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NEN, LA RICETTA PER LA MEMORABILITÀ

Semplicità, effort e humor, il segreto per una pubblicità di cui si parli

Cosa rende una pubblicità memorabile? Sono certo che molti di noi si siano posti questa domanda.  Che voi siate addetti ai lavori, oppure no, sicuramente almeno una volta vi sarete sorpresi difronte ad una pubblicità ben riuscita a porvi questo quesito. Ovviamente le risposte possono essere le più varie, anche perché non tutti siamo colpiti dagli stessi aspetti. Tuttavia ci sono alcune caratteristiche che, a mio parere, accomunano molte delle comunicazioni che hanno avuto più risonanza negli ultimi anni. Per capirci: quelle pubblicità che piacciono talmente tanto che viene voglia di spammarle ai propri amici nei gruppi di WhatsApp o sui social come se fossero un meme o un articolo motivazionale (ciò che oltre Manica chiamano WOM – Word of mouth). Provo a far chiarezza su questi punti con un esempio.

Qualche settimana fa, navigando sui social, mi sono imbattuto nelle pubblicità di NeN: una società di vendita dell’energia, nata in seno ad A2A, ma con il chiaro desiderio di tagliare il cordone ombelicale con la propria genitrice. NeN, che si autodefinisce come la prima EnerTech italiana, si propone come game changer dell’energia con una value proposition innovativa: energia in abbonamento.

Team creativo, NeN.

Riflettendo su cosa mi ha colpito di queste pubblicità e, soprattutto, cosa mi ha portato prima a condividerla su tutti i gruppi di WhatsApp facendomi odiare da molteplici compagnie e amici, poi a scrivere questo articolo, sono i seguenti tre elementi:

Semplicità: significa essere coerenti con un teorema basilare della comunicazione, ovvero una pubblicità, un’idea. In un mondo soffocato da un sovraccarico informativo, l’efficacia di un comunicazione è infatti esponenzialmente maggiore se ci si focalizza sulla trasmissione di una sola idea, di un solo concetto. Azzarderei un “less is more”. Noi tutti abbiamo pregiudizi più o meno radicati sulle società di vendita dell’energia:

  • sulla loro sostanziale indifferenza: vendono tutti le stesse cose… triste ma vero, un kwh è sempre un kwh. Per l’appunto si parla di commodity.
  • sulla loro condotta: è diffusa il “sospetto” che i costi delle bollette lievitino voci di spesa che suonano un po’ come la madre di tutte le supercazzole: “antani con scappellamento a destra”, del famoso Amici miei di Monicelli.
  • sulla loro poca trasparenza: mettendovi una mano sul cuore…potreste veramente dire di aver capito cosa c’è scritto su una bolletta?

Queste comunicazioni sradicano il tradizionale paradigma ed è qui che troviamo il loro primo punto di forza.

Amici miei, 1975 regia di Mario Monicelli.

Effort: la vita ci insegna che solo dalla fatica nasce la soddisfazione. Mi sento di dire che questo vale in una certa misura anche per la pubblicità. Queste pubblicità, infatti, sono meno immediate di quanto sembrano: per coglierne il significato la mente deve fare un minimo esercizio cognitivo, che viene ricompensato da un sorriso finale!

Questo aspetto, per quanto possa sembrare ininfluente, differenzia queste pubblicità da tante altre che semplicemente “subiamo” perché non ci richiedono uno sforzo di comprensione, un’associazione mentale. Nulla di nulla. Calma piatta. Ci impongono semplicemente la loro presenza raccontandoci qualcosa scarsamente innovativo e tendenzialmente ininfluente sulle scelte di consumo. Soggetti inebetiti di fronte ad uno schermo.

