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Maria Roberta Castelli

Maria Roberta Castelli has 4 articles published.

Customer Observer/ Consultant Bolognese di nascita, milanese d’adozione; settima di sette fratelli, madre di due ragazze, ma soprattutto attenta osservatrice di ciò che accade intorno a noi. Dopo la laurea in economia e un’esperienza in multinazionali -K.P.M.G. e Richemont Italia- ha iniziato un percorso consulenziale, prima mono aziendale – Delfina e Utopia- poi con la agenzia da lei fondata, Creattiva, con la quale ha potuto accrescere la sua conoscenza in diversi settori e realtà. Grazie a Milano Retail tour, di cui è co-autrice, è diventata un’osservatrice privilegiata della veloce evoluzione degli stili di vita e dei comportamenti dei consumatori. Questa avventura l'ha resa un’esperta della Customer Experience e con Praxis Management continua il suo percorso di sviluppo della curiosità.

IKEA VESTE VIRGIL ABLHO

Oltre la capsule collection

Le prime capsule collection le ha pensate HM per rendere più “democratico” il Fashion: le hanno firmate nomi molto altisonanti come Moschino, Karl Lagerfeld, Balman, compreso Gianbattista Valli, in negozio in questi giorni, con  abiti da sera.

Il genio di IKEA va oltre facendo disegnare allo stilista fashion più cool del momento una capsule di mobili e oggetti per la casa.

“Virgil porta il design moderno in un contesto contemporaneo. Reinterpretando la storia e la tradizione in un modo del tutto personale, crea oggetti di design in sintonia con i nostri tempi.”

Henrik Most, Creative Leader di IKEA

Virgil Abloh ne aveva già firmata una per Louis Vuitton, diventandone poi il nuovo direttore creativo. Anche in questo caso era fashion per fashion. Coin casa ha fatto firmare una capsule a noti designer (Bottoni, Biasi e Meda); Chiara Ferragni presenta dei cosmetici, il menu della pizzeria milanese Dry è firmato dallo chef stellato Berton.

La novità di quest’ultima sfida di IKEA è che Virgil Abloh, artista-stilista, per ingaggiare i millennials, ha reinterpretato alcuni prodotti di arredamento (sedia, tavolo, specchio ecc), ma anche la iconica borsa Ikea e, per la prima volta nella storia, è stato aggiornato il logo.

“L’obiettivo è nobilitare l’anonimo, gli oggetti iconici della vita quotidiana che usiamo senza notarli. Quando applichiamo un fermaporta a una gamba di una normale sedia creiamo qualcosa di inaspettato, un’interruzione.”

Virgil Abloh

I prodotti sono stati messi in vendita solo in alcuni negozi selezionati e si sono formate lunghe file; prevedendo grandi folle, IKEA ha creato quella che chiama la “fila più comoda del mondo”, completa di divani e coperte.

Terminati quelli negli store fisici, i prodotti sono stati resi disponibili sull’e-commerce ed il traffico online è subito aumentato in modo considerevole!

Un esperimento di grande successo.

FOOD SHARING

Un nuovo modo di stare a tavola

Venerdì sera sono stata in un nuovo ristorante milanese appena aperto e già di grande successo. Si tratta di SPICA, un ristorante dal menù molto particolare: rappresenta un breve viaggio intorno al mondo. Ma la cosa che mi ha più colpito è il concetto di condivisione a cui sei obbligato se vuoi assaggiare alcuni piatti. Le due chef Ritu Dalmia e Viviana Varese, un cuore indiano e uno italiano, raccontano il loro amore per il viaggio, la scoperta e la condivisione attraverso il menù appunto.

Un altro luogo dove sei stimolato a condividere il cibo è Briscola Pizza Society, dove hanno ideato una formula vincente: pizze di piccola taglia, pizze gourmet (altra tendenza del momento) quindi sfiziose; ti vien voglia di assaggiarle tutte e puoi farlo prendi una coppia di pizzine e condividila con chi vuoi: sharing is caring!”

Ma food sharing può anche essere inteso come l’experience che fai utilizzando supporti digital legati al mondo del cibo. Per condivisione, in questo caso, s’intende la possibilità di prenotare un tavolo con un click (come da Temakinho), oppure di ordinare con l’uso di device (da Ham Holi Burger), giudicare il ristorante con una recensione (Trip Advisor) o pagare utilizzando una app (Satispay).

Riflettendo ancora sul significato di Food Sharing non si può non pensare alla mania del condividere le foto dei piatti che mangiamo. Altra tendenza il selfie food un rito che ha cambiato il modo di presentare i piatti. L’“impiattamento”, come urlava lo chef stellato Barbieri in una qualche edizione di Master Chef, è la prova che l’estetica, ormai, conta almeno quanto il gusto.

IL GIAPPONE A MILANO

UNIQLO ha aperto uno store Green e Glocal

In UNIQLO abbiamo un dovere: creare un design sostenibile, altrimenti avremo solo spazzatura sostenibile.

