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Panino Giusto

#ITALIANFASTCASUAL

Interno Chipotle
Chipotle: interno di un locale

I media specializzati e gli addetti ai lavori iniziano a parlare di Fast Casual guardando le grandi catene d’oltreoceano, ma anche osservando i brand “medio-piccoli” per numero di negozi, ma estremamente efficaci nell’offrire una Customer Experience davvero coerente con i valori che propongono: l’offerta, di menu, di prodotto, di fascia oraria, di ambiente, etc. sta divenendo sempre più specifica. Così, oltre ai super big come Chipotle, Jimmy Johns, Panera Bread, Firehouse Subs, etc. spiccano brand come Lemonade, Modmarket, Elevation Burger, Twisted Root e tanti altri!

Panera Bread: Soba Noodle
Panera Bread: Soba Noodle

L’Italia guarda oltreoceano, ma probabilmente non si è del tutto accorta che il Fast Casual è arrivato anche qui e da diverso tempo. Il motivo è semplice: l’Italia ha nel sangue il Fast Casual. Perché?

Velocità, qualità e attenzione al cliente!

Innanzitutto il Fast Casual esiste in Italia da molti anni! Nel 1979 nasceva a Milano uno dei “top player” di questo segmento, Panino Giusto: il brand conta ora una trentina di locali tra Italia, Londra, Giappone e tra poco aprirà anche Stati Uniti.

Panino Giusto: il nuovo panino firmato dallo Chef Claudio Sadler
Panino Giusto: il nuovo panino firmato dallo Chef Claudio Sadler

La velocità, oggi, è un esigenza sempre più importante nelle zone urbane e nessun cliente si sognerebbe di passare 2 ore seduto ad un tavolo per un pranzo.

Qualità e attenzione al cliente sono il fiore all’occhiello della ristorazione italiana da sempre, si tratta ora di “aggiornarsi” conoscendo davvero il cliente finale e offrendogli una customer experience superiore e allineata ai valori del brand.

Senza un’offerta di customer experience superiore, al netto di un’offerta di menu e prodotti non superiori a quelli italiani, Chipotle non sarebbe un brand da 22 miliardi di dollari e Jimmy Johns non avrebbe le risorse e la forza necessarie per aprire un ristorante al giorno (contiamo 2.166 ristoranti al Marzo 2015)!

Molti brand italiani che, anche senza saperlo, fanno parte di questa rivoluzione veloce, di qualità e attenta al cliente, sono già innumerevoli e di alcuni abbiamo già iniziato a parlare, come Pisacco, Panini Durini, Vasiniko e Ham. Ne potremmo citare fin da ora innumerevoli, ma desideriamo valorizzare ciascuno di loro attentamente.

L’Italian Fast Casual è una vera e propria eccellenza italiana che è possibile valorizzare, sviluppare e portare nel mondo anche anticipando i colossi americani che hanno messo gli occhi sull’Italia.

Abbiamo lanciato l’hashtag #italianfastcasual

Leggete il nostro ebook “Aspettando Starbucks”, il primo studio italiano sul fenomeno del Fast Casual. Scaricatelo gratuitamente qui

IL CLIENTE AL CENTRO A CONFIMPRESE

ITALIAN CUSTOMER INTELLIGENCE INTERVIENE AL WORKSHOP ORGANIZZATO DA CONFIMPRESE, L’ASSOCIAZIONE CHE RIUNISCE PRIMARI OPERATORI DEL RETAIL


Raramente l’uomo apprende ciò che crede di sapere già

Mario SalaCon questa citazione della filosofa tedesca Barbara Ward, Mario Sala, Partner di Praxis Management e Brand Owner di Italian Customer Intelligence, apre il workshop “La Customer Experience per incrementare il profitto” tenutosi presso la sede milanese di Confimprese. Il pubblico, un nutrito ed eterogeneo gruppo di aziende di product e service retail, annuisce incuriosito alla provocazione del relatore.

Scopo del workshop è sfidare i presenti a un rinnovato e innovativo interesse nei confronti del proprio Cliente che non sia un semplice orientamento, ma che sia un vero e proprio mettere la sua esperienza al centro di ogni attività dell’organizzazione aziendale. Un interesse fatto di immedesimazione, ma anche di un metodo preciso e chiaro in grado di portare l’azienda a un significativo ritorno economico: dall’offerta di una Customer Experience superiore, infatti, risulta un rigorosamente documentato aumento della frequenza d’acquisto, del valore medio dello scontrino, della fedeltà del Cliente e della capacità dell’azienda di attrarre investimenti (Fonte Forrester Research)

Best practice, esempi, casi, storie e numeri sono stati riportati nel – seppur breve – incontro che è stato, oltretutto, l’occasione per scoprire che il Cliente italiano non è soddisfatto dalla Customer Experience che le aziende gli offrono e, quindi, è decisamente il momento di correre ai ripari. In Italia, infatti, il 70% dei consumatori che non ritiene soddisfacente l’esperienza offerta da un Brand, lo abbandona, rivolgendosi nel 64% dei casi a un diretto competitor. Al contrario, l’81% dei consumatori si dice disposto a pagare di più in cambio di una Customer Experience eccellente (Fonte Customer Experience Index Italy 2014).

