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Mario Sala

Mario Sala has 93 articles published.

Partner di Praxis Management, società di consulenza milanese. Da oltre vent’anni anni è impegnato nel retail dei migliori brand del lifestyle nei settori della moda, del food e del design. L’attenzione crescente per i temi relativi al Cliente ha generato in lui un interesse approfondito sul tema della Customer Experience, che lo ha portato a costituire Italian Customer Intelligence e a sviluppare importanti relazioni internazionali sul tema. Il brand, che raduna partner con diverse competenze, sostiene le aziende a progettare, offrire e portare in tutto il mondo una Customer Experience superiore: in una parola, a entrare davvero “nell’Era del Cliente”. mario.sala@praxismanagement.it

L’INCONTRO CHE DA’ VALORE AL TUO VIAGGIO È UN IMPREVISTO: LO SA BENE CAMPLUS!

…E MONTALE. Camplus e News and Customer Experience

Prima del viaggio, dice Montale, si scrutano gli orari, le coincidenze, le soste, le prenotazioni e le pernottazioni… si controllano valigie e passaporti… si acquista un supplemento di lamette da barba… e poi si parte e tutto è per il meglio…
Continua il poeta: che ne sarà del viaggio? … troppo accuratamente l’ho studiato senza sapere nulla… un imprevisto è la sola speranza.

Vale anche per il viaggio degli studenti universitari che cercano un posto in cui vivere nella sede della facoltà scelta e iniziano un viaggio davvero importante per la loro vita.
Anche chi non sbaglia un colpo sulla scelta della facoltà e “fa fortuna”, cioè si realizza davvero, racconta sempre di un imprevisto, di un incontro che ha imprevedibilmente creato una svolta, anzi, la svolta della propria vita professionale, se non addirittura della propria vita tutta.

È questo imprevisto la “Brand promise” di Camplus (www.camplus.it), Fondazione che offre dal 1985 residenze a universitari (e non solo), con una cura che il sito fa solo un poco trasparire.

Come fanno?
È un po’ che li osservavo prima di conoscerli di persona.
Credo che loro si siano accorti di una evidenza che noi, immersi come siamo nella nostra bolla fatta di automatismi – dinamiche – presupposti e credenze per nulla dimostrati, spesso trascuriamo.
L’evidenza è questa: non c’è niente di più imprevisto di ciò che attendiamo con tutto noi stessi! (se non lo attendessimo, non ci accorgeremmo nemmeno quando ci passa accanto).

Due esempi a supporto, il primo universitario e il secondo popolare.

Il primo: studi per l’esame benissimo, non perdi una lezione, confronti i tuoi appunti con quelli dei compagni, segui il professore nei suoi convegni e pubblicazioni. Fai l’esame: prendi 30!
Ovvio, no? Affatto!
Torni a casa e dici: “incredibile ho preso 30!”.
E se qualcuno fra i nostri lettori avesse mai preso 30 ad un esame, avrebbe potuto ricordarsi di questa espressione (“incredibile!”) tipica di chi lo prendeva!
Tu, caro lettore, hai sempre pensato che si trattasse del solito secchione che faceva il solito finto modesto, ma lui era proprio sincero! (e aveva ragione).

Il secondo: lei non ti fa nemmeno dormire di notte tanto è bella e per quanto la pensi.
Quando la vedi ti fa mancare il fiato. Tu, simpaticone dalla battuta sempre pronta, quando, insieme agli amici, sei con lei, rimani muto e impacciato non ti esce nulla di divertente: gli altri prendono sempre la scena e… lei come farà a notarti? Questa è la domanda che ti angustia e che ti tiene sveglio. Passano mesi, ma alla fine lei dice “si!
Incredibile, che imprevisto!
Non solo quindi l’imprevisto è la sola speranza, ma è anche ciò che più è atteso.

