  La seconda sequenza, di cui  si fa cenno solo indirettamente , riguarda l’importantissimo lavoro personale con il quale ciascun membro della comunità aziendale si presenta per immettere nel flusso collettivo la sua idea, la sua proposta, la sua soluzione per avviare il processo di genialità collettiva.

Non sfuggirà a nessuno che la qualità delle innovazioni dipende molto dagli imput di partenza e il metodo del genio collettivo funziona in modo proporzionale al lavoro che ciascuno personalmente sviluppa sulle innovazioni che fortemente vuole realizzare.

Occorre quindi creare a viva forza uno spazio nella giornata lavorativa di ciascuno per pensare individualmente  all’innovazione da proporre , alla sfida da lanciare , all’ipotesi da verificare , alla soluzione out of the box da tentare.

Ma se è giustissimo pensare all’innovazione individualmente e trovar a viva forza lo  spazio nella propria giornata per dedicarsi specificatamente a questo e “staccarsi” dalle incombenze che fagocitano ogni energia, come utilizzare al meglio questo tempo?

Simon Sinek, nella sua celebre conversazione sui millenials (clicca qui) tuona contro l’utilizzo degli smartphone durante il lavoro perché la iperconnessione paradossalmente ci isola dalle relazioni e dagli stimoli che la realtà non fa mai mancare per andare avanti, che, in fondo è un sinonimo di innovare. È quindi il divagare che favorisce l’innovazione e non la iper-concentrazione dalla quale occorre saper liberarsi per produrre novità.

Alcuni studiosi sottolineano addirittura come noi consumatori (e quindi anche nella veste di  lavoratori) abbiamo sovraccaricato i nostri cervelli di stimoli e non riusciamo più a gestirli:  è questo che ha portato all’attuale era dell’ansia e ha aperto la meaning economy in quanto tutti – nel pianeta – siamo alla ricerca di un significato, di qualcosa che vada “aldilà”… E questo aprirebbe nuove opportunità proprio per i brand che fanno della creatività e dell’innovazione la  dimensione associata al proprio futuro!

GOLOSARIA A PADOVA: L’INNOVAZIONE DI OGGI È LA TRADIZIONE DI DOMANI

Golosaria a Padova 2017 per parlare di innovazione e qualità

A Golosaria, la manifestazione specchio delle nuove tendenze delle eccellenze del cibo e del vino, si dà idealmente appuntamento (a Padova il prossimo 26-27-28 maggio) anche il “moderno consumatore metropolitano”.

Non a caso, Paolo Massobrio, autore della guida best seller “Il Golosario” e ideatore della rassegna, propone in questa edizione un focus sul genio dei produttori veneti e sulla loro capacità di innovare.

Mario Sala a Golosaria 2017

In questa ottica di innovazione è fondamentale il concetto di Customer Experience di cui parlerà Mario Sala proprio a Golosaria domenica 28 maggio alle ore 16. L’incontro, dal titolo “Conosciamo da vicino la Customer Experience. L’innovazione di oggi è la tradizione di domani” sarà ospitato dallo spazio [AGORA] delle fiere di Padova.
Insieme a Sala interverrà Silvio Varagnolo, partner di Pwc Italia, società di consulenza per le imprese. Modera Paolo Massobrio.

La qualità e l’eccellenza non sono solo “slow”, perché sono sempre più ricercate dal consumatore fast, per condizione, più che per scelta.

Un recente e rigoroso studio McKinsey (Urban World: the Global Consumer to Watch) avverte che nel 2030 la popolazione mondiale si aggirerà tra i 7,8 e gli 8,5 miliardi e più della metà delle persone vivrà nelle città! L’81% del consumo globale, attesta lo studio, sarà generato dal “consumatore metropolitano” così come – questo è il dato più eclatante – il 91% della crescita del periodo 2016-2030.

È in questa direzione, quindi, che devono impostare le loro strategie anche i produttori di eccellenza.

Golosaria a Padova 2017: scopri i temi dell'incontro con Mario Sala

Che cosa cerca il consumatore metropolitano?