Correre ai ripari, si diceva, ripartendo dal Cliente. Proprio come ha fatto Antonio Civita, amministratore delegato di Panino Giusto, nota catena di ristorazione milanese (ora internazionale), che racconta il virtuoso percorso che in questo senso sta svolgendo da un paio di anni con i suoi. Un percorso sfidante, soprattutto nel momento in cui in azienda ci si scontra con la mentalità e la passione di chi “crede” di sapere già tutto sul Cliente, imprenditore compreso. Ma un percorso che paga e che sta avendo come risultato una più chiara e diffusa cultura del Cliente in tutto Panino Giusto e una crescita a doppia cifra.

La Customer Experience non è una destinazione, bensì un viaggio duro e faticoso ma pieno di belle scoperte e soddisfazioni”, testimonia Civita.

Perchè questo viaggio sia meno impervio, Mario Sala propone di percorrerlo insieme a Italian Customer Intelligence attraverso un percorso strutturato in sei mosse che mette in grado le aziende di offrire ai propri Clienti una Customer Experience superiore.

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ACCESS EXPERIENCE: FORMULA VINCENTE CON TAKE AWAY E PACKAGING

I touchpoint durante i quali un cliente stabilisce una relazione con un brand e durante i quali matura un giudizio su di esso sono numerosi. E ciascun cliente, vivendo un’esperienza soggettiva, sarà portato a notarne alcuni piuttosto di altri e di trarne conclusioni diverse rispetto ad altri clienti. Per questo è fondamentale per l’azienda avere un’idea precisa e concreta di tutti i punti di contatto con il proprio cliente (online e offline): solo così potrà controllare che l’esperienza proposta sia, innanzitutto, in linea con le proprie promesse e la propria identità e, allo stesso tempo, sia in grado di superare le aspettative del cliente.

Il motivo di questo lavoro è molto semplice: un cliente soddisfatto sarà ben contento di riportare la propria esperienza ad amici, conoscenti e colleghi, invogliandoli e spingendoli a diventare loro stessi clienti del brand.

Viaggio del Cliente - Forrester Research
Viaggio del Cliente – Forrester Research

Il Take Away di Panino Giusto

Proprio per questo oggi vogliamo raccontarvi di un touchpoint molto particolare nel quale abbiamo vissuto un’esperienza davvero degna di nota. Si tratta del servizio “take away” di Panino Giusto, nota catena di ristorazione Fast Casual milanese che fa del panino di qualità il suo punto di forza ormai ampiamente riconosciuto.

Il take away fa parte di quella fase della relazione che il cliente ha con l’azienda (vedi immagine del viaggio del cliente) chiamata “accesso” e che si interpone tra l’acquisto del prodotto/servizio e il suo effettivo uso (ne abbiamo scritto qui). È una fase, quindi, in cui si crea una forte attesa e un crescente desiderio di entrare in possesso di quello per cui abbiamo pagato.

La nostra Access Experience

Ecco come è andata: non avendo tempo per fermarci a consumare la nostra cena nel locale, optiamo per un panino da portare via. Dopo l’ordinazione, avvenuta molto velocemente grazie alla cortesia del personale, attendiamo qualche minuto perché il nostro panino ci venga consegnato. In effetti, l’attesa non è brevissima, ma, come si dice… il gioco, alla fine, è valso la candela!

Il panino che abbiamo scelto, un Tra i Due, specialità del noto Chef Claudio Sadler, una delle proposte più apprezzate da chi frequenta abitualmente Panino Giusto, ci viene consegnato come un vero e proprio gioiellino in una scatola (un ecobox realizzato con materiali biodegradabili e riciclabili al 100% – così come segnalato sulla stessa) che garantisce la sua conservazione nel tragitto verso casa. La chiusura sigillata con una fascetta di cartone color “verde Panino Giusto” rende la scatola molto graziosa, fornendoci, oltre a una garanzia di qualità, autenticità e freschezza, l’indicazione del nome del panino e augurandoci – addirittura – un buon appetito!

La scatola, infine, viene riposta in un sacchetto di cartone rigido che ci assicura che il contenitore (e il suo preziossimo contenuto!) non verrà danneggiato durante il viaggio.