Ecco perché Camplus promette agli studenti servizi modellati sulle loro passioni e sul loro corso di studi quando questo è una passione. Perché l’imprevisto non tarda mai troppo in chi l’attende e prende la forma di un incontro. Un incontro che dà valore al tuo viaggio.

Che cosa è una passione se non un’attesa di quell’imprevisto, di quell’incontro, che la fa sbocciare e che produce una svolta addirittura più grande di quello che si attendeva?

Il resto è presto detto: prendete una trentina di universitari “Camplus” sparsi per l’Italia davvero appassionati alla scrittura, piuttosto che alla moda, al food, a lifestyle… condividete queste passioni, che sono le stesse vostre, in una formazione in due puntate, create una chat che diventa genio collettivo, ed ecco nuovi giovani e preparati contributor del nostro Magazine, per il palato fine dei nostri lettori imprenditori, manager, consulenti e… appassionati.

Non vi resta che usare un termine un po’ dotto e alla moda, per esempio partnership, ed ecco presentata la nuova collaborazione tra Camplus e News and Customer Experience.

Non l’avremmo mai previsto!

SONDAGGIO SNEAKERS LIDL: VINCONO I NO GRAZIE!

Perché?

Il 65% dei lettori di News & Customer Experience che hanno partecipato al sondaggio non comprerebbero le sneakers della Lidl. Se i lettori del nostro Magazine rappresentassero l’universo dei consumatori italiani (ma, ovviamente, non è così) alla Lidl brinderebbero, perché il successo delle loro sneakers sarebbe ancora più vistoso se più di un terzo degli italiani si mostrasse sulle vie dello shopping natalizio con ai piedi le “gialloblù” del momento. Quindi: complimenti! 

Risultati del sondaggio: https://newsandcustomerexperience.it/2020/11/27/partecipa-al-sondaggio-lidl-si-grazie-o-no-grazie/

In realtà, nonostante la domanda del sondaggio fosse chiara ed esplicita (“le compreresti?”), è facile notare come il referendum fosse circa l’approvazione o meno dell’operazione di marketing sottesa al tutto. Non a caso gli stessi inviti a votare pro o contro, contenuti nei due articoli dei nostri bravi Francesca Caputo e Andrea Telesca, facevano riferimento, positivo o negativo, all’operazione più che alle scarpe stesse, ignorate nelle ragioni del sì e appena accennate in quelle del no.

Certamente la grande maggioranza dei nostri lettori ama più la personalizzazione che la massificazione e ha approfittato del sondaggio per prendere posizione!

In effetti il “pensato e fatto proprio per te” è il motivo per il quale, ancora oggi, quasi due terzi del pianeta Terra rimane a bocca aperta ad ammirare le “cose” che gli italiani fanno. Da queste “cose” (che siano cucine, vestiti, accessori, mobili, penne, giardini, case, spaghetti, musica, vino… ma anche macchine utensili o lavorazioni del vetro e chi più ne ha più ne metta…) “esce” una bellezza che non si sa mai se scriverla con la b minuscola o maiuscola.

Da secoli, in particolare dalla diffusione dei monasteri benedettini, questo “pensato e fatto apposta per te”, lo abbiamo nel sangue: i monaci, clienti esigentissimi, chiedevano agli operai e artigiani degli inospitali luoghi che sceglievano per i loro insediamenti, di produrre attrezzi agricoli personalizzati e adatti ai diversi tipi di terreno da preparare, insomma “personalizzati”.

Il “non per tutti, ma per te”, che avrebbe poi conquistato “tutti” nasce qui, con radici così profonde che arriva fino… al nostro sondaggio attraversando tutte le vicende della storia, virus compreso.

l Versace, i Ferragamo, i Pomellato, i Ferrari, i Brunello…. di Montalcino, ma anche l’idraulico e il falegname sotto casa, sono figli consapevoli o meno di questa concezione immedesimata col cliente, fino a sentirne su di sé i bisogni, i desideri, e le aspettative e con essi ciò che all’uomo è indispensabile per vivere, come il pane: la bellezza. Bellezza che sa rinnovarsi in continuazione di novità in novità.