Velocità e al contempo qualità sono i driver che guidano il moderno consumatore metropolitano: nella pausa pranzo, alla quale può dedicare una manciata di minuti, cerca sempre di più la vera qualità. Ricerca della novità e libertà di scelta completano l’identikit del consumatore che assorbirà il 91% della crescita dei prossimi anni (approfondisci qui).
Non a caso, il segmento “fast casual” della ristorazione aumenta – a livello globale – a doppia cifra ogni anno.

Per inserirsi in questa onda positiva, i produttori di eccellenza devono innovare per portare nel mondo la tradizione dei loro territori: l’innovazione di oggi sarà la tradizione di domani.

Il moderno consumatore metropolitano, “Customer Experience oriented”, iper connesso, iper informato, iper esigente, iper “infedele”, iper veloce e con trentacinque minuti “lordi” di pausa pranzo, non è il nemico che attenta alla tradizione di qualità dei nostri produttori. Anzi, ne potrà fare la fortuna. A condizione di saper innovare. È questa una delle più belle promesse di Golosaria a Padova!

Golosaria Padova 2017: informazioni utili

Golosaria Padova 2017 vi aspetta dal 26 al 28 maggio a PadovaFiere. La manifestazione ha orari diversi a seconda delle giornate: venerdì dalle 17 alle 24, sabato dalle 11 alle 24, domenica dalle 10 alle 20.

L’ingresso costa 8 euro (6 euro se acquistato sul sito di Golosaria). L’accesso è gratuito per i bambini (under 10) e per Soci Club Papillon 2017.

Ph.Credit: Golosaria

SUPER BOWL 50: EXCITING FAN EXPERIENCE!

Negli Stati Uniti il Super Bowl è considerato uno degli eventi più importanti dell’anno. Insieme a Thanksgiving e Black Friday, la finale del campionato di Football Americano, sport seguitissimo nel Paese a stelle e strisce, è una di quelle giornate alle quali gli americani si preparano per tutto l’anno. Fino a compiere dei veri e propri pellegrinaggi verso la “Super Bowl City”.

La diretta televisiva dell’evento registra un pubblico tra i 90 e i 100 milioni di telespettatori e alcune ricerche gli assegnano il primo posto di evento durante il quale viene consumato più cibo.

host committeeDurante il Super Bowl vengono invitate star internazionali a esibirsi, mandati in onda degli spot pubblicitari da capogiro (uno spazio pubblicitario nell’edizione 2015 costava 4 milioni e mezzo di dollari), trasmessi in anteprima assoluta i trailer dei migliori film della nuova stagione cinematografica. Ma non solo. La città che ospita il Super Bowl ha il compito di trasformarsi e di proporre alle centinaia di migliaia di fan accorsi per la finale un’offerta di servizi che sia all’altezza dell’evento.

Per la cinquantesima edizione del Super Bowl, disputata tra i Denver Broncos e i Carolina Panthers lo scorso 7 Febbraio presso il Levi’s Stadium di Santa Clara, California, sono arrivati a San Francisco ben 1.000.000 di fan scatenati.

Un evento del genere genera, ovviamente, delle aspettative altissime nel grande pubblico e richiede, di conseguenza, che niente venga lasciato al caso, né allo stadio, né nella “Super Bowl City”.

In questo è risultata vincente la collaborazione tra la Host Committe, che, attraverso i suoi volontari, ha fatto da supporto a tutte le operazioni legate all’evento, e SAP, azienda di sviluppo di soluzioni tecnologiche. Come? Un’APP – la Host Committe Volunteer app – ha permesso ai volontari di gestire con ordine e precisione il programma dell’evento, prendere parte a sessioni di formazione virtuali, accede alle mappe della zona e comunicare tra loro in tempo reale. Armati di questa applicazione, tutti i volontari sono stati in grado di essere sempre pronti a rispondere a domande su eventi organizzati in zona, indicazioni logistiche, suggerimenti e consigli di ogni tipo, ma anche di essere estremamente precisi e puntuali nella loro organizzazione interna. Il risultato? Un’esperienza più efficiente, flessibile ed entusiasmante per tutti i fan, a partire dalla zona a loro dedicata, la Fan Energy Zone (nell’immagine sopra).

super-bowlNell’Era del Cliente, perché l’innovazione sia efficiente ed efficace, deve sempre essere in funzione del cliente: semplificare le operazioni dell’organizzazione e portare un vantaggio all’esperienza del cliente deve essere l’obiettivo di ogni iniziativa innovativa che viene importata o adottata in azienda.

