E QUINDI!?

Della differenza fra manager e imprenditore e altro…

Certamente esistono degli imprenditori-manager, ovvero degli imprenditori con capacità gestionali e anche dei manager-imprenditori, ovvero manager con spirito imprenditoriale.
Quindi tra imprenditori “puri” e manager “puri” esistono una infinità di gradazioni intermedie. Certamente nelle nostre imprese, a seconda della circostanza che ciascuno di noi si trova ad affrontare, è opportuno “attivare“ la dimensione più pertinente ad essa.
Amo in modo particolare il mindset del Genio Collettivo, ovvero la modalità di ragionare che Linda Hill e i suoi ricercatori hanno rinvenuto nelle imprese che hanno dimostrato, negli ultimi dieci anni, di saper innovare in continuazione (clicca qui).

La ragione per cui sono appassionato dei tre modi di ragionare indicati per innovare (partire dai dati, non dar niente per scontato, avere una visione d’insieme) sta nel fatto che essi dimostrano che sono necessarie, nella stessa persona (o almeno all’interno di un gruppo) entrambe le dimensioni: quella manageriale (partire dai dati e la conseguente capacità di analisi e interpretazione) e quella imprenditoriale (avere una visione d’insieme che tenga conto di tutti i fattori, sapendo cogliere quelli che indicano l’azione innovativa o risolutiva). Il “non dar niente per scontato” è la condizione stessa sia dell’analisi tipica del manager, sia dell’azione propositiva tipica dell’imprenditore.

L’analisi, la corretta definizione di quale sia “IL” problema (clicca qui) è una condizione necessaria ma non sufficiente: c’è da rispondere alla domanda – avverte Alessandro Bracci, CEO di Teddy, il colosso italiano del fast fashion – “e quindi!?”, ovvero che cosa il problema (cioè l‘ostacolo verso l’obiettivo) indica come soluzione innovativa.

E quindi !?“, Alessandro Bracci, CEO Teddy

Come a dire che, per l‘imprenditore, la definizione del problema non è corretta e non è davvero completata finché esso non mostra il lato costruibile, il punto su cui poggiare per partire verso “L’” azione che lo risolve, avvicinando “L’” obiettivo. Insomma c‘è un modo di DEFINIRE i problemi (e le opportunità) da manager e un modo di AFFRONTARLI da imprenditori: occorrono entrambi! (ed è proprio questo che “IL GENIO COLLETTIVO” assicura).

La domanda “e quindi?!” (così semplice e così “tremenda“, magari fatta dopo mesi di studio) è proprio il trait d’union fra le due dimensioni, o meglio: è la domanda dell’imprenditore che chiama all’azione costruttiva.
Per l’imprenditore un problema che non mostri il suo lato costruibile , che non chiami a una azione “geniale” non è più un problema, è un dato di fatto!
L’imprenditore ama i problemi (ci sguazza dentro, si sente sempre parte in causa, sa che sono gli ostacoli da rimuovere per raggiungere traguardi, trova in essi opportunità di progresso) e odia i dati di fatto, ovvero quel modo di definire i problemi che non lasciano via di uscita verso l’azione risolutiva e innovativa.
Ha ragione l’imprenditore: riusciamo a trattare una situazione come problema proprio perché ne presupponiamo la soluzione. Se non la presupponiamo allora, appunto, non si tratta di problema ma di un dato di fatto!

La domanda semplice e tremenda di Bracci ne sottende un’altra per tutte le nostre imprese: “Il covid-19, per le nostre imprese, è un problema o un dato di fatto?”.

Partner di Praxis Management, società di consulenza milanese. Da oltre vent’anni anni è impegnato nel retail dei migliori brand del lifestyle nei settori della moda, del food e del design. L’attenzione crescente per i temi relativi al Cliente ha generato in lui un interesse approfondito sul tema della Customer Experience, che lo ha portato a costituire Italian Customer Intelligence e a sviluppare importanti relazioni internazionali sul tema. Il brand, che raduna partner con diverse competenze, sostiene le aziende a progettare, offrire e portare in tutto il mondo una Customer Experience superiore: in una parola, a entrare davvero “nell’Era del Cliente”. mario.sala@praxismanagement.it

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