N.B.: a proposito di andare di novità in novità… Iscriviti alla Newsletter di News & Customer Experience e riceverai l’invito a partecipare a “Chi si stupisce innova”, viaggio dallo stupore all’innovazione con il contributo di… Gilbert Keith Chesterton, Thomas Stearns Eliot, Ferenc Fricsay, Giacomo Leopardi, Eugenio Montale, Cesare Pavese, Luigi Pirandello, Sylvia Plath, Giuseppe Ungaretti, Vincent Van Gogh, ed altri…

E QUINDI!?

Della differenza fra manager e imprenditore e altro…

Certamente esistono degli imprenditori-manager, ovvero degli imprenditori con capacità gestionali e anche dei manager-imprenditori, ovvero manager con spirito imprenditoriale.
Quindi tra imprenditori “puri” e manager “puri” esistono una infinità di gradazioni intermedie. Certamente nelle nostre imprese, a seconda della circostanza che ciascuno di noi si trova ad affrontare, è opportuno “attivare“ la dimensione più pertinente ad essa.
Amo in modo particolare il mindset del Genio Collettivo, ovvero la modalità di ragionare che Linda Hill e i suoi ricercatori hanno rinvenuto nelle imprese che hanno dimostrato, negli ultimi dieci anni, di saper innovare in continuazione (clicca qui).

La ragione per cui sono appassionato dei tre modi di ragionare indicati per innovare (partire dai dati, non dar niente per scontato, avere una visione d’insieme) sta nel fatto che essi dimostrano che sono necessarie, nella stessa persona (o almeno all’interno di un gruppo) entrambe le dimensioni: quella manageriale (partire dai dati e la conseguente capacità di analisi e interpretazione) e quella imprenditoriale (avere una visione d’insieme che tenga conto di tutti i fattori, sapendo cogliere quelli che indicano l’azione innovativa o risolutiva). Il “non dar niente per scontato” è la condizione stessa sia dell’analisi tipica del manager, sia dell’azione propositiva tipica dell’imprenditore.

L’analisi, la corretta definizione di quale sia “IL” problema (clicca qui) è una condizione necessaria ma non sufficiente: c’è da rispondere alla domanda – avverte Alessandro Bracci, CEO di Teddy, il colosso italiano del fast fashion – “e quindi!?”, ovvero che cosa il problema (cioè l‘ostacolo verso l’obiettivo) indica come soluzione innovativa.

E quindi !?“, Alessandro Bracci, CEO Teddy

Come a dire che, per l‘imprenditore, la definizione del problema non è corretta e non è davvero completata finché esso non mostra il lato costruibile, il punto su cui poggiare per partire verso “L’” azione che lo risolve, avvicinando “L’” obiettivo. Insomma c‘è un modo di DEFINIRE i problemi (e le opportunità) da manager e un modo di AFFRONTARLI da imprenditori: occorrono entrambi! (ed è proprio questo che “IL GENIO COLLETTIVO” assicura).

La domanda “e quindi?!” (così semplice e così “tremenda“, magari fatta dopo mesi di studio) è proprio il trait d’union fra le due dimensioni, o meglio: è la domanda dell’imprenditore che chiama all’azione costruttiva.
Per l’imprenditore un problema che non mostri il suo lato costruibile , che non chiami a una azione “geniale” non è più un problema, è un dato di fatto!
L’imprenditore ama i problemi (ci sguazza dentro, si sente sempre parte in causa, sa che sono gli ostacoli da rimuovere per raggiungere traguardi, trova in essi opportunità di progresso) e odia i dati di fatto, ovvero quel modo di definire i problemi che non lasciano via di uscita verso l’azione risolutiva e innovativa.
Ha ragione l’imprenditore: riusciamo a trattare una situazione come problema proprio perché ne presupponiamo la soluzione. Se non la presupponiamo allora, appunto, non si tratta di problema ma di un dato di fatto!