Orwell 1984 (Nineteen Eighty-Four), 1984 regia di Michael Radford

Humor: a chi non piace ridere? O almeno sorridere… La lista dei benefici di una risata o anche solo di un sorriso è molto lunga, come Mr. Bean insegna. Ai nostri fini mi sento di sottolineare specialmente un punto: in campo comunicativo, lo humor aiuta memorizzare le cose in quanto il nostro subconscio le associa automaticamente ad un’esperienza positiva, facendo sì che si abbia la tendenza a ricordare il contenuto di una comunicazione e il suo autore. In questo caso un brand e la sua value proposition.

Questo è il terzo e ultimo punto di forza di queste pubblicità. Il premio nascosto per essersi soffermati a guardarle.

Mr. Bean – L’ultima catastrofe (Bean: The Ultimate Disaster Movie), 1997 regia di Mel Smith.

NeN, reinterpretando con magistrale ironia i punti deboli di un mercato che ha seguito le stesse regole per decenni, si pone come punto netto di discontinuità. Mi sento di dire che ciò che si prova di fronte ad una comunicazione di questo tipo, è un senso generalizzato di genuinità in ciò che il brand comunica, ponendosi come baluardo di cambiamento autentico in un mercato scarsamente innovativo.

Ora non ci resta che verificare se, dietro questa buona prima impressione, ci sia anche quella genuina sostanza di cui l’azienda si fregia nelle sue comunicazioni e se, oltre al word of mouth, questa modalità di comunicare ai propri prospect sarà in grado di attrarre nuovi clienti ad alto valore e limitare il churn.  

Ma questa è un’altra storia e direi che per ora ci ha convinti.

#Stay tuned.

Cosimo Locatelli

GOLOSARIA, UN GUSTOSO APPUNTAMENTO DA NON PERDERE!

La bottega della felicità

Mercoledì 28 ottobre inizia Golosaria, un evento organizzato da Paolo Massobrio! Quest’anno Golosaria torna con tantissime novità entusiasmanti!

La prima è che la potremo seguire davvero tutti… da tutte le parti del mondo: l’evento infatti si terrà online, con ospiti eccezionali!

Anche News and Customer Experience seguirà l’evento in modo appassionato… e Mario Sala sarà uno dei protagonisti del programma di questa special edition.

Domenica 1 novembre
ore 16.00 – TALK
La bottega della felicità
Dialogo con Mario Sala (Partner di Praxis Management – editore del magazine News and Customer Experience)

Non resta che registrarsi per non perdere l’appuntamento! Registrati qui

Credits to: Rushnet

LA TRIMESTRALE DEL CLIENTE

FREE BOOK

#FastFashion #FastCasual #FastFood #FastClick #Retailers #ChainStores #MarketPlace #Ecommerce #CustomerService

Non esiste alcun lavoro nella tua impresa che sia davvero ad impatto zero per l’esperienza del cliente…

La Trimestrale del Cliente invece mostra puntualmente dove, come e quanto i risultati di ciascun settore aziendale influiscano sull’esperienza del cliente nel suo viaggio con la tua impresa.

Un’idea molto semplice: una dashboard che monitora la salute che il cliente attribuisce alla tua impresa, ovviamente col fine di migliorarla!

Quando invii il modulo, controlla la Inbox

 

La Trimestrale del Cliente – Preview

E’ ORA DI PENSARE AL NATALE!

Come brand e catene si “devono” preparare…

Chain Store Age, l’autorevole rivista americana punto di riferimento per i retailers di tutto il mondo si sente di offrire 5 consigli per prepararsi alla stagione dello shopping natalizio. 

Consigli certo utili per tutti, ma addirittura decisivi per coloro che realizzano la maggior parte delle entrate nel periodo natalizio

Le esigenze di cui tener conto sono fra loro contrastanti: ottimizzare le vendite, ridurre al minimo i contatti con le superfici, garantire i distanziamenti.

Il primo consiglio è quello di replicare altrove l’esperienza del negozio installando tende nei parcheggi o in altre sedi aziendali o allo scopo rinvenute e affittate per il breve periodo. Condizione perchè questa soluzione sia vincente è avvertire i clienti in anticipo e disporre di POS mobili e affidabili.