È stata questa la premessa/promessa di Yukihiro Katsuta, Direttore Ricerca e Sviluppo Uniqlo, quando aveva presentato il primo store Uniqlo in Italia, ribadendo il concetto che da sempre è alla base del brand, il LifeWear: UNIQLO ha riassunto la sua filosofia in una sola parola che riesce a condensare con molta efficacia il modo di intendere la moda.

Si riferisce all’estetica semplice e minimale della vita di tutti giorni e al concetto che sta dietro ai capi, rispettando i valori giapponesi di semplicità e longevità. L’estetica di UNIQLO è semplice ma riconoscibile, elegante ma minimale, guarda ad una fascia ampia di consumatori, pensando alle esigenze concrete. Questa filosofia ridimensiona l’idea del fast fashion – la moda usa & getta – che cambia trend ogni due settimane, proponendo cose fatte bene conservando un prezzo accessibile.

UNIQLO non si limita solamente a realizzare t-shirt bianche a buon prezzo, ma ha presentato in questi anni progetti per ridurre gli sprechi della produzione e la funzionalità dei suoi capi, investendo nella tecnologia.

Grazie al centro di innovazione per il denim di Los Angeles, i loro jeans hanno tinture e lavaggi che riducono fino al 99% l’utilizzo di acqua, mentre tutte le finiture sono realizzate con il laser. La prossima sfida è il trattamento del cotone senza pesticidi, sostanze chimiche e con meno uso di acqua.

Il gigante giapponese della moda sa essere generoso. Tanto che dal 2007 ha donato 25 milioni di capi UNIQLO usati ai rifugiati di 48 Paesi in cui l’agenzia Unhcr è presente. A questi vanno aggiunti i 12 milioni di dollari per altri programmi di pace, sempre con Unhcr.

Tutto questo si percepisce molto bene nello store milanese, con la sua ampia zona dedicata al riciclo degli abiti e l’installazione “L’acqua è più preziosa dell’oro”, dove tagli diversi di denim, riciclati dal servizio di orlatura gratuita offerto ai clienti, sono stati cuciti insieme con un effetto patchwork utilizzando l’antica tecnica di rammendo giapponese il boro, realizzata in con collaborazione con lo store specializzato in streetwear, One Block Down. Il design dello store è stato pensato per celebrare le due identità, quella del marchio e quella della città che lo ospita. Così l’illustratrice Olimpia Zagnoli ha realizzato l’installazione a parete che porta al secondo piano, ispirata alle finestre di Milano, mentre Odd Garden, studio milanese di progettazione e realizzazione di giardini e spazi verdi, ha realizzato “Static Wave”, un piccolo angolo botanico dove le piante tipiche dei giardini giapponesi e quelle delle corti milanesi si incontrano.

Nello store c’è anche una selezione di prodotti di alcuni marchi (Maruni, Medea, Rossignoli e Seletti), scelti per comunanza di filosofia ed espressione estetica. Sempre al primo piano, il Museo d’arte orientale collezione Mazzocchi di Brescia espone i famosi taccuini di Hokusai, il più grande artista giapponese del XVIII secolo.

UN “AMO” CHE CONTINUA A CATTURARE

Una shopping experience piena di passione

Un giovane uomo e una bella donna in spiaggia al mare si annoiano.
Lei ha uno stile elegante e contemporaneo, molto personale; lui delle mani d’oro o forse, in questo caso, bisognerebbe dire di bronzo: lo forgia e lo trasforma in gioielli incredibili.


Decidono di utilizzare queste loro passioni creando una piccola collezione di abiti e gioielli: riempiono un paio di borse e combattono la noia girando per le spiagge della Toscana proponendo le loro creazioni.
Lei indossa le camicie che disegna e si ripara dal sole con un ombrellino di carta bianco, lui usa pantaloni larghi che insieme agli anelli e agli orecchini lo rendono un vero freak.
Quando li fermi per chiedere loro di mostrarti le novità, cosa che faccio ormai da anni, riescono a proporti la cosa che più ti dona: ti fanno provare le lunghe catene da loro rese speciali grazie alle foglioline scelte e raccolte nel bosco di fronte a casa, bagnate nel bronzo e diventate gioiello. Stessa procedura per un bocciolo di rosa accostato ad una piccola pietra indiana molto preziosa… Ecco che con il loro racconto, ti sembra di vedere quel bosco…
Scelgo un bracciale, lui me lo accorcia in modo che sia perfetto per il mio polso. Non si stanca mai di aggiungere o togliere maglie, vuole la perfezione. E io lì in costume, all’ombra di un ombrellone, mentre mi rifletto su un vecchio specchio delle Ferrovie dello Stato, per qualche minuto sono al centro del mondo, e riesco a rivivere quella sensazione ogni volta che riguardo l’amo al mio polso…nonostante ora sia davanti al computer e fuori un temporale si sta abbattendo su Milano.

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