Un touchpoint, quello del take away, che permette di vivere quella “opening experience” di cui avevamo scritto non tanto tempo fa (qui): il packaging influenza notevolmente la prima impressione che possiamo avere di un prodotto, perché crea delle aspettative rispetto a quelle che sono le promesse del brand. E Panino Giusto, si sa, ci promette proprio qualità, freschezza e artigianalità…

In questo caso, un packaging sicuro, grazioso, fresco e che addirittura ci augura un buon appetito alza notevolmente il livello della nostra esperienza nella fase di accesso del nostro viaggio con Panino Giusto, in particolare nel touchpoint del take away. Un’esperienza così non può che essere un presupposto per una cena che ci aspettiamo davvero ottima!


Infatti, sapete quanto è durato il nostro Tra i Due, una volta aperta la scatola? Due secondi..!

THAT’S PANINO, L’ARTE TUTTA ITALIANA DI FARE, DIRE E RACCONTARE IL PANINO

That’s Amore, cantava un tempo Dean Martin. Rendendo immortale e famoso in tutto il mondo il modo di amare italiano. Un amore nato con una pizza, un buon vino e una tarantella napoletana. Niente di più italiano, in effetti.

Tanto italiano come il panino, una tradizione che trova le sue origini nell’ormai lontano 1800, quando altro non era che un “piccolo panetto da inzupparsi in caffè o cioccolata”. L’uso del termine per qualche tempo si è intrecciato con il cugino inglese sandwich, che deve la sua “invenzione” a John Montaigu, conte di Sandwich, appunto.

Il “panino” universalmente noto è un concetto (e un prodotto) che forse più di tutti gli altri ha subito gli effetti della glocalizzazione: tanto amato in tutto il mondo che in tutto il mondo è stato esportato, adattandosi agli usi e ai costumi del Paese di arrivo.

Nasce il magazine That’s Panino

Da qui il desiderio di “rivendicare” l’italianità e “l’intraducibilità” del panino italiano: “Ci sono parole che non sono traducibili, perché portano con sé valori, sogni, storie, culture, tradizioni, imprese di uomini e di donne che parlano solo una lingua, quella italiana”. Questo è il “dream” di That’s Panino, il nuovo magazine da oggi online che vuole cantare il panino come sinonimo di Made in Italy, e di tutti quei valori di eccellenza, qualità, tradizione, gusto e bellezza che ne derivano.

Il panino raccontato a 360°, nella cultura, nei libri, nelle fiere e nelle mostre, il panino raccontato dalle persone e dalle ricette, il panino e la salute e il panino e le succulente curiosità che stimoleranno l’appetito del lettore.

Fino a un’interessante rubrica tutta dedicata al “Fast Casual”, una nuova cultura, un nuovo modo di fare ristorazione che si inserisce tra il “Fine Dining” e il “Fast Food”. Si tratta di un segmento che sta prendendo sempre più piede in tutto il mondo e che vede la sua eccellente espressione italiana nella famosa catena di ristorazione milanese Panino Giusto (clicca qui).

Questa iniziativa editoriale vuole radunare “imprese, università, associazioni, distretti, esperti, chef e persone amanti della bellezza e del gusto” tutto italiano di fare, dire e raccontare panini.

Per dare un morso a That’s Panino clicca qui.

TRA DUE, TUTTO IL MONDO – IL CASO DI PANINO GIUSTO

Panino Giusto sbarca nel cuore di Milano e, anche se la sua attività può ormai vantare più di trent’anni d’esperienza, il suo, oggi, sembra davvero un nuovo inizio.  Il nuovo locale apre in via Borgogna 5, a san Babila, nel centro di Milano. E ci arriva, proprio perché è veramente un marchio milanese – ha 15 locali tra città e hinterland  – che è riuscito a entrare nel cuore di ciò che Milano da sempre fa: mettere in risalto le eccellenze che arrivano da ogni parte del mondo.

panino giusto dentroAllo stesso modo si è anche comportato Panino Giusto. È riuscito a valorizzare al meglio il food italiano grazie al suo fast casual, unendo cioè alla qualità del prodotto e dei suoi ingredienti la velocità del servizio. Una delle loro ultime creazioni è “Tra i due”, un panino ideato dal grande chef Claudio Sadler.

Inoltre dal 2012 ha aperto un’Accademia, luogo che con formazione culinaria ospita anche appuntamenti culturali, oltre che la prima Biblioteca tematica sul panino.

Negli anni Panino Giusto è riuscito a espandere i suoi valori e le sue tradizioni aprendo locali in Giappone e sbarcando anche nella city londinese. Questa capacità di valorizzare quello che può andare tra due fette di pane è sempre stato per Milano sinonimo di internazionalizzazione. E la storia di Panino Giusto lo dimostra.

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