Il secondo consiglio invita a concentrarsi sull’efficienza in negozio in modo da rendere la visita di ciascun cliente il più possibile utile. Viene suggerito in particolare di offrire assistenza ai clienti in coda, aiutandoli con informazioni chiare sull’ubicazione degli articoli o, addirittura, portare la merce al cliente senza farlo entrare in negozio. Anche lo shopping su appuntamento è utile, efficiente e può diventare un’esperienza unica per il cliente che ha tutte le attenzioni e si sente “aspettato”. Certo, occorre pianificare per tempo il tutto motivando il cliente con vantaggi nell’aderire all’opzione-appuntamento.  

Il terzo suggerimento non poteva che riguardare l’efficienza alle casse. Creare un’area di ritiro dei prodotti, favorire al massimo l’opzione “compro online e ritiro in negozio”, assistenti al pagamento con casse veloci in forma di auto-check out, snelliscono la coda, creano un un più veloce ingresso dei clienti in attesa e conferiscono all’aria che si respira in negozio un’atmosfera “smart”.

Il quarto suggerimento consiste nell’assecondare il cliente nel non provare la merce (ad esempio, provare i vestiti), assicurandogli un processo di restituzione veloce ed efficiente. Questo tranquillizza il cliente che “osa” acquisti con più facilità e meno pensieri.

Il quinto consiglio è davvero prezioso. Come fare per rendere personale la relazione col cliente in clima di distanziamento, mascherine e tutto ciò che scoraggia “avvicinamento” e “contatto umano”? Ecco alcuni possibili soluzioni per contrastare queste inevitabili situazioni “impersonali”:

  1. Utilizzare scontrini, ricevute, messaggi di testo, insegne di benvenuto, display, per creare un clima e un’atmosfera in linea coi valori del brand, dell’insegna e del “vecchio” modello di servizio.
  2. comunicazioni post-acquisto “intelligenti”. Non solo la “solita” comunicazione sulla soddisfazione dell’acquisto, ma ulteriori informazioni sul prodotto acquistato, approfondimenti, notizie utili e, naturalmente, altri articoli corredati all’acquisto effettuato.
  3. molte manifestazioni tradizionali delle festività natalizie saranno quest’anno negate (spettacoli, musica, concerti, manifestazioni, articoli tipici del Natale che si comprano per strada oppure ai mercatini) e i retailer potranno riprodurne – almeno in parte – negli store per far vivere l’atmosfera natalizia.

AMAZON CHE LUSSO!

Amazon inaugura Luxury Stores

Amazon ha dato il via a Luxury Stores, un’esperienza di acquisto mobile solo per selezionati membri Prime negli Stati Uniti.

La nuova ed esclusiva esperienza di shopping prende la forma “in store”, ovvero Amazon fornisce gli strumenti per personalizzare i contenuti di ciascun brand di alta moda che aderisce al progetto e i marchi prenderanno decisioni in modo indipendente in merito alla loro offerta e ai prezzi.

Si comincia con le collezioni pre-autunno e autunno/inverno 2020 di Oscar de la Renta, tra cui prêt-à-porter, borse, gioielli, accessori e un nuovo profumo ed è in arrivo anche con l’abbigliamento per bambini.

Ma è solo l’inizio perché nuovi brand – top secret per ora – sono in arrivo per le prossime settimane.

Con uno splendido video di lancio, che potete vedere qui sotto, con protagonista la modella Cara Delevingne e diretto dal regista Bunny Kinney con la collaborazione del designer Jason Bolden, in soli trenta secondi Amazon e Oscar de la Renta ci fanno entrare nell’ atmosfera del Luxury Store.

“Ovviamente” il Luxury Store include “View in 360°”, una funzione interattiva che fornisce dettagli tridimensionali dei capi per visualizzarli meglio e, altrettanto “ovviamente”, anche uno storytelling coinvolgente con immagini e grafica ad alto impatto.