Come valutare se la proposta di un’innovazione possa essere in linea con l’obiettivo di semplificare l’organizzazione e di portare un miglioramento all’esperienza del cliente?

Segui il percorso “Offrire ai propri clienti una Customer Experience superiore” organizzato da Italian Customer Intelligence per importare nella tua azienda le pratiche migliori per progettare e offrire al tuo cliente un’esperienza entusiasmante! Clicca sull’immagine e scopri tutte le tappe del percorso.

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MICHELE FERRERO, STEVE JOBS E JEFF BEZOS: COSÌ DIVERSI, COSÌ UGUALI!

Al di là di essere geniali imprenditori e aver creato dal niente delle aziende, rendendole il grande fenomeno che oggi sono rispettivamente Ferrero, Apple e Amazon, che cosa hanno in comune Michele Ferrero, Steve Jobs e Jeff Bezos? L’attenzione al cliente è alla base del loro successo.

Ecco qui alcuni preziosi suggerimenti che ci hanno dato nel corso della loro carriera.

La cliente di Michele Ferrero, si sa, è la Signora Valeria, “la padrona di tutto, l’amministratore delegato, colei che può decidere del tuo successo o della tua fine, quella che devi rispettare, che non devi mai tradire ma capire fino in fondo”. Per la Signora Valeria bisogna innovare costantemente, e non demordere: “l’Estathè per dieci anni non è esploso, ma io non mi sono scoraggiato, perché ero convinto che ci voleva tempo ma che l’intuizione era giusta e che la Valeria non sapeva ancora che era quello che aveva bisogno. Ma poi se ne è resa conto ed è stato un grande successo.”

Insomma, l’attenzione che Ferrero aveva (e ha tuttora) per la Valeria è un’attenzione paziente che deriva da un grande amore, necessario per conoscerla al meglio e indispensabile per intercettare i suoi bisogni e le sue esigenze ancora prima che lei stessa possa avvertirle.

Steve Jobs era assolutamente d’accordo con le affermazioni del “collega”, tanto che soleva riassumere in due frasi la mission della sua Apple: “Avvicinarsi ora più che mai al cliente. Stargli così vicino da potergli dire quello di cui ha bisogno molto prima che possa realizzarlo lui stesso”. E, a proposito di innovazione, lui che ne ha fatto l’eccellenza della sua azienda ci metteva in guardia sul fatto che la tecnologia, quando è fine a se stessa, non funziona: “Bisogna partire dalla customer experience, e da lì lavorare verso la tecnologia, non il contrario”.

Quindi il centro della strategia dell’azienda è il cliente, non la tecnologia.

Jeff Bezos, dal canto suo, individua molto facilmente le tre ragioni per cui la sua Amazon ha successo da ormai 20 anni: “Mettere il cliente al centro, innovare, ed essere pazienti”.

Il percorso “Offrire una Customer Experience superiore: 6 mosse in 6 mesi” organizzato da Italian Customer Intelligence illustra e suggerisce le best practice per portare con successo in azienda una cultura del Cliente come quella di aziende come Ferrero, Apple e Amazon. Scopri di più!

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L’INNOVAZIONE DI OGGI È LA TRADIZIONE DI DOMANI

Gli Stati Uniti (ri)scoprono di Distretti italiani.

La Harvard Business Review ha chiesto a due studiosi, Gary Pisano, professore ad Harvard con all’attivo il libro “Producing Prosperity: Why America needs a manufacturing Renaissance”, e Giulio Buciuni, ricercatore della Ca’Foscari di Venezia in partenza per Toronto, di indagare la realtà complessa e virtuosa dei Distretti Industriali italiani (vedi qui).

L’ultimo studio in merito da Oltreoceano risale al lontano 1984.