La domanda semplice e tremenda di Bracci ne sottende un’altra per tutte le nostre imprese: “Il covid-19, per le nostre imprese, è un problema o un dato di fatto?”.

“C’È POSTA PER ME”… DA STEFANO PIOLI

Il G.L.U.E. dell’allenatore del Milan

Giving Little Unexpected Extra

G.L.U.E.: dare un piccolo inaspettato (e sorprendente) extra al cliente (in questo caso al tifoso), ecco cosa lo attacca sempre di più al “suo” brand preferito e a scongiurare quindi tradimenti (sempre dietro l’angolo) verso i concorrenti!

Così, stamattina il postino ha suonato alle 8.00 a casa mia, fedele abbonato milanista, per avvertirmi che “c’è posta per me”. Solita multa o qualche bolletta, ho pensato in questo periodo non certo brillante… invece no! Niente di meno che Stefano Pioli in persona, forse imitando il (per ora) più titolato collega Guardiola (clicca qui), mi scrive una bellissima lettera nella quale dice che io in persona manco a lui, alla squadra e alla società! Mi dice che sa benissimo che non mi perdo una partita in tv del Milan e che mi manca lo stadio e l’inconfondibile odore del prato di San Siro (noi fanatici lo chiamiamo ancora così invece che stadio Meazza) onorato dai tacchetti delle scarpe di Van Basten, Maldini, Baresi, Sheva manovrati da talenti epici paragonabili a eroi omerici cantati dal nostro Omero Carlo Pellegatti che oggi guarda con simpatia ai giovanissimi condottieri di Pioli, illuminati dai lampi e dalle occhiatacce di Ibradiddio.

Ma ecco il G.L.U.E.: il Mister mi dona e mi allega un biglietto gratuito per visitatore il Museo del Milan, per ricordarmi chi siamo, da dove veniamo e verso quali vette siamo destinati. Ovviamente “crollo” per il dono inaspettato e in pochi istanti giro la lettera all’illustre abbonato Corrado Mangano, super competente milanista e numero uno degli immobiliaristi del centro di Milano. Con lui, in settimana, facciamo sempre il punto sulla campagna acquisti, sul modulo, sulla formazione che dobbiamo mettere in campo per il prossimo impegno, sulla situazione Covid oltre che, naturalmente, su questioni importanti e urgenti per la squadra, come per esempio se possiamo rischiare Hauge a destra, visto che a sinistra fra Rebic, Leao e Diaz siamo già coperti.

Appena visualizzata sul suo whatsapp la foto della lettera che mi ha mandato Stefano (ora che mi ha scritto sicuramente vuole che gli dia del tu…) mi ha subito risposto: “Casuale?”.

Ovviamente si chiede se questo G.L.U.E. va a tutti gli abbonati o hanno casualmente scelto alcuni…

“eh no… grande Corrado… la scelta non può essere stata casuale, sicuramente Stefano Pioli ha pensato a me perché io per il Milan sono molto importante!”… potere del G.L.U.E. (clicca qui)!

LA TRIMESTRALE DEL CLIENTE

Qualcosa di semplice per portare davvero la cultura del cliente nella tua impresa

«Ho sempre desiderato dimostrare che nessun lavoro, nelle nostre imprese, è davvero a impatto zero per l’esperienza del cliente: o la migliora o la deteriora. Tutti rispondono: “Certo!”, ma sotto sotto pensano sia una esagerazione, un modo per dire che tutti devono essere orientati al cliente. La Trimestrale del Cliente invece mostra puntualmente dove, come e quanto i risultati del tuo “settore” influiscano sull’esperienza del cliente nel suo viaggio con la tua impresa, ovviamente al fine di migliorarla.

