MANGIAR FUORI? PER ORA MEGLIO NEL RISTORANTE SOTTO CASA (63%)

…con il delivery la preferenza arriva a superare il 70%

Nel corso della settimana abbiamo effettuato un sondaggio: qual è il sentimento dei consumatori in questo particolare momento di lenta ripresa del settore della ristorazione? Lo abbiamo chiesto ad un campione eterogeneo di persone classificato per età e sesso. È interessante sottolineare che la risposta maggiore è arrivata dalle donne, che hanno partecipato più attivamente (59%) rispetto agli uomini (41%). Dai risultati emerge un dato fondamentale: il Covid-19 non ha cancellato del tutto il desiderio di mangiare fuori di casa.

Questo “mangiar fuori” si può declinare in molti modi. Per questo abbiamo voluto concentrare la ricerca individuando due categorie principali: il ristorante “vicino casa” (o pizzeria) o la catena “fast casual. Da una parte possiamo essere affezionati alla trattoria, al ristorante tipico, che ci ispira sicurezza a pelle; dall’altra potremmo essere amanti di quella novità stuzzicante, che vince per il metodo con cui è concepito il servizio, ben organizzato e definito, che propone una cucina veloce (fast) ma allo stesso tempo di qualità e che possiamo trovare a Milano come a Roma, a Verona oppure a Torino, a Napoli e a Palermo: la cosiddetta catena “fast casual”.

Quasi tutti, a prescindere dall’età, hanno risposto che in questo periodo preferiscono il “ristorante sotto casa”, sia nell’ottica della consumazione al tavolo, che scegliendo la modalità “delivery”.

Un quarto della popolazione del nostro campione dimostra che chi era abituato ad uscire, oggi, invece, preferisce non farlo. Premesso che il 63% di tutti gli intervistati afferma che preferirebbe uscire a mangiare nel “ristorante sotto casa”, un dato che stupisce riguarda i giovani compresi nella fascia 18/25 anni: ben l’83% di essi lo preferirebbe rispetto ad una catena Fast Casual, un dato al di sopra della media.

Il 58% dei giovani 18/25 sarebbe disposto ad ordinare attraverso i servizi di “delivery” del “ristorante sotto casa”, dimostrando di avere decisamente più voglia di uscire, ma se consideriamo tutte le fasce di età, la percentuale cresce fino al 70%. Al progressivo aumentare delle fasce d’età cresce, invece, la cautela sull’uscita: alla domanda “LOCKOUT: per mangiar fuori casa, meglio la Catena Food Fast Casual che preferisci o il ristorante vicino a casa che conosci bene?” il 32% del campione relativo alla fascia di età 51/65 ha risposto: “Né l’uno né l’altro fino a che esiste il Covid-19”, risposta nemmeno presa in considerazione dai più giovani.

I dati evidenziano che la fascia di età superiore ai 26 anni è il target principale delle catene fast casual, ma tale categoria deve confrontarsi con una clientela più intimorita all’idea di uscire fuori di casa.

I giovani, invece, si affermano come i più coraggiosi (forse spavaldi), tuttavia desiderosi di rientrare in un clima di normalità.

Gli adulti, al contrario, sono più cauti e aspettano, sperando che questo nemico invisibile sparisca dalla circolazione.

Sono dati che riguardano la prima settimana dopo il “lock-out” e che, forse, nelle prossime settimane si stabilizzeranno anche in base al progressivo rientro dallo stato di emergenza. Ci siamo resi conto, in questa condizione particolare, che il “ristorante sotto casa” ci trasmette maggiore fiducia rispetto ad una catena, nonostante quest’ultima abbia una filiera controllata ed estremamente efficiente.

Vedremo come cambierà la percezione nei prossimi mesi.

Consultant di Praxis Management e Contributor di News & Customer Experience. Nasce a Venezia nel 1994, frequenta il Liceo Classico, si laurea nel 2016 presso l’Università Bocconi in Economia e Management per Arte, Cultura e Comunicazione. Affronta il mondo della comunicazione e del marketing con esperienze trasversali in diversi media (Web TV, Radio, Giornalismo). Inoltre fonda “BFood-Bocconi Students Food Association”, una delle associazioni studentesche più attive in università. Prosegue gli studi magistrali in Storia dell’Arte presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ottenendo il massimo dei voti con lode con una tesi intitolata: “Arte Contemporanea Africana, nelle mostre internazionali e nei mercati dell’Arte: il ruolo del critico Okwui Enwezor e l’opera di El Anatsui”. Si avvicina al mondo dei mercati dell’Arte grazie ad una breve esperienza di formazione presso il Sotheby’s Institute of Art di Londra ed in seguito presso la sede milanese della Casa d’Aste Wannenes. Studia l’applicazione della Customer Experience nel settore dell’Arte e della Cultura. mail: andrea.telesca@praxismanagement.it