Alex Bolen, CEO di Oscar de la Renta è entusiasta: “In qualità di leader globale nella vendita, Amazon si concentra incessantemente sul miglioramento dell’esperienza del cliente attraverso l’innovazione costante, utilizzando la tecnologia e il feedback dei clienti. Ammiriamo l’attenzione incentrata sul cliente di Amazon e non vediamo l’ora di raccontare la storia del nostro marchio in modi convincenti e coinvolgenti a un numero ancora maggiore di clienti attraverso l’esperienza dei negozi di lusso“.

Ecco che anche i clienti, cosi esclusivi e “personalizzati” dei brand dell’alta moda, stanno per diventare clienti di Amazon che… non mancherà di attivare – c’è da giurarci – offerte, oltre la moda, per questi clienti “d’oro”

3 NUOVI “TOOL” PRESTO DA SCARICARE DAL NOSTRO MAGAZINE

La Trimestrale del cliente, entusiasmo con GLUE e il Genio Collettivo!

Presto 3 belle novità per il nostro magazine dedicato alla customer experience e disponibili gratuitamente per chi si iscrive all’account “News and Customer Experience” di LinkedIn o alla newsletter del magazine stesso.

Ecco una breve anticipazione.

La Trimestrale del cliente è una monografia che prende il nome, per paradosso, dalla trimestrale a cui sono obbligate le società quotate in borsa. Attraverso “la trimestrale” gli investitori verificano l’andamento della “quotata” e cercano di trarne previsioni per il futuro: investire o disinvestire?

La Trimestrale del cliente invece, propone un metodo semplice, brillante e coinvolgente per far valutare i propri risultati trimestrali da un analista importante ed esigente: il cliente!

Ecco che viene quindi proposto di associare i KPI di ogni reparto aziendale distribuendoli secondo la loro influenza e impatto nel customer journey, ovvero per l’esperienza che il cliente vive in ogni tappa del suo viaggio. Il cruscotto che ne deriva è davvero utile come supporto a decisioni importanti, come occasione di coesione di tutto l’ecosistema aziendale e come vera e propria “visione” olistica del cliente. Perché fare la trimestrale del cliente, quali vantaggi porta, come farla e cosa comporta è proprio oggetto della monografia. Autori: Mario Sala e Valentina Romagnoni.

Entusiasmo con GLUE è un libretto di battaglia frutto di quello che si è imparato in campo aperto. Si cresce (solo) per l’entusiasmo dei propri clienti! L’entusiasmo è quindi indispensabile per crescere, ma è anche la cosa più difficile da ottenere!

Ma cosa è davvero l’entusiasmo? Come si suscita? Di cosa specificatamente si entusiasma il cliente? E cosa c’entra l’entusiasmo di chi lavora con noi con quello del cliente? Perché la “strategia” del GLUE ha successi così a breve termine? In cosa consiste? Questo è “l’entusiasmante” contenuto della pubblicazione di Mario Sala, Cristina Picariello e Claudia Torre.

Il magazine renderà presto anche disponibili alcuni video per portare dentro la propria azienda la pratica del Genio Collettivo, l’unica davvero in grado di produrre innovazioni significative anche per il cliente finale. Si tratta della “sequenza” evidenziata da Linda Hill e dai ricercatori di Harvard studiando quelle aziende che hanno dimostrato di sapere cambiare e innovare in continuazione in uno scenario turbolento e mutevole, spesso riprogettando in continuazione la propria offerta.

Insomma, proprio quello che, in seguito all’emergenza sanitaria, occorre faccia anche la nostra impresa.

Perché queste aziende hanno saputo innovare in continuazione? Come mai hanno seguito, pur non conoscendosi, un metodo analogo? Qual è il mindset da importare nelle nostre imprese? Davvero è un’avventura seguire, e poi importare, questo stile di lavoro. Da non perdere i 4, brevi ma efficaci, contributi video di Mario Sala.