“Non c’è comunicazione adeguata fra settori e parti dell’azienda, mancano informazioni, obiettivi condivisi e confronto”. Davanti a questa ricorrente “denuncia”, a nulla servono le promesse di realizzare meeting di collegamento per comunicare fra uffici, settori, direzioni…: nessuno riesce a unire ciò che nasce diviso! In grado di “unire” i settori aziendali è proprio l’esperienza del cliente: la dashboard e il meeting trimestrale pongono questa unità come dimostrata “pretesa” del cliente.

Così come il cliente non è proprietà dei commerciali e dei venditori, ma di tutti coloro che influiscono sulla sua esperienza, ovvero TUTTI, così l’analisi dei dati non è affare solo degli analisti! Di troppi dati si può “morire”: quali sono davvero quelli essenziali, “incontestabili” e che danno una visione sintetica dello stato di salute che i nostri clienti attribuiscono alla nostra impresa? Se i dati servono a conoscere la realtà, per lavorare coi dati occorre quindi un grande amore alla realtà per quello che essa è, e non “per quello che io pensa che sia”. La Trimestrale del Cliente parte da questo amore alla conoscenza della realtà che è parte essenziale dell’amore al lavoro.

Con una bravissima collega analista, Valentina Romagnoni, e con l’aiuto di studio, occasioni e casi di lavoro, abbiamo trovato un’idea semplice. La semplicità è una complessità risolta e questa “trimestrale” aiuta ad affrontare l’enorme complessità di questi tempi in cui molti sono chiamati a innovare, sperimentare e riprogettare la propria offerta».

Buona Trimestrale!
Mario Sala


CRISI DELLE CATENE DI RISTORAZIONE, DUE RISPOSTE DIFFERENTI: LONDRA E ATLANTA

Eat out to help out oppure Restaurant Franchising & Innovation Summit?

La prima notizia è che sembra sia stato un successo il programma Eat out to help out” lanciato dal governo inglese.

Il programma prevedeva sconti del 50% nei locali (fino a un massimo di 10 £) dal lunedì al mercoledì: il governo – entro cinque giorni – paga la differenza. Sono 500 i milioni di sterline che sostengono il programma con la motivazione di “tutelare i posti di lavoro di 1,8 milioni di cuochi, camerieri e ristoratori”.

Il successo sta nel fatto che hanno aderito circa 80.000 ristoranti e oltre 65 milioni di pasti sono stati inseriti nel programma. Ovviamente, come in ogni Paese libero, ci sono state polemiche: chi si è lamentato per la durata troppo esigua del programma (meno di un mese), chi ha visto nel progetto una pesante contraddizione col piano anti obesità perché il programma ha sostenuto anche i fast-food. In ogni caso si è in attesa dei dati ufficiali circa il grado di raggiungimento degli obiettivi che si proponeva il progetto.

Davanti alla crisi sanitaria reagiscono diversamente gli Stati Uniti: qui l’iniziativa non è governativa, anche se sostenuta dal governo, ma è partita dalle catene stesse che hanno lanciato da Atlanta il Restaurant Franchising & Innovation Summit (Atlanta 22 – 24 febbraio 2021). È questo il momento -dicono le catene organizzatrici del summit – di abbracciare l’innovazione in tutte le sue espressioni: nuove tecnologie, riformulazione dell’offerta, nuove voci di menu, nuove strategie di marketing, nuovi concept Store, nuove promesse ai clienti, nuove modalità di relazione… Il Summit di Atlanta fa una grande promessa: “i partecipanti acquisiranno informazioni e l’ispirazione per essere più progressisti in ogni aspetto della loro attività“. Il nostro magazine è in contatto con gli organizzatori per poter seguire gli interventi più rilevanti: sono ad oggi iscritti a parlare i Presidenti o i Ceo di:


Stay tuned..

SNEAKERS DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI!

A Bordeaux: esposizione di tutte le sneakers che han fatto e fanno storia

A Bordeaux fino a gennaio 2021, l’originalissima esposizione: Playground, Le Design des sneakers, Musèe des Arts dècoratifs. Si tratta di una mostra con 400 paia delle calzature che sono diventate un mito che non accenna a tramontare. Già il nostro magazine si era entusiasmato per il mito delle storiche e al contempo attuali Stan Smith (clicca qui), da star del tennis a fashion icon o per le nuove “supercourt” di Adidas , “made with care, worn without” (clicca qui) , ma a Bordeaux hanno radunato TUTTE le mitiche sneakers che han fatto storia, moda, cultura… Si va dalle Spring Court che John Lennon calza nella pubblicità dell’album Abbey Road, alle Nike Air Force 1, alla bacheca delle “Sneakers for winners“, ovvero “The aura of the Olympic games”.

L’esposizione, entusiasmante, sembra voler rispondere a questa domanda: ma come han fatto scarpe da tennis, da basket o da runner a essere diventate un mercato di massa sempre in crescita dagli inizi del ‘900? Quali testimonial, davvero le han fatte diventare capi di moda piuttosto che icone o vere e proprie opere d’arte? E che parte hanno avuto, ad esempio, i break dancer newyorkesi? E come la tecnologia ha rivoluzionato queste calzature, senza mai far perdere la loro identità, anzi alimentandola?
Oltre alla “mitica” esposizione, anche film, testimonianze e un’atmosfera CHE EVOCA IL NOSTRO… si cresce solo per entusiasmo!

RIENTRO EXPERIENCE

Più tempo libero?

Le vacanze vere sono quelle che si fanno da bambini e da adolescenti: tre mesi abbondanti di stacco vero dal mondo ed entrata in un altro che lascia le sue orme in tutta la nostra esistenza. Che si sia rimasti per le vacanze estive a giocare nel cortile di casa piuttosto che – per chi poteva – in località turistiche con nonni o zie, quei tre lunghi mesi prevedevano una gamma di esperienze indelebili: i giochi con gli amici, le prime libertà, l’importantissima noia di certi interminabili pomeriggi, i primi amori…

Il rientro in città era un rientro vero, come da un posto lontanissimo, come da una assenza lunghissima e si trovava tutto “diverso” da prima: quella compagna di scuola così cambiata, quegli ambienti di casa diventati a ogni rientro più piccoli e mille cose che, diventati grandi nei tre mesi di vacanza, si vedevano come novità rilevanti. Erano quei tre mesi che segnavano, per la loro portata di cambiamento, un anno con l’altro. Ancor oggi “l’anno scorso” lo riferiamo alla stagione estiva passata molto più che all’ultimo 31 dicembre.

In realtà, quando poi le vacanze son passate dai tre mesi a un mese e poi, col lavoro, al paio di settimane, cerchiamo ancora quello stacco, quel uscire dal mondo per ritrovarne un altro lontano e di nuovo tornare trovando tutto “nuovo”. È l’esperienza del rientro che da l’idea della novità di quel che avevamo lasciato… due settimane prima!
Evidentemente questa esperienza si affievolisce e impallidisce davanti al ricordo di rientri veri, come quelli dopo i tre mesi di vacanza.

Sono così tornato a Milano per riprendere il lavoro dopo le vacanze, ma dopo poco ho capito che quello che stavo cercando era questa esperienza del “rientro”. Ma il lavoro da remoto è sempre più invasivo e onestamente sarei potuto rimanere ancora dove ero semplicemente dedicando il tempo necessario al lavoro, non c’era necessità vera di “rientro”. È la prima esperienza di “non rientro” che vivo!

È da questi particolari che si capisce che tutto è cambiato! Il problema, capisco bene ora, non è aver più tempo libero, è liberare il tempo occupato! Forse un giorno avremo bisogno di staccare da questo lavoro ovunque e in nessun luogo contemporaneamente, in tutte le ore ma non in qualcuna in particolare, per farci tre lunghi mesi di lavoro full time!

NON DAR NIENTE PER SCONTATO

“Bisogna riscoprire l’ovvio: non è così scontato come pare.”
Pino Caruso, Ho dei pensieri che non condivido, 2009

Non dar niente per scontato, insieme al partire sempre dai dati e alla capacità di avere una visione d’insieme sono le caratteristiche del modo di ragionare delle imprese capaci di innovare in continuazione. Questo “mindset” è stato osservato da Linda Hill e dai suoi ricercatori al termine di dieci anni di ricerche i cui risultati sono stati pubblicati nel testo Collective Genius.

QUAL È “IL” PROBLEMA?

Una domanda, oggi, davvero difficile…

Di questi tempi se chiedo a un imprenditore o a un manager quale sia oggi IL problema della sua impresa fatica a rispondermi.
Diventa invece un fiume in piena se chiedo “I” problemi della sua impresa: me ne cita a decine!
Non è affatto facile, infatti, e specie dopo questo “finimondo’’ cogliere davvero quale sia IL problema.
La difficoltà sta nel fatto che per coglierlo occorre avere ben presente quale è – OGGI – IL vero obiettivo dell’impresa per il quale ci sono inevitabilmente ostacoli, cioè, problemi (la parola problema, che deriva dal greco, significa, appunto, ostacolo).
In verità IL vero obiettivo dell’impresa dovrebbe trovarsi nella sua mission o per lo meno in quel versante della mission che interessa il cliente e che spesso indichiamo come “brand promise”.
È ancora vera e attuale – nello scenario che viviamo e che ci aspetterà – la nostra mission e la promessa che facciamo ai clienti?
Rispondere con decisione di “” significa credere nel futuro della propria impresa, ma questo ancora non è sufficiente!
Quale è LA sfida vincendo la quale – OGGI! – la mission si raggiunge e la promessa al cliente si rinnova nelle modalità e forme che lo convincono ed entusiasmano?
Dire quale sia LA sfida significa indicare – OGGI – quel traguardo ambizioso e decisivo che conduce la nostra impresa verso un significativo progresso o addirittura a una svolta!
Se la risposta invece fosse negativa, ovvero si riconoscesse, che dopo questo “finimondo” la mission della nostra impresa, e la promessa ai clienti che ne deriva, non “tiene” più… beh occorre metterci mano… con tutta l’energia e l’entusiasmo che questa revisione esige!

Ma perché facciamo così fatica a far emergere quindi IL problema e L’obiettivo per cui esso è di ostacolo?

  • Perché è difficile, anzi difficilissimo… le cose facili se le sono portate via gli imprenditori e i manager del passato, ci han lasciato solo le cose difficili e difficilissime: andiamo a caccia di quelle difficili dunque!
  • Perché spesso nelle nostre imprese abbiamo separato il pensiero strategico da quello operativo, creando una divisione fra chi pensa e chi fa. E questa divisione ostacola creatività e innovazione che invece ha bisogno di genio collettivo (clicca qui). Oppure in nome della più ottuse delle scuse (“amo la concretezza”) siamo affogati in vicende esclusivamente operative (“naturalmente importanti e urgenti e non è certo tempo di pensare e filosofeggiare”…)
  • Perché, in passato, abbiamo rimandato di occuparci di tanti segnali di cambiamento che ora, post (speriamo) Covid, han corso così tanto che ce li troviamo davanti, inevitabili e tutti insieme.
  • Perché “paghiamo” una certa chiusura e autoreferenzialità opponendo un muro a tanti stimoli, che basta leggere il giornale alla mattina per rendersene conto. Autoreferenzialità che ha fatto entrare poco più che i nostri pensieri (e quelli di coloro d’accordo con noi) nell’orizzonte delle nostre imprese!

Una verità è invece rimasta immutata: si cresce solo per entusiasmo dei nostri clienti (come risultato dell’entusiasmo di chi lavora con noi e che raggiunge il cliente sotto forma di novità, innovazioni, soluzioni, attenzioni… che lo fanno crollare!)

 

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