Oggetto specifico dello studio è il Nord Est italiano, “laboratorio ideale per la ricerca e l’osservazione di aziende, istituzioni e infrastrutture”, secondo le parole di Buciuni. E, soprattutto, palcoscenico di un profondo paradosso che vede aziende prosperare accanto ad altre che invece hanno performance decisamente inferiori.

Lo studio riporta casi esemplari di diversi comparti del Triveneto. Da una parte le calzature: il distretto di Montebelluna (Treviso), specializzato da oltre un secolo in calzature sportive e scarponi da sci, e il distretto della Riviera del Brenta, che nello stesso arco di tempo si è dedicato alle calzature da donna di lusso. Aziende manifatturiere con una lunghissima e solidissima tradizione artigianale degna del vero Made in Italy che, però, hanno subito (e stanno subendo) un destino diverso. I primi diventano i produttori, tra gli altri, di Nike, Lotto e Nordica, che, dopo grandi successi sul territorio italiano, iniziano a delocalizzare, lasciando l’occupazione precipitare rovinosamente. I secondi, invece, hanno attratto – e continuano a farlo – aziende come Armani, Prada, Louis Vuitton e Dior.

Stessa situazione per il settore arredamento. Da una parte Manzano (Udine), centro nevralgico della produzione mondiale di sedie in legno, che oggi, però, rimane vivo grazie soltanto a un’unica significativa azienda, Calligaris. Dall’altra Livenza (tra Treviso e Pordenone), fornitore principale di Ikea che, se da una parte continua a delocalizzare, dall’altra qui si affida per lo sviluppo dei propri progetti. Entrambi con origini radicate nell’800, questi due distretti vedono il loro apice tra gli anni 60 e 90 del secolo scorso per poi prendere direzioni quasi opposte.

Ci illuderemmo se pensassimo che se siamo bravi a fare una cosa da cent’anni, continueremo a esserlo anche in futuro. È la strada sicura verso il fallimento”, commenta Buciuni. Che vede come unica soluzione un costante aggiornamento e un’innovazione che siano davvero diffusi attraverso tutto il Distretto, con le aziende leader a fare da “catalizzatori”, prima, e da “diffusori”, poi (“knowledge integrator” – integratori di conoscenza – li definisce lo studio).

Specializzazione produttiva, capacità di trovare soluzioni innovative, innovazione tecnica e la creazione di una nuova classe manageriale in grado di trascinare questo “knowledge integrator” sono la risposta che le aziende dei Distretti Italiani dovrebbero dare a gran voce all’intorpidimento che li coinvolge.

Una soluzione che Italian Customer Intelligence ha adottato fin dalla sua nascita, un anno fa: l’innovazione di oggi è la tradizione di domani. E l’innovazione di oggi ci viene suggerita dal periodo economico nel quale siamo appena entrati: l’Era del Cliente (approfondisci qui). Un periodo nel quale a gran voce il Cliente chiede un rapporto più diretto con il brand o l’azienda. Un periodo nel quale è necessario che il brand e l’azienda prendano in considerazione lui e l’esperienza che lui vive in modo più intelligente e approfondito. Un periodo nel quale la vera innovazione è quella in favore del Cliente, quella PER lui. Tante sono le opportunità che nascono per le imprese produttrici che ripartono dal Cliente. Che, casualmente (oppure no?), coincidono proprio con quelle soluzioni che il professor Buciuni auspica: di nuovo, specializzazione produttiva, soluzioni innovative, innovazione tecnica e la crescita di una nuova classe manageriale.

Italian Customer Intelligence ha iniziato quest’anno un lavoro in questo senso insieme al Consorzio della Moda di Verona, gettando le basi per un percorso volto a portare in azienda una più chiara e diffusa cultura del Cliente (vedi qui e qui). Un percorso che continuerà a partire dal prossimo gennaio secondo una formula che metterà le aziende in grado di entrare a pieno titolo nell’Era del Cliente e a portare al proprio interno le pratiche necessarie a quel riavvicinamento tra produzione e Cliente che veicola l’entusiasmo di tante imprese del Made in Italy che tanto hanno attirato le attenzioni degli Americani (e non solo!)

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