Stay tuned!

L’ARANCINO, CALANDOTELO, TI PARLA…

Il giro d’Italia in classe

Quando si nomina il Made in Italy il pensiero va a una serie di eccellenze che rendono il nostro paese famoso in tutto il mondo.  Un patrimonio immenso, variegato, espressione di bellezza e ricchezza delle nostre regioni così diverse, di lavoro e impegno che prendono la forma di prodotti buoni, pregiati, belli.

Ho riscoperto questo patrimonio attraverso gli occhi e il lavoro dei miei studenti, che me ne hanno fatto percepire un valore ulteriore: saper suscitare passione in chi, accostandosi a questo patrimonio, rivede in esso ciò che ama, i propri interessi e anche le proprie radici.

Durante il periodo della Didattica a distanza, forzatamente lontani dalle nostre classi, noi docenti abbiamo cercato di coinvolgerle in progetti che sentissero vicini e potessero coinvolgere tutti in prima persona. Nelle lezioni di geografia, con i ragazzi della mia prima professionale agraria, abbiamo parlato dell’Italia e della sua economia. E di come ad essa appartengano prodotti in cui si esprime la bellezza di questa terra, della sua storia e della sua ricchezza: una combinazione di tradizione, tecnologia e sostenibilità.

Abbiamo cercato di stilare un elenco di tutto ciò che fosse riconoscibile come Made in Italy e la lista sembrava infinita, con esempi riconducibili a tutti i settori produttivi. Ho chiesto allora agli studenti di scegliere uno di questi prodotti o marchi, descriverlo, cercarne la storia e il legame con il territorio a cui appartiene e indagarne l’importanza per il sistema economico italiano.

I ragazzi, legati alla terra non solo per ragioni scolastiche ma anche per passione, hanno parlato della pasta, della mela del Trentino, della bresaola valtellinese e ovviamente della pizza. Alcuni hanno optato per prodotti legati alle proprie terre d’origine. Tutti sono stati in grado di rendere ragione in modo chiaro dei motivi delle proprie scelte. Hanno approfondito prodotti diversi e apparentemente molto lontani, ma è emerso chiaramente come il punto in comune sia la loro storia, che affonda le radici nel territorio da cui hanno origine, con tutta la ricchezza di cui il territorio italiano, con le sue millenarie contaminazioni, è espressione. Insomma, cos’è l’Italia se non il risultato di un incontro di culture che si è protratto per secoli?

I ragazzi, nei loro lavori, lo testimoniano. Tommaso, grande nostalgico della Sicilia (ne parla incessantemente) ha raccontato l’arancino catanese: “Ho scelto questo prodotto – ha scritto – perché è buono, irripetibile e bello esteticamente, mi ricorda l’Etna. Mi fa ricordare la mia terra, dove ho radici”. Tommaso, nella sua descrizione piena di entusiasmo e un po’ istintiva, ha colto un altro punto interessante: “L’arancino, calandotelo, ti parla, ti racconta la storia di popolazioni che hanno colonizzato una terra ricca e prosperosa per far crescere i prodotti di cui è costituito”. Nella sua presentazione parla ad esempio della coltivazione dello zafferano, arrivato in Sicilia con gli Arabi, e del fatto che “mangiando lungo la costa siciliana, sembra di assaporare pezzi diversi di Storia”.

Nicolò, anche lui siciliano, ha scelto il Nocellara del Belice, una varietà di oliva che cresce solamente in una ristretta zona del trapanese: “Quello che ne deriva è l’olio più esportato della Sicilia, per questo possiamo dire che è un pilastro fondamentale dell’economia siciliana”. Anche lui ha voluto soffermarsi su questo prodotto perché fa parte della sua storia: “Al mio paese, in campagna, abbiamo degli alberi di Nocellara”.

