LAVORIAMO TUTTI PER AMAZON E GOOGLE?

I brand che non vogliono lavorare “sotto padrone” di un pesce più grosso, ma desiderano continuare ad avere come leader il proprio cliente, devono diventare ancora più forti proprio come brand. Intanto, non a caso, il tema del prossimo World Retail Congress (Amsterdam 14/16 maggio 2019) è High Velocity Retail

Una volta i produttori di generi alimentari si lamentavano dei supermercati mentre cercavano in tutti i modi di entrare nella loro lista fornitori. Allo stesso modo i produttori di abbigliamento si lamentavano dei “grandi magazzini” (li chiamavamo così allora), anche essi mentre facevano di tutto per esserci. La lamentela riguardava soprattutto il prezzo, sempre più basso, che supermercati e grandi magazzini imponevano ai fornitori, insieme a vincoli sempre più impegnativi riguardo alle quantità da produrre, ai tempi di consegna e ad altri standard. Le lamentele si sono fatte sempre più rilevanti quando questi “distributori”, avendo una relazione sempre più diretta, assidua ed informata col cliente finale, si sono candidati, spesso con successo, ad essere loro stessi brand.

Diventati “brand” hanno iniziato a promuovere prodotti a marchio proprio attraverso quell’operazione conosciuta con il nome di private label, cosa che ha permesso loro di azzerare o quasi il valore premium di blasonati fornitori che potevano contare su una marca riconosciuta dal consumatore. Ora gli stessi retailer si lamentano, come si lamentavano i loro fornitori, di Amazon e di altre grandi piattaforme mentre cercano in tutti i modi di essere presenti in questi enormi e-commerce.

Se si prendono, a titolo esemplificativo, le grandi piattaforme e-commerce di food delivery si noterà che, terminato il periodo di “seduzione” verso riconosciuti e rinomati  brand del food per svolgere per loro conto la consegna out store (ma sempre tenendo per la piattaforma di delivery la relazione col cliente finale attraverso l’ordine),  ora iniziano un’operazione di smantellamento dei brand divenuti loro “fornitori”, offrendo al cliente finale una selezione di menu mischiata. Insomma, una operazioneprivate label sui generis! Il cliente finale gradisce questo assortimento che prima era il cavallo di battaglia dei retailer che ora si lamentano.

Sembra che il pesce piccolo collabori a far diventare grosso il pesce che lo mangerà il quale a sua volta collabora a far diventare grossissimo il pesce che poi, a sua volta, rischia di mangiarlo e così via…

Camminando a piedi in una via della sua città un amministratore delegato di successo mi ha detto con amarezza: “Non so che lavoro facciano le persone che stanno camminando in questa via, ma alla fine lavoriamo tutti – o quasi – per Amazon o Google!”.

I brand che non vogliono lavorare “sotto padrone” di un pesce più grosso, ma desiderano continuare ad avere come leader il proprio cliente, devono diventare ancora più forti proprio come brand rivedendo le proprie promesse al rialzo e offrendo in modo diretto (e non mediato) una customer experience superiore in ogni occasione di relazione col cliente stesso!

In questo sforzo occorre tener conto che si è prepotentemente aggiunto un altro fattore e con un livello di intensità massimo: la velocità!

Non a caso il tema del prossimo World Retail Congress (Amsterdam 14/16 maggio 2019) è HIGH VELOCITY RETAIL.

Partner di Praxis Management, società di consulenza milanese. Da oltre vent’anni anni è impegnato nel retail dei migliori brand del lifestyle nei settori della moda, del food e del design. L’attenzione crescente per i temi relativi al Cliente ha generato in lui un interesse approfondito sul tema della Customer Experience, che lo ha portato a costituire Italian Customer Intelligence e a sviluppare importanti relazioni internazionali sul tema. Il brand, che raduna partner con diverse competenze, sostiene le aziende a progettare, offrire e portare in tutto il mondo una Customer Experience superiore: in una parola, a entrare davvero “nell’Era del Cliente”. mario.sala@praxismanagement.it