Benedetta ha approfondito la storia del miele e della sua produzione piemontese perché “lo ritengo un prodotto davvero gustoso e mi ispirava il fatto che la sua lavorazione sia svolta per la maggior parte dalle api”.

 

La famiglia di Lorenzo, invece, ha un’azienda agricola in Brianza che produce latte. Partendo da qualcosa che conosce molto bene, ha voluto parlare della mozzarella di bufala campana: “Avendo un allevamento di vacche, so il lavoro che c’è dietro per produrre il latte, curare gli animali e alimentarli. Ho scelto questo prodotto perché sono rimasto colpito dal gusto molto saporito, dalla sua consistenza e dal sapore, diverso da quello del nostro latte bovino”.

Dagli approfondimenti degli studenti è emerso un quadro davvero vario e attraente del nostro Paese. I prodotti delle nostre regioni rappresentano una miniera di opportunità, a condizione di saper continuamente raccontare al mondo ciò di cui siamo capaci, suscitando la stessa emozione e lo stesso interesse che il Made in Italy ha fatto nascere in questi ragazzi. Emozione e interesse che sono nati in molti di loro nel rendersi conto di quanto la cura, la passione, il desiderio di fare bene siano la radice dell’eccellenza dei prodotti su cui hanno lavorato.

Ma dove nasce questo desiderio, che porta con sé la passione di fare bene e poi la voglia e la capacità di raccontare questa storia? Da insegnante, non posso che attribuire un ruolo centrale all’educazione: riconoscere il bello è semplice, lo testimoniano i miei studenti, ma c’è bisogno che qualcuno te lo indichi. Abbiamo bisogno, tutti e sempre di più in questo tempo frenetico, di imparare a guardare con calma e stupore ciò che il nostro Paese ci offre. Di soffermarci sul valore di ciò che proviene da una storia complessa, contraddittoria ma ricca e feconda, che deve essere ancora insegnata e raccontata perché lì si trovano le nostre radici. Insomma, questo racconto non può fermarsi alle innegabili qualità di eccellenza che caratterizzano il Made in Italy, ma dovrebbe con coraggio andare oltre e, come è accaduto con i miei studenti, coglierne e saperne comunicare l’altrettanto innegabile dimensione culturale.

Serena Picariello

SE NON DAI NIENTE PER SCONTATO PUOI LAVORARE IN DYSON!

Dall’aspirapolvere senza filo allo zaino che misura la qualità dell’aria, il genio collettivo di Dyson

I prodotti Dyson  fanno parte dei desiderata di ogni donna del pianeta: l’aspirapolvere senza filo e senza sacchetto, oltre ad essere comoda e maneggevole, offre prestazioni di pulizia senza eguali; l’asciugacapelli Supersonic, silenzioso e leggero, asciuga i capelli in modo estremamente naturale, senza danneggiarli; la piastra Corrale permette di lisciare i capelli riducendo della metà i danni da calore; lo Styler Airwrap consente di acconciare i capelli come farebbe il parrucchiere.

Innovazioni frutto del desiderio del fondatore, Sir James Dyson, di creare prodotti diversi, che funzionino meglio di quelli che offre il mercato. Secondo Dyson, la creatività consiste nel creare qualcosa che nessuno era stato in grado di concepire prima, “qualcosa che non esisteva e che risolve problemi mai risolti prima”.

Ed infatti, l’idea che portò all’invenzione della prima aspirapolvere dalla quale prese avvio la fortuna di questo impero nacque proprio dalla insoddisfazione del giovane Dyson per la sua aspirapolvere Hoover, che si ostruiva spesso, perdendo troppo facilmente potenza di aspirazione. E così, dopo anni di tentativi e 5.127 prototipi, venne creato il primo aspirapolvere senza sacchetto a tecnologia ciclonica.

Dyson, quindi, non parte eminentemente dalle opportunità che, via via, offre la tecnologia, ma dall’immedesimazione nel cliente finale con, questo sì, un driver prevalente: l’efficienza. E’ verso questo fattore che l’innovazione di Dyson si concentra.

Quello che impressiona è il numero di innovazioni che Dyson sforna ogni anno: per questo, andrebbe iscritta di diritto fra le imprese campioni per l’innovazione sistematica e continua, come tipico delle imprese riportate da Linda Hill nel suo best seller “IL GENIO COLLETTIVO”.

Dyson fa propria una delle milestone delle aziende che sanno costruire al proprio interno una comunità desiderosa di innovare e capace di farlo: quella del non dar nulla per scontato, mettendo sempre tutto in discussione!

Emblematico è il testo degli annunci per la ricerca e la selezione di chi aspira a lavorare in Dyson: Non tutti i dipendenti di Dyson sono ingegneri, ma li incoraggiamo tutti a ragionare come tali, esaminando ogni aspetto sia nel dettaglio che nella sua visione di insieme”.

Del resto, per produrre uno zaino che misuri la qualità dell’aria (Clicca qui), occorre davvero non dar per scontato nulla!

 

GENIO E REGOLATEZZA

Ecco l’ardito percorso proposto alle imprese dell’Emilia Romagna e non solo, dal titolo: L’OFFICINA PER IL FUTURO

Siamo in tempesta e le analisi sugli scenari futuri si contrappongono a seconda dell’agenzia che li propone, ma non potrebbe essere diverso dato che si contrappongono anche le previsioni degli scienziati e, ancor più facile da prevedersi, le ricette per la ripartenza di governo e opposizione.

C’è però chi taglia corto e, in attesa dell’analisi “giusta” che pur è importante conoscere (ma forse verrà ex-post, a suon di “io l’avevo detto”) riparte con lo slogan GENIO E REGOLATEZZA.

Alessandro Bracci (CEO del gruppo Teddy), Carlo Battistini (CEO di Vacanze Mizar), Gianluca  Velez (CEO di NSI Nier), Paolo Preti (CEO di Meta) hanno almeno tre caratteristiche in comune: sono imprenditori -manager, sono Presidenti delle 4 Associazioni emiliano-romagnole della Compagnia delle Opere e hanno trascorso parecchie ore fra loro  nei due mesi più cupi del lock-down a condividere i dialoghi con centinaia di imprenditori, ciascuno dei quali  coi suoi guai, con le tante persone a casa e… cosa peggiore di tutti… con  i clienti da riconquistare, spesso perché scomparsi del tutto dall’inizio di marzo.

Dopo pochi appuntamenti è stato facile osservare che tutti, qualsiasi sia il mercato che affrontiamo, viviamo almeno due, se non tre, di questi elementi del momento attuale:

  • Scenario mutevole, poco decifrabile, contraddittorio
  • Difficoltà a formulare obiettivi che resistano nel tempo
  • Affronto di problemi insoliti, difficili da definire concretamente e ancor più difficili da risolvere
  • Grande difficoltà a maturare una visione del futuro della propria attività/mercato/modello di business
  • Necessità di riformulare e innovare la propria offerta (Clicca qui)

L’intuizione dei quattro amici (che non si trovavano al bar, ma su Zoom) è l’osservazione che il fosco scenario dipinto è stato è già vissuto da almeno 10 anni da quelle imprese che, per la natura di quello che fanno e dei clienti che hanno, sono chiamate a cambiare e innovare in continuazione.

Insomma, aziende che vivono e “fanno” quello che ora viviamo tutti e dovremmo tutti “fare”, cioè che hanno condotto la loro nave promuovendo e utilizzando tutto il potenziale genio di tutto il loro equipaggio. Sono le aziende il nome dei cui capitani spesso non conosciamo nemmeno, proprio perché assomigliano così poco all’ immagine del leader visionario che diventa una star, ma assomigliano di più ad architetti sociali capaci di suscitare, con vera maestria, il genio collettivo che conduce a innovazioni continue e vincenti.

Si tratta di imprese piuttosto che di studi professionali, molto diverse tra loro per dimensioni, mercati e collocazione geografica, studiate da Linda Hill e da altri ricercatori di Harvard e alcune delle quali raccolte nella pubblicazione “Il Genio Collettivo”

Che cosa hanno in comune queste imprese?

– sono capaci di far diventare le loro organizzazioni delle vere e proprie comunità

– rendono le loro comunità desiderose di innovare e capaci di farlo

– sviluppano e fanno diventare comune un mindset, un modo di ragionare, alla portata di tutti e adattissimo a tirar fuori idee e innovazioni vincenti e fattibili

– sviluppano una virtuosa sequenza in tre fasi assai repentine che consentono a un gruppo di innovare davvero.

Da qui la proposta a tutti, da parte dei quattro imprenditori, di un percorso, naturalmente su Zoom, per importare nella propria compagine un metodo che sviluppa la genialità dei propri gruppi e che richiede la conoscenza delle “regole” che lo sostiene.

Ogni impresa o professionista che parteciperà è invitata a formalizzare una “SFIDA”, cioè un traguardo ardito e importante che contribuisca a un significativo progresso o addirittura a una svolta della propria impresa o professione: il percorso avrà infatti come “materiale didattico” più rilevante proprio quello relativo alle sfide, che pur i primi passi del percorso aiuteranno a definire con cura.

Il percorso è articolato in “CALL TO ACTION”, “GARAGE ROOM” e “GENIUS(H)ALL”.
Di che si tratta?

Clicca qui per saperne di piu’ e iscriversi entro il 5 giugno.

Farà da battistrada del percorso Mario Sala, partner di Praxis Management, nonché editore del nostro magazine. Per approfondire con lui il tema del genio collettivo, scrivi a mario.sala@praxismanagement.it

LOCKOUT: MANGIAR FUORI, SÌ, NO, DOVE, COME… PARTECIPA AL SONDAGGIO!

Sondaggio del nostro magazine sul ritorno ai servizi di ristorazione

Insomma, ci siamo… la tanto attesa e temuta fase 2 è partita…

Gli studiosi di trend dei consumatori e di scenari futuri, dalla prestigiosa agenzia londinese WGSN alla ottima italiana Group M, si sforzano di fare previsioni sui (nuovi?) comportamenti dei clienti. Argutamente, alcune ricerche cercano di comprendere – dopo averli monitorati – quali siano stati i comportamenti tipici dei consumatori durante il lockdown determinato dalla pandemia, per poi individuare alcune categorie omogenee e considerare come “i driver” di ciascuna categoria influiranno sui comportamenti d’acquisto (ma anche sui comportamenti al lavoro).

Davvero illuminanti sono le personas emerse dalla ricerca di Group M. Vi è anche da considerare che le aspettative più accreditate riguardano l’accelerazione di tendenze che già prima della pandemia era possibile rilevare tra i propri clienti: ora queste si imporranno velocissimamente. In particolare, il mercato della ristorazione e quello della moda si pensa siano quelli che maggiormente risentiranno (al ribasso) dei nuovi comportamenti dei clienti. E proprio mentre leggevamo tutti i giorni gli elogi funebri per la moda low cost indicata come ormai incompatibile con le esigenze e i desideri del nuovo consumatore post covid-19, abbiamo appreso dell’oltre 1 km di coda a Parigi fuori dallo store di Zara!

Da qui nasce l’idea di un sondaggio fra i nostri lettori per l’altro settore dato per… disperso sotto i colpi di questo “finimondo”: quello, appunto, della ristorazione… Confidiamo che rispondiate in tanti a queste veloci domande, semplici e dirette; pubblicheremo presto i risultati che aiuteranno tutti a rendersi conto… dell’aria che